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Walking on the moon


Passeggiando tra le vie assolate di un’estate che ha varcato già la soglia d’ingresso e turisti di passaggio, indecisi se restare o... fuggire da Siracusa.
giovedì 23 giugno 2005, di Piero Buscemi - 1520 letture

Potremmo decidere di percorrere sotto il sole, ancora comprensivo d’inizio estate, Corso Umberto e giungere sulle prime mattonelle del Ponte Umbertino, lanciando uno sguardo fugace al ponte di ferro sulla destra. Fermarsi a parlare con una turista accaldata e appesantita dallo zaino che, con un italiano anglosassone, ci chiede: “Siracusa bella, ma chi costruito ponte?”

Potremmo entrare in Ortigia, a piedi. Intimoriti dai semafori d’accesso e dai “grandi fratello” affioranti dagli spigoli dei palazzi. Scostarsi dal centro delle stradine ad ogni clacson di motorino, dietro le spalle.

Potremmo tornare indietro dalla Fontana delle Papere, dove abbiamo salutato il papiro moribondo e fotografato oche starnazzanti ai “sordi” osservatori. E percorrere la via che conduce al Duomo, ammirati dalle geometrie barocche della piazza rettangolare e le urla dei gol realizzati dei campioni in erba contro il portone del Palazzo Arcivescovile.

Potremmo decidere di fare un salto al Teatro Greco. Resistere al caldo del tardo pomeriggio per sentirsi, almeno una volta nella vita, astanti d’epoca classica. Interdetti dagli strombazzi delle cabotanti strade d’accesso al Teatro e dalla nostra modestia culturale. Tanto modesta, da poter perdere i dialoghi degli attori, soffocati dalle “urla” della città.

Potremmo credere che tutto questo sia solo folclore, ma noi viviamo a Siracusa, per credere agli “scecchi che volano”. Noi viviamo nella città dove i turisti ci zittiscono con le loro domande. Noi viviamo nella città dove le multe per accesso vietato al centro storico possono far parlare i contendenti per mesi, prima di capire se l’applicazione della giustizia sia un sopruso o una nuova forma di campagna elettorale.

Noi viviamo nella città dove qualcuno può pure dirti che, la morte del papiro alla Fontana Aretusa, è solo il risultato di un’evoluzione di tutto il pianeta. Noi viviamo nella città dove la signora Mariella Muti, soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali, può far correre dietro una palla di gomma i suoi due affezionati pastori tedeschi per le stradine di Ortigia e chiedere nel contempo, che gli addetti al controllo siano intransigenti contro i “maleducati” padroni che passeggiano con i loro cani senza la paletta raccogli-bisognini.

Noi viviamo nella città dove il sindaco, da un anno e mezzo, è pure il presidente dell’Inda, l’istituto che si occupa dell’organizzazione delle Tragedie Greche al Teatro greco. Dove il sindaco, per non contrariare la signora Muti, porta il suo amato yorkshire a fare la cacchina all’approdo Santa Lucia, vicino casa sua (sic!)

Noi viviamo nella città che non fa più domande perché sa già che non avrà risposte. Noi viviamo nella città dove si può credere che tutto questo non riguarda Siracusa. Ma la Luna...

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> Walking on the moon
6 settembre 2005, di : farolit |||||| Sito Web: bella e invivibile

Torno adesso da Siracusa e, come turista di passaggio mi è sembrata bella e vivibile (posteggi a parte, turisti di massa a parte). Torno a Messina, la mia città invivibile, ultima delle ultime, e già vorrei fuggire... a Siracusa. :-)
    > Guerra fra poveri
    7 settembre 2005, di : Piero Buscemi

    Ti rimando al mio articolo del 17 marzo 2005, per dimostrarti come condivivo in pieno il tuo pensiero.

    Messina commissariata Cos’è oggi l’antica Zancle, fondata dai Greci nel 740 a.C.? La falce (dankle, in greco) è rimasta ed ha fatto un ottimo lavoro di “pulizia” amministrativa, falcidiando un patrimonio culturale ed economico difficile da risanare. di Piero Buscemi, Data 17 marzo 2005 - 753 letture

    Quando si decide di affrontare l’argomento “Messina”, si ha l’imbarazzo della scelta tra i numerosi punti d’interesse che si possono trattare. Non si ha il tempo per dedicarsi alle vicende di “quadratura” bilancio della locale squadra di calcio, che si è costretti a seguire l’affare Ponte sullo Stretto. Neanche la passeggiata a viale San Martino, magari ammirando le vetrine dei negozi o le palme giganti dal finestrino del tram, riescono ad allontanare la mente dai problemi di burocrazia sommaria della città.

    Certo, la storia recente di Messina non era cominciata con i migliori auspici, se consideriamo che Giuseppe Buzzanca, ultimo sindaco eletto con le amministrative del 2003, era stato dichiarato decaduto dalla Corte d’Appello di Messina, perché giudicato non idoneo alla candidatura a causa della sua precedente condanna per peculato d’uso e abuso d’ufficio, motivi gravissimi secondo la legge elettorale siciliana.

    Buzzanca aveva provato a ribellarsi alla sentenza n.478 del 2003 con la quale, il Dott. Totaro della Corte d’Appello lo aveva sospeso dall’incarico di primo cittadino. Lo aveva fatto rivolgendosi in Cassazione, giudicando la sua condanna (ricordiamo che fu sorpreso ad utilizzare un’autoblu per il suo personale “diritto” al viaggio di nozze nell’estate del 1995), un’ingenua distrazione facilmente perdonabile.

    L’assessore regionale agli Enti Locali, l’on. Antonino D’Aquino, non si è impietosito e ha nominato il commissario Bruno Sbordone che, vivendo a Pordenone, ha dovuto seguire le intricate vicende della città a fasi alterne, venendo in Sicilia un paio di giorni alla settimana. Oltretutto, il commissario Sbordone non ha avuto vita facile a Messina. Ostacolato dal lassismo dei detronizzati politici della città, è finito pure lui sul bancone degli imputati per l’accusa di omissione di atti d’ufficio che il sostituto Procuratore Giuseppe Verzera gli aveva notificato la scorsa estate. La denuncia riguardava le lamentele della cittadinanza per gli attacchi spropositati che le zanzare avevano lanciato durante la scorsa stagione estiva e la bonifica del territorio non autorizzata da Sbordone.

    Nel frattempo, la società di calcio della città è finita in serie A, lo stadio è stato ultimato dopo solo 16 anni dall’inizio dei lavori, il tram ha cominciato a percorrere le rotaie tra un incidente ed una multa per mancato pagamento del biglietto, il governo centrale ha ripreso a parlare di Ponte sullo Stretto, i cittadini hanno visto i loro depositi bancari squagliarsi dentro le discariche più o meno legali dei torrenti adiacenti la città e la disoccupazione ha raggiunto una percentuale mai vista in precedenza, tanto che il Sole 24 ore ha collocato la città al 103° posto sulle 103 provincie italiane.

    I cittadini, secondo l’antico spirito del “sapersi adattare”, hanno imparato a convivere con lo scatafascio a ruota libera della città. Hanno imparato a camminare velocemente tra i tir di viale Boccetta; hanno imparato a tapparsi bene il naso percorrendo la statale 114 a sud della città, tra i “dubbi” odori degli scarichi che invadono le strade e l’aria; hanno imparato a deviare gli ostacoli che i cantieri di ristrutturazione hanno posto, ormai da tempo, alla stazione ferroviaria; hanno imparato a tenere i figli in casa per evitare parchetti giochi addobbati di siringhe e sacchetti della spazzatura e bottiglie di birra rotte e preservativi. Hanno imparato ad aspettare le prossime elezioni amministrative, che possano sostituire i 40 commissari che occupano oggi, le cariche istituzionali della città, tra un ricorso di Buzzanca ed una sempre nuova interpretazione della legge che regola il peculato d’uso.

    Intanto, ieri, è stata arrestata Urania Giulia Papatheu, trantanovenne già Commissario Straordinario dell’Ente Fiera, accusata di truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica in atti pubblici, peculato e turbativa d’asta. L’innovatrice commissaria greco-catanese che aveva scelto di vivere a Taormina, per trovare l’ispirazione per i suoi interventi di risanamento della Fiera di Messina, più volte minacciata di chiusura.

    La signora Papatheu si era impegnata a trasformare l’Ente Fiera in una S.p.A., in piena linea con la tendenza degli ultimi tempi di svendere ai privati gli enti pubblici, che non si ha più voglia di gestire (vedi Poste, Ferrovie, TV di Stato). Le avevano dato un anno e mezzo per completare l’opera. Esattamente, dal 1° novembre 2002, giorno della sua nomina, al 30 giugno 2003, data ultima per la trasformazione dell’Ente in Società. Il 1° luglio del 2003, la Papatheu mantenne l’incarico grazie all’assessore regionale Michele Cimino, che le ha prorogato più volte il mandato in attesa che la Regione Sicilia recepisca la legge nazionale sulle privatizzazioni. Secondo le indagini della magistratura, la Papatheu ha trovato il tempo per occuparsi anche di altre cose. Il tempo, forse, ci darà risposte più precise.

    Ce ne rimane abbastanza per ripararci sotto le pensiline delle fermate del tram, fiore all’occhiello dell’architettura post-moderna messinese. Dicono che, per la loro conformazione obliqua e i pannelli a listello che le ricoprono, sono anti-vento e anti-pioggia. Chissà se sono anche...anti-corruzione.

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