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Vivan las Antipodas


Regia di Victor Kossakovskij. (Cle-Russia-Germania-Argentina-Olanda, 2011) 100 min. documentario
giovedì 1 settembre 2011, di Orazio Leotta - 293 letture

Film destinato al grande pubblico, al pubblico più esigente. Victor Kossakovskij, il più apprezzato documentarista russo ci offre con “Vivan Las Antipodas” uno spaccato poetico, ironico, struggente e stupefacente sulla natura e sulla realtà della vita quotidiana in posti situati agli antipodi del globo terrestre: Entre Rios (Argentina)-Shangai, Patagonia-Lago Baikal in Russia, Botswana-Hawaii, Nuova Zelanda-Spagna.

Il regista, Victor Kossakovskijgià noto per “Tishe” del 2003, quando osservava dal suo appartamento di San Pietroburgo il quotidiano svolgersi delle azioni dei suoi vicini di casa, e per un documentario in cui analizzava coloro che aveva individuato come essere nati nel suo stesso giorno/mese/anno, si cimenta adesso in un’operazione molto più complessa: non si accontenta di un solo punto di vista, ma semplicemente immaginando di tratteggiare una linea da un capo all’altro del pianeta affronta le tematiche di confine e di barriera.

Sceglie quattro coppie di luoghi del mondo agli antipodi e il giusto abbinamento delle storie fra loro. Diventa un documentario globale e non intimo, troppo legato alla vita dei singoli personaggi. L’obiettivo è trovare punti di contatto fra persone diverse e in diverse parti del mondo, cercare di capire come funziona questo mondo in cui viviamo.

Fra le altre cose il regista sembra avere come unico scopo quello di imparare e dunque è come se avvertisse la necessità di cimentarsi non con qualcosa che sa fare già, ma con ciò che deve perfezionare e che pertanto intende esplorare. Un viaggio che finisce con l’uomo ma che parte dalla natura, dai paesaggi, dalle praterie, dai vulcani, dalle città affollate, dalla savana con un messaggio di monito a tutta l’umanità: attenti a quel che fate, trattate bene la natura, non vedete cosa vi state perdendo.

Emblematica la balena spiaggiata nelle sequenze finali che l’uomo non riesce a rimuovere o la vista della caotica Shangai, tutta cemento ma anche ruderi, strade trafficate e smog. Insomma l’uomo e il suo progresso, sia pur ai punti, perde il match contro madre natura.

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