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Vite ad interim


A circa due anni dall’attuazione della riforma Biagi, è il momento di fare il punto sulla situazione agonizzante e parossistica nella quale versa il mondo del lavoro nel nostro paese.
giovedì 20 ottobre 2005, di Marco Cedolin - 7972 letture

La legge 30 venne presentata come un farmaco miracoloso in grado di coniugare una ritrovata competitività dell’imprenditoria nostrana, con il benessere dei lavoratori più flessibili e felici, il tutto attraverso un’iniezione di modernità assoluta che ci poneva ai vertici nel mondo per quanto concerne la materia.

In realtà essa nacque con lo scopo precipuo di regolamentare ed ampliare il sistema del lavoro in affitto già introdotto negli anni precedenti dal governo di sinistra con la compiacenza del mondo sindacale ed imprenditoriale. Il progetto mirava a sovvertire completamente il concetto stesso di lavoro così come lo si era inteso fino ad allora, sostituendo gli uffici di collocamento pubblici con fantomatiche “agenzie del lavoro”, organismi privati o privato sociali ai quali veniva data la possibilità di perseguire un profitto attraverso un sistema di gestione utilitaristica del lavoratore, assunto a tempo determinato dalle agenzie stesse e poi dato in affitto alle aziende. La possibilità di agire in questo senso fu data alle agenzie interinali, ai sindacati, ai consulenti del lavoro ed alle università.

Nell’ambito della riforma furono inseriti il “lavoro a progetto” con lo scopo di aggirare il minimo salariale di retribuzione oraria, il “lavoro occasionale” che non può durare più di un mese all’anno né ricevere un compenso superiore ai 5000 euro, il “contratto intermittente” ed il “lavoro a coppia” nell’ambito del quale due lavoratori sono costretti a dividersi un misero salario.

Oggi possiamo affermare con sicurezza che la rivoluzione del mercato lavoro da molti ritenuta indispensabile, nell’ambito della quale la riforma Biagi ha dato un corposo contributo, è andata ben al di là di quanto potessero supporre gli stessi sostenitori della flessibilità esasperata. In realtà più che di un mercato nell’accezione propria del termine (dove s’incontrano chi compra e chi vende) si tratta di una sorta di bazar, variopinto e colorato, all’interno del quale tutti tentano di vendere qualcosa, ma ben pochi sembrano disporre dei soldi necessari all’acquisto, nonostante i prezzi siano da saldo di fine stagione.

Sono nate come funghi le agenzie interinali, con un tasso di proliferazione sconosciuto nel regno animale. Le agenzie interinali, che attecchiscono come zecche sulle spalle ammorbidite dai maglioncini di cachemire degli imprenditori e su quelle ricoperte da indumenti molto meno chic della massa sempre più imponente di coloro che sono alla disperata ricerca di un’occupazione. Le agenzie interinali, piccole nello spirito grandi nei numeri, essendo esse ormai parecchie centinaia, sanguisughe alle quali è stato permesso di monopolizzare ogni centimetro quadrato delle pubblicazioni, cartacee e non, dedicate alla ricerca lavoro.

Le agenzie interinali risultano di proprietà dei grandi gruppi bancari, assicurativi ed industriali, delle associazioni sindacali quali Cgil Cisl e Uil e di quelle appartenenti al mondo cattolico come le Acli. Si tratta di un panorama quanto mai eterogeneo, accomunato nel perseguire facili guadagni ai quali aggiungere un controllo sempre più diretto sulle prospettive di quelle persone che oggi si ama definire "risorse umane" quasi si trattasse di semplici oggetti di consumo da usare e poi cestinare allorquando non risulta più remunerativo il loro sfruttamento.

Le agenzie interinali possiedono uffici eleganti, quasi sempre nel centro delle città, hanno nomi accattivanti, spesso parlano inglese, talvolta promettono molto, alcune cercano d’ispirare fiducia, altre sprizzano ottimismo da tutti i pori.

Si passa dalla macabra aggressività di " Heads Hunters" alla quasi monastica e rassicurante " Opera Labori" dalla bonaria e comprensiva " Umana " all’avveniristica " Space Work ". Per chi ama l’iperattività e la persegue come traguardo di vita la scelta risulta ampia ed assai variegata. Si può scegliere fra l’anglosassone " Work & Work " e l’italianissima " Lavoropiù " la stakanovista " Obiettivo Lavoro " e la " Start " che se rappresenta una partenza viene voglia di mettersi le mani nei capelli immaginando quale possa essere il punto di arrivo.

Si attraversa l’aperto maschilismo di " Men at Work " e " Manpower " il pacato comunitarismo di " Team Work " e la sublimazione della filosofia Unieuro di " GEVI ( generazione vincente) " che non si trattasse di quella del 68 lo si era in fondo capito subito.

Alcune levano subito dal capo dell’aspirante risorsa ogni cattiva illusione che possa per errore albergarvi. " Ad Interim " e se con il latino avete qualche difficoltà di traduzione perché a scuola stavate sempre a filosofeggiare con la vicina di banco " A Tempo " che più chiaro di così non si potrebbe dirlo. Se poi amate espandere i vostri confini c’è " Eurointerim " per sottolineare il fatto che le disgrazie non sono esclusivo appannaggio di casa nostra. Nel caso qualcuno avesse ancora degli irragionevoli dubbi può contattare " Quandoccorre Interinale " che chiarisce in maniera oltremodo esaustiva il concetto che lavorerai finché ci servi e non un giorno di più.

Per tornare alle reminescenze intelletualoidi da liceo classico c’è " Flessolabor " nel qual caso è severamente vietato togliere la prima l. " Sinterim " " Tempor " e " Temporary " rendono perfettamente l’idea della precarietà di qualcosa che sta già per finire pur non essendo ancora neppure iniziato. Ma c’è anche il messaggio rassicurante di " Easy Job " che ti dice che non è poi così difficile ed in fondo in fondo a sopravvivere qualche mese ce la puoi fare, quello complice che ti strizza l’occhio di " Lavoro Mio " una porta spalancata verso il futuro puoi trovarla da " Openjob " ed i fans di Eta Beta possono deliziarsi con la lampadina di " Idea Lavoro ". Quanto mai italiana e quasi simile ad uno slogan del ventennio " Italia Lavora " a singhiozzo e con stipendi da fame aggiungerei.

Proviamo ora ad addentrarci nelle bacheche delle agenzie interinali, quelle fisicamente appese alle vetrine delle stesse, quelle stampate sulle pubblicazioni cartacee e quelle virtuali che compaiono sui loro siti internet. Proviamo ad esplorare quella fucina di opportunità che sta facendo crollare in Italia la disoccupazione, mentre il resto d’Europa (Germania in testa) arranca verso tassi sempre più alti.

Scopriamo che c’è una grossa richiesta di " Dialogatori " ma ci sfugge quale possa essere l’esatta mansione degli stessi e poi viene richiesta un’età massima di 25 anni e comprovata esperienza nel campo, che trattandosi di dialogo credo appartenga ad ogni essere umano che non abbia avuto la sventura di nascere muto. Si richiede un " Collaboratore polivalente " massimo 30 anni con esperienza (nella collaborazione o nella polivalenza?) per mesi 1. Si ricercano 40, avete letto bene, 40 in onore all’abbondanza, " Operatori di call center outbound " che tradotto in linguaggio volgare significa esecutori di proposte telefoniche di offerte commerciali, ma scopriamo approfondendo l’argomento che la paga di 300 euro mensili copre a malapena i costi di viaggio e più che di un salario si tratta di un rimborso spese. E’ richiesto un " magazziniere " ma l’entusiasmo per avere finalmente trovato un lavoro normale viene subito stemperato dal fatto che il magazziniere con contratto di 1 mese deve possedere conoscenza dell’inglese, diploma, esperienza ed avere massimo 25 anni. Dopo aver attraversato la richiesta di 5 " Hostess di cassa " bella presenza massimo 25 anni, contratto di mesi due, un " Operatore cuoco per servizi educativi " due " Mulettisti con esperienza su muletto elettrico " uno " Sbavatore " e 5 " Carropontisti " ci soffermiamo sulla richiesta di uno " Specialist risk management" con contratto di mesi tre, è richiesta la laurea, ottima conoscenza inglese e tedesco, esperienza quinquennale nel ruolo, massimo 30 anni e ci domandiamo per quale arcana ragione un siffatto ragazzo prodigio dovrebbe inseguire un’occupazione precaria trimestrale. Troviamo anche richiesta di un " Life sales manager bankinsurance " e 3 " Business solution aggregator " ma la domanda di " 1+1 a.d.e.s.f/o.s.s. " c’induce a desistere da ogni ulteriore contatto con il mondo dell’interinale.

In realtà cercare un lavoro tramite le bacheche (virtuali o non) delle agenzie interinali, così come una volta lo si cercava sul giornale è impresa impossibile al limite dell’autolesionismo.

Per avere una minima speranza, sempre che si abbia meno di 35 anni, occorre iscriversi presso le agenzie stesse, presentare loro il proprio curriculum, sperando sia il più possibile specialistico e comprenda dei mestieri ancora in voga, magari avere qualche piccola raccomandazione di amici o parenti presso il personale dell’agenzia stessa o meglio ancora presso qualche sindacato che farà da intermediario. Poi occorre aspettare, accettare di perdere il proprio tempo seguendo gli inutili corsi di formazione ai quali l’agenzia ci consiglierà caldamente di partecipare anche se non hanno nulla a che fare con il nostro percorso lavorativo e che generalmente si svolgono nelle sue sedi, indi accettare il primo lavoro che l’agenzia propone, anche se la sede dello stesso risulta molto lontana da casa nostra e le spese di viaggio si porteranno via buona parte del misero salario, anche se si tratta di un lavoro per il quale non siamo portati. In caso contrario l’agenzia ci depennerà e non riceveremo più telefonate.

Concludendo questa riflessione il mondo del lavoro che troviamo intorno a noi risulta estremamente precarizzato e ricco di contraddizioni. La maggior parte della richiesta si concentra o su mansioni estremamente specialistiche per le quali occorre specifica esperienza o sui lavori di call center il più delle volte sottopagati e con richieste di disponibilità orarie al limite della decenza.

L’età massima per aspirare a lavorare si sta livellando sempre più verso il basso, tagliando fuori una grande fascia di lavoratori e la prospettiva di occupazione è mediamente intorno ai 3 mesi. La richiesta di requisiti per il candidato continua ad aumentare in maniera esponenziale fino alla pretesa del diploma e della conoscenza della lingua inglese nel caso di un operaio generico, di comprovate esperienze triennali per giovani massimo venticinquenni. La laurea, l’età inferiore ai 30 anni ed un’esperienza pluriennale nel ruolo sono diventate ormai prerogative di qualunque posizione appena superiore a quella impiegatizia.

La quasi totalità dei giovani e di coloro che hanno perso un lavoro a tempo indeterminato o si sono visti costretti dal mercato a cessare la propria attività professionale sono oggi costretti a rivolgersi alla fiera dell’interinale, ma con quali prospettive?

Innanzitutto quella di non potere mantenere né se stessi né un’eventuale famiglia, poiché purtroppo ogni persona necessita di mangiare tutti i giorni e non ad interim, e non può pagare l’affitto o il mutuo 3 mesi si e 3 no ed allo stesso modo le bollette ed ogni altra spesa fissa che gli compete. In secondo luogo chi lavora temporaneamente non può neppure fruire del credito al consumo per il quale banche e finanziarie richiedono la busta paga di un lavoro a tempo indeterminato. Per non parlare del percorso pensionistico che procedendo ad intermittenza costringe il lavoratore a pagare dei contributi, senza avere la minima speranza che essi un giorno si tradurranno in pensione.

Era davvero necessario tutto ciò? quali benefici potrà mai portare al paese immolare ogni giorno che passa un numero maggiore d’italiani, sull’altare di una flessibilità esasperata che non ha alcuna ragione d’essere, condannandoli a vivere un presente da inferno, con la prospettiva di dover costruire il proprio futuro sulle sabbie mobili? L’impressione palpabile è che attraverso la riforma Biagi si sia dato il colpo di grazia ad un sistema lavoro che versava già in una grave crisi ed occorra porre rimedio ad una situazione che sta degenerando, creando nuova povertà e togliendo ogni potere d’acquisto e talvolta di sopravvivenza ad una larga fascia della popolazione.

La sensazione è che di un problema così grande e complesso nessuno purtroppo abbia politicamente intenzione di farsi carico.

Il centro sinistra ed il mondo sindacale sono in realtà stati i primi ad aprire le porte a questa sorta di legalizzazione del caporalato e non mancano di trarre sontuosi profitti dalla situazione attuale.

Di conseguenza continuano a sottacere l’argomento, invitando invece i cittadini a scendere in piazza contro la riforma della legge elettorale e destinando ingenti risorse, finanziarie ed umane nel portare avanti la farsa delle elezioni primarie, aventi come unico scopo quello di rafforzare la leadership vacillante di Romano Prodi. Il centro destra resta attaccato come un geco ai deliri onirici dell’Istat che è riuscita a rilevare in Italia una diminuzione della disoccupazione, mentre in realtà con l’eutanasia degli uffici di collocamento e la proliferazione dei contratti a termine è diventato assolutamente impossibile comporre una statistica realistica dell’indice di occupazione.

Tutto ciò accade mentre la gente comune, i lavoratori, i giovani, che sono lontani anni luce da amenità, quali la legge elettorale ed i candidati leader continuano a vivere il dramma che attanaglia il loro quotidiano, un dramma che giorno dopo giorno li sta trasformando in persone ad interim le quali rischiano di perdere anche la propria dignità.

Rispondere all'articolo - Ci sono 3 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> Vite ad interim
28 ottobre 2005, di : frank

Ok ma di chi è la colpa? dei politicanti che hanno sperparato tutto con assunzioni gonfiate all’inverosimile nello stato; di aziende parastatali competitive nella stessa misura in cui Cicciolina è vergine? . Siamo sicuri che paradossalmente la parte meno peggiore non siano le agenzie che almeno offrono lavori sempre con regolare contratto di lavoro dipendente(mai contratto a progetto; o prest.occasionale)inoltre essendo la maggior parte di esse realtà multinazionali nuove non vi lavorano i vecchi raccomandati del vecchio sistema clientelar/sindacaale
> Vite ad interim
2 novembre 2005, di : Tiziana

Questo articolo è quanto mai calzante della realtà odierna in cui molti si trovano a vivere, una vita ad interim è una vita che non parte mai, una vita senza progetti, senza futuro, e il modo in cui vieni trattato, da numero e non da persona è scandaloso, e sempre più la situazione peggiora, lo dice una che vive ad interim da molti anni, che non ne può più, che ha trovato parole vere in questo pezzo, una voce che denuncia lo scempio perpetrato ogni giorno. Grazie
Vite ad interim
1 maggio 2006

Mi chiamo Massimo,a quanto scritto nell’articolo voglio aggiungere che la precarieta’nel mondo del lavoro italiano e’ iniziata da almeno il 1990. Infatti quando ancora non esistevano ne’ la legge Treu,ne quella Biagi,le aziende " aggiravano l’ostacolo " proponendo all’aspirante dipendente di aprirsi la partita iva,divendo quindi un dipendente "camuffato" da lavoratore autonomo,oppure di iscriversi ad una cooperativa! Io appartenevo "al popolo della partita iva" pur svolgendo un lavoro da dipendente effettivo ( contratto in esclusiva,ecc.). Di anno in anno sono andato avanti fino al 2004,quando ho "perso" pure questa forma di occupazione. Nel 2005 ho tenuto aperta la partita iva sperando di trovare piu’ facilmente un’altra occupazione,ma ho ottenuto solamente di "mangiarmi" i risparmi con il minimale dovuto all’Inps ( 2600 euro,alla faccia del minimale!),l’Inail la Camera di commercio,gli studi di settore,ecc! Morale: la mia esperienza mi ha portato alla convinzione che occorra smetterla di fare riforme ipocrite del lavoro e che l’unico modo per ritornare a forme di lavoro che diano sicurezza e prospettive serie sia quello di ridurre sia il carico fiscale,sia quello contributivo che gravano sulle aziende e sul lavoratore, di rendere le norme che regolano il lavoro,piu’ semplici, piu’chiare,con garanzie non aggirabili. Cosi,forse,si potra’ tornare ad un "mercato"del lavoro capace di dare prospettive di vita dignitosa a tutti.
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