Preoccupano i dati di una ricerca commissionata dallo Spi-Cgil- i sindacati minacciano di boicottare la festa del nonno prevista per il 2 ottobre
“In assenza di un efficace sistema di perequazione, che doveva essere garantito in base all’articolo 119 della nuova Costituzione, si allarga intanto lo spartiacque tra Nord e Sud del Paese”. Questo il dato preoccupante che emerge dal V Rapporto Spi-Cgil sul welfare locale.
Crollano anche gli investimenti dei Comuni per il welfare (le spese si attestano intorno intorno al 9,9% ) a causa delle minori entrate e per gli effetti del patto di stabilità. Nei consuntivi dei comuni la spesa sociale in senso stretto (“assistenza e beneficenza” e servizi alla infanzia”), è diminuita dai 168,36 euro pro-capite del 2002 ai 162,19 del 2003, un trend che tocca picchi elevati al Sud, dove la spesa si è ridotta da 124,76 euro pro-capite del 2002 a 100,31 euro nel 2003. Anche nelle aree del Nord-Ovest la spesa sociale è scesa, da 198,38 a 193,39 euro.
Ma il welfare dei Comuni è caratterizzato ancora da forti squilibri territoriali.
“Le enormi diversità esistenti in seno alle legislazioni regionali e alle iniziative comunali contribuiscono - si legge nel documento - a consolidare un sistema di cittadinanza sociale molto differenziato, in cui gli anziani e le altre categorie sociali fruiscono di diritti non sulla base delle condizioni di bisogno ma in dipendenza del luogo in cui il bisogno sorge”.
Servizi che, nel meridione, sono sostanzialmente finanziati con risorse locali. Mediamente fra comuni del Sud e comuni del Centro-Nord c’è un divario di 180/290 euro di pressione tributaria. E le prospettive, secondo il rapporto dello Spi-Cgil, non sono buone. “A fronte di un taglio di ulteriori risorse deciso per il 2005, non c’è - da parte dei municipi meridionali - né la possibilità né la capacità di recuperare tutte le entrate locali. La quota dei proventi da servizi pubblici (rette varie e ticket) non raggiunge i 50 euro pro-capite in numerosi comuni capoluogo del Sud (tra questi. Taranto, Bari, Foggia, Benevento, Catania, Enna, Nuoro e Siracusa), mentre tale valore si triplica in una ventina di città del Centro-Nord”.
Diversa anche l’entità del gap fra entrate attese ed entrate recuperate. Nella media nazionale, la velocità di riscossione delle entrate tributarie, (cioè, il rapporto tra riscossioni e accertamenti di competenza dei tributi), è pari al 72,3%, un valore che si eleva fino all’81% tra i Comuni del Nord e si abbassa al 51,9% nel Mezzogiorno.
Povertà ed esclusione sociale.
Il 2005 è l’anno nero per le politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Rispetto all’anno precedente, famiglie e persone a rischio di disagio hanno perduto contributi per circa 700 milioni di euro A determinare il drastico ridimensionamento dei fondi sociali, l’annosa querelle Stato-Regione sulle competenze istituzionali in materia di assistenza e le scelte adottate dal governo nella lotta alla povertà, che hanno privilegiato la leva fiscale piuttosto che la promozione dei servizi sociali mirati alla persona.
Certo, il numero delle famiglie povere è rimasto praticamente stabile rispetto al 2003 (2 milioni 360 mila (il 10,6% del totale), pari a 6 milioni 786 mila individui (11,8% dell’intera popolazione) ma è aumentata sia l’intensità della povertà nelle famiglie più povere, sia l’emergenza “minori”, visto che la percentuale di minori poveri in Italia (22,1% di tutti i poveri) è tra le più alte d’Europa.
In questo settore i Comuni sono impegnati per realizzare la rete integrata dei servizi sociali attraverso l’esercizio dei piani di zona sociali. Le stime Anci parlano di una quota molto elevata di finanziamenti sociali comunali, dal 60% in su, rispetto alle risorse derivanti da trasferimenti statali/regionali ed a quelle degli altri soggetti pubblici e privati impegnati nei servizi e negli interventi.
Insieme con la Grecia l’Italia è l’unico Paese dell’Europa a 15 che non ha introdotto a regime una misura di contrasto alla povertà.
“Di fronte a questi squilibri - commenta Michele Mangano, segretario nazionale dello Spi Cgil - il governo ha varato all’inizio dell’estate un Dpef evanescente e privo di una strategia capace di affrontare la grave crisi economica e sociale che investe il nostro paese”.
E proprio per difendere il potere d’acquisto delle fasce più deboli, Betty Leone, segretaria generale dello Spi Cgil, auspica “che il governo dia un segnale forte accogliendo la richiesta di inserire nella prossima manovra una ‘una tantum’ a favore dei pensionati come forma di risarcimento per la perdita del potere d’acquisto che sta mettendo in ginocchio intere famiglie".
Ma se il “Governo ha gravissime responsabilità nel progressivo peggioramento delle condizioni di vita dei pensionati del nostro Paese, anche l’Unione - dichiara Silvano Miniati segretario generale della Uil Pensionati - non sembra dedicare ai problemi degli anziani la necessaria e adeguata attenzione. Il che è dimostrato dal fatto che i suoi dirigenti spesso non riescono ad andare oltre qualche affermazione generica che pone le tematiche degli anziani dentro un indistinto calderone di problemi che riguardano la parte più fragile della società”.
Il segretario della Uil pensionati chiede, quindi, che “la rivalutazione delle pensioni, la tutela della non autosufficienza e una politica economica e sociale redistributiva attenta ai bisogni della parte più debole della popolazione” siano posti al centro dell’agenda politica del Paese.
E per il 2 ottobre, Festa nazionale dei nonni, i tre sindacati di categoria aderenti a Cgil, Cisl e Uil fanno sapere che boicotteranno qualsiasi iniziativa istituzionale.
Girodivite.it/Oltrenews.it