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Vivere in Palestina


La vita quotidiana in Palestina si svolge tra controlli ai checkpoint e lunghi viaggi per percorrere piccole tratte.
mercoledì 14 giugno 2017 , Inviato da Redazione - 1206 letture

La vita quotidiana in Palestina si svolge tra controlli ai checkpoint, blocchi stradali, richieste di permessi e lunghi viaggi per percorrere piccole tratte. La mappa del territorio ha subito molte variazioni nel corso dei decenni ma quella che vediamo oggi si rifà a quella stabilita negli accordi di Oslo del 1993.

In base agli accordi di Oslo la Cisgiordania (o West Bank) è stata divisa in tre aree principali:

- Area A: sotto pieno controllo palestinese
- Area B: sotto il controllo amministrativo palestinese e il controllo israeliano per la sicurezza
- Area C: sotto il pieno controllo amministrativo e di sicurezza israeliano

A complicare il quadro vi è la presenza di molti insediamenti israeliani illegali, comprendenti solo i cittadini israeliani, che a partire dalla Guerra dei 6 giorni (5-10 giugno 1967) si sono lentamente diffusi all’interno del territorio palestinese della Cisgiordania e di Gerusalemme Est e che sono considerati illegali dal diritto internazionale perché violano l’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra - ratificata anche da Israele - che vieta alla potenza occupante di “procedere alla deportazione o al trasferimento di una parte della sua propria popolazione civile nel territorio da essa occupato”.

Ad oggi, oltre 20 anni dopo Oslo, e a 50 anni dalla Guerra dei 6 giorni che ha dato origine all’occupazione da parte di Israele di un vasto territorio palestinese, la vita in Cisgiordania per i palestinesi è sempre più complessa e difficile. La difficoltà di movimento incide in maniera rilevante nella quotidianità, nel modo di lavorare, nel modo di partecipare alla vita pubblica.

Ibrahim è un collega in Palestina: “Qui non abbiamo la stessa libertà di movimento che c’è in Italia e in Europa: qui potete organizzare la vostra giornata e sapete che niente vi impedirà di portare a termine i vostri impegni. Inoltre avete molti mezzi di trasporto e potete scegliere quello più adatto ogni volta. Nel mio Paese invece è molto difficile pianificare i propri impegni, sia giornalieri che mensili, e questo è dovuto principalmente all’organizzazione del territorio palestinese, diviso in diverse aree.

Sia per uscire che per entrare in un’area dobbiamo attraversare i checkpoint israeliani per i controlli, operazione che rende incerto il tempo necessario a raggiungere la propria destinazione: possono volerci 15 minuti come 2 o 3 ore e talvolta può essere pericoloso. I palestinesi in Area C inoltre hanno bisogno di permessi militari israeliani appositi, che nella stragrande maggioranza vengono rifiutati, per costruirsi una casa o coltivare la terra. Tutto questo chiaramente genera un sentimento di insicurezza e di incertezza sul futuro”.

La situazione dei bambini e adolescenti in Palestina

I bambini affrontano troppi rischi lungo il loro tragitto da casa a scuola e viceversa e sono particolarmente vulnerabili a forme di violenza in diversi ambiti: a casa, a scuola, nei luoghi pubblici.

Le intimidazioni e le violenze commesse dall’esercito israeliano contro i minori comprendono inutili trattenimenti, controlli degli zaini degli studenti e vessazioni fisiche. Poi ci sono le violenze perpetrate dai coloni israeliani che includono il lancio di pietre, l’essere spintonati o fermati in strada. Gli incidenti nei confronti di studenti e scuole si sono quasi triplicati nel 2014 in Cisgiordania e Gerusalemme Est, interessando circa 25.000 bambini (dati UNSCO 2016).

Le conseguenze sono evidenti e i segnali di stress più frequentemente riscontrati nei bambini sono:

- paura e sensazione di insicurezza
- introversione
- difficoltà di apprendimento
- aggressività
- bassa autostima
- depressione
- incubi
- enuresi notturna

A causa dei checkpoint, delle zone militari e degli insediamenti, il viaggio quotidiano dei bambini da e per la scuola può essere difficile e provocare abbandoni, frequenza altalenante, una riduzione del tempo dedicato all’apprendimento e una scarsa qualità dell’insegnamento dato che il problema dello spostamento riguarda anche gli insegnanti.

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Infografica Palestina

A Hebron, la città più grande della Cisgiordania che è divisa in Area H1 (80% della città), controllata dai palestinesi e Area H2 (20% della città) pienamente controllata da Israele - circa il 37% (4.200) degli studenti della zona H2 passa attraverso i checkpoint militari israeliani durante il tragitto verso la scuola e, nel corso del 2015, 2.787 bambini dell’area H2 hanno avuto difficoltà ad accedere all’istruzione.


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