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Vittime di mine antiuomo: le storie dagli ospedali di EMERGENCY

Raccontiamo qui le storie di alcune di loro, per mostrare quello che resta quando la guerra finisce.

di Emergency - mercoledì 12 aprile 2023 - 1253 letture

In Afghanistan continuiamo a curare nei nostri ospedali vittime di mine antiuomo, garantendo loro assistenza medico-chirurgica e cure di elevata qualità. In Iraq, forniamo loro protesi e trattamenti di fisioterapia per ridare loro un’autonomia. Le vittime troppo spesso sono bambini, che scambiano gli ordigni per oggetti da rivendere o con cui giocare.

Raccontiamo qui le storie di alcune di loro, per mostrare quello che resta quando la guerra finisce.

Aprile 2023 – Afghanistan

Mohammad e Shamsia

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Afghanistan

Stavano giocando in giardino con altri bambini quando hanno trovato un vecchio oggetto di metallo e lo hanno lanciato lontano.

Mohammad, 13 anni, e la sua sorellina Shamsia, 4 anni, erano i più vicini all’esplosione.

Sono arrivati al nostro Posto di primo soccorso di Sangin dopo un viaggio durato ore: per trasportarli dal loro villaggio isolato, la famiglia ha dovuto affittare un’auto.

Le loro ferite erano ormai talmente gravi che li abbiamo trasferiti immediatamente al Centro chirurgico di Lashkar-gah con la nostra ambulanza.

Shamsia ha numerose fratture a entrambe le gambe, con gravi danni vascolari.

Mohammad ha subito l’amputazione dell’avanbraccio destro e delle dita della mano sinistra. Ha anche numerose ferite al viso, agli occhi, alle gambe. Ma “il giorno dopo, in terapia intensiva, già sorrideva” raccontano i nostri infermieri.

La guerra, anche quando finisce, continua a lasciare il segno.

Nabiullah

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NABIULLAH

L’eredità della guerra in Afghanistan ha due facce – da un lato la povertà estrema, dall’altro gli ordigni inesplosi di cui il Paese è disseminato. Nabiullah è vittima di entrambi.

A soli 7 anni deve già contribuire a provvedere ai suoi fratelli più piccoli: il loro padre, da un anno e mezzo, non ha lavoro.

Per questo Nabiullah raccoglie gli oggetti metallici che riesce a trovare per la strada, sperando di riuscire a venderli al bazar e ricavare qualche soldo.

Insieme a un gruppo di amici, Nabiullah stava tentando di aprirne uno con una pietra. Era un ordigno: l’esplosione ha ferito tutti loro. È arrivato nel nostro Centro chirurgico a Kabul con numerose ferite su tutto il corpo. Due dita della mano sinistra erano state recise di netto.

“È un bambino coraggioso, sempre sorridente e pieno di spirito.”, ci raccontano i colleghi dall’Afghanistan. “Una volta lo abbiamo sentito rassicurare sua madre, al telefono: ‘Non ti preoccupare mamma, sto bene. Ho entrambe le gambe, ho solo perso le dita’”.


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