7 settembre 2005, di :
Piero Buscemi
Ti rimando al mio articolo del 17 marzo 2005, per dimostrarti come condivivo in pieno il tuo pensiero.
Messina commissariata
Cos’è oggi l’antica Zancle, fondata dai Greci nel 740 a.C.? La falce (dankle, in greco) è rimasta ed ha fatto un ottimo lavoro di “pulizia” amministrativa, falcidiando un patrimonio culturale ed economico difficile da risanare.
di Piero Buscemi, Data 17 marzo 2005 - 753 letture
Quando si decide di affrontare l’argomento “Messina”, si ha l’imbarazzo della scelta tra i numerosi punti d’interesse che si possono trattare. Non si ha il tempo per dedicarsi alle vicende di “quadratura” bilancio della locale squadra di calcio, che si è costretti a seguire l’affare Ponte sullo Stretto. Neanche la passeggiata a viale San Martino, magari ammirando le vetrine dei negozi o le palme giganti dal finestrino del tram, riescono ad allontanare la mente dai problemi di burocrazia sommaria della città.
Certo, la storia recente di Messina non era cominciata con i migliori auspici, se consideriamo che Giuseppe Buzzanca, ultimo sindaco eletto con le amministrative del 2003, era stato dichiarato decaduto dalla Corte d’Appello di Messina, perché giudicato non idoneo alla candidatura a causa della sua precedente condanna per peculato d’uso e abuso d’ufficio, motivi gravissimi secondo la legge elettorale siciliana.
Buzzanca aveva provato a ribellarsi alla sentenza n.478 del 2003 con la quale, il Dott. Totaro della Corte d’Appello lo aveva sospeso dall’incarico di primo cittadino. Lo aveva fatto rivolgendosi in Cassazione, giudicando la sua condanna (ricordiamo che fu sorpreso ad utilizzare un’autoblu per il suo personale “diritto” al viaggio di nozze nell’estate del 1995), un’ingenua distrazione facilmente perdonabile.
L’assessore regionale agli Enti Locali, l’on. Antonino D’Aquino, non si è impietosito e ha nominato il commissario Bruno Sbordone che, vivendo a Pordenone, ha dovuto seguire le intricate vicende della città a fasi alterne, venendo in Sicilia un paio di giorni alla settimana. Oltretutto, il commissario Sbordone non ha avuto vita facile a Messina. Ostacolato dal lassismo dei detronizzati politici della città, è finito pure lui sul bancone degli imputati per l’accusa di omissione di atti d’ufficio che il sostituto Procuratore Giuseppe Verzera gli aveva notificato la scorsa estate. La denuncia riguardava le lamentele della cittadinanza per gli attacchi spropositati che le zanzare avevano lanciato durante la scorsa stagione estiva e la bonifica del territorio non autorizzata da Sbordone.
Nel frattempo, la società di calcio della città è finita in serie A, lo stadio è stato ultimato dopo solo 16 anni dall’inizio dei lavori, il tram ha cominciato a percorrere le rotaie tra un incidente ed una multa per mancato pagamento del biglietto, il governo centrale ha ripreso a parlare di Ponte sullo Stretto, i cittadini hanno visto i loro depositi bancari squagliarsi dentro le discariche più o meno legali dei torrenti adiacenti la città e la disoccupazione ha raggiunto una percentuale mai vista in precedenza, tanto che il Sole 24 ore ha collocato la città al 103° posto sulle 103 provincie italiane.
I cittadini, secondo l’antico spirito del “sapersi adattare”, hanno imparato a convivere con lo scatafascio a ruota libera della città. Hanno imparato a camminare velocemente tra i tir di viale Boccetta; hanno imparato a tapparsi bene il naso percorrendo la statale 114 a sud della città, tra i “dubbi” odori degli scarichi che invadono le strade e l’aria; hanno imparato a deviare gli ostacoli che i cantieri di ristrutturazione hanno posto, ormai da tempo, alla stazione ferroviaria; hanno imparato a tenere i figli in casa per evitare parchetti giochi addobbati di siringhe e sacchetti della spazzatura e bottiglie di birra rotte e preservativi. Hanno imparato ad aspettare le prossime elezioni amministrative, che possano sostituire i 40 commissari che occupano oggi, le cariche istituzionali della città, tra un ricorso di Buzzanca ed una sempre nuova interpretazione della legge che regola il peculato d’uso.
Intanto, ieri, è stata arrestata Urania Giulia Papatheu, trantanovenne già Commissario Straordinario dell’Ente Fiera, accusata di truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica in atti pubblici, peculato e turbativa d’asta. L’innovatrice commissaria greco-catanese che aveva scelto di vivere a Taormina, per trovare l’ispirazione per i suoi interventi di risanamento della Fiera di Messina, più volte minacciata di chiusura.
La signora Papatheu si era impegnata a trasformare l’Ente Fiera in una S.p.A., in piena linea con la tendenza degli ultimi tempi di svendere ai privati gli enti pubblici, che non si ha più voglia di gestire (vedi Poste, Ferrovie, TV di Stato). Le avevano dato un anno e mezzo per completare l’opera. Esattamente, dal 1° novembre 2002, giorno della sua nomina, al 30 giugno 2003, data ultima per la trasformazione dell’Ente in Società. Il 1° luglio del 2003, la Papatheu mantenne l’incarico grazie all’assessore regionale Michele Cimino, che le ha prorogato più volte il mandato in attesa che la Regione Sicilia recepisca la legge nazionale sulle privatizzazioni. Secondo le indagini della magistratura, la Papatheu ha trovato il tempo per occuparsi anche di altre cose. Il tempo, forse, ci darà risposte più precise.
Ce ne rimane abbastanza per ripararci sotto le pensiline delle fermate del tram, fiore all’occhiello dell’architettura post-moderna messinese. Dicono che, per la loro conformazione obliqua e i pannelli a listello che le ricoprono, sono anti-vento e anti-pioggia. Chissà se sono anche...anti-corruzione.