Web 1492


Gli immigrati, per ottenere il permesso di soggiorno debbono superare un test d’italiano, aprire il sito web del ministero, fare via web la domanda ed attendere, via web, la risposta.
martedì 11 gennaio 2011, di Adriano Todaro - 699 letture

Siamo una nazione moderna e, quindi, utilizziamo i mezzi che la tecnologia più avanzata ci offre. Il governo, ad esempio, a cui partecipano quei pozzi di scienza che sono i leghisti, si è inventato che per avere il permesso di soggiorno in Italia, gli stranieri debbano superare un test di italiano. Una cosa giusta, sacrosanta perché se non sai la lingua italiana, se non sai scrivere, come fai a trovare un posto di lavoro, comunicare con gli italiani, fare di conto? Fra le prove del test devi “dimostrare di comunicare per lettera e via e-mail e sms. Devi saper comprendere e produrre brevi testi su temi, aspetti, bisogni, scene, realtà di vita quotidiana…”.

Ecco che la tecnologia viene in aiuto a quei testoni di immigrati. Sul sito web del ministero dell’Interno, diretto dal suonatore di piffero Maroni, si spiega come viene fatto il test. Una volta aperto il sito web, si fa la domanda via web e attendi la risposta. Che, naturalmente, avviene via web. D’altronde è risaputo che gli immigrati magari dormono fra la sporcizia e i topi, magari sono arrivati su carcasse marine, magari vivono ammassati in una stanzetta, ma ad una cosa non rinunciano assolutamente: avere sempre con loro un computer con connessione senza fili, wireless.

Infatti, quando passeggi, vedi tutti gli immigrati con sotto braccio il loro computer, obbligatoriamente wireless. Questa delle domande via web se la deve essere inventata Calderoli che essendo ministro per la Semplificazione normativa, ha voluto semplificare al massimo la prova d’italiano.

Una prova del genere non sarebbe male in Parlamento dove abbondano le aquile e i computer wireless. Sarebbe bello leggere le loro risposte via web. In attesa della prova d’italiano dei parlamentari, ed anche di Renzo Bossi, dono ai leghisti uno scritto di Bertolt Brecht. Non è detto, ma forse anche Calderoli e Bossi padre capiranno il senso. Castelli no. Lui è un caso irrecuperabile.

A Los Angeles davanti al giudice che esamina coloro che vogliono diventare cittadini degli Stati Uniti venne anche un oste italiano. Si era preparato seriamente ma a disagio per la sua ignoranza della nuova lingua durante l’esame della domanda: che cosa dice l’ottavo emendamento? Rispose esitando: 1492.

Poiché la legge prescrive al richiedente la conoscenza della lingua nazionale, fu respinto. Ritornato dopo tre mesi trascorsi in ulteriori studi ma ancora a disagio per l’ignoranza della nuova lingua, gli posero la domanda: chi fu il generale che vinse nella guerra civile? La sua risposta fu: 1492.

Mandato via di nuovo e ritornato una terza volta, alla terza domanda: quanti anni dura in carica il presidente? Rispose di nuovo: 1492. Orbene il giudice che aveva simpatia per l’uomo capì che non poteva imparare la nuova lingua, si informò sul modo come viveva e venne a sapere: con un duro lavoro. E allora alla quarta seduta il giudice gli pose la domanda: quando fu scoperta l’America? E in base alla risposta esatta, 1492, l’uomo ottenne la cittadinanza.

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