Virginia Raggi vs Vittorio Feltri

A Repubblica pensione anticipata per 54 giornalisti – Il canone Tv si continua a evadere – Magazine per Il Foglio – Condannati aggressori giornalista – Solite manovre alla Rai

di Adriano Todaro - mercoledì 6 ottobre 2021 - 1033 letture

GRANDI MANOVRE ALLA RAI ‒ Come sempre, quando ci sono da spartirsi posti, nomine e altro, alla Rai c’è un grande fermento. Per la direzione del TG1 era in lizza l’attuale responsabile del Giornale Radio, Simona Sala. Sembra che il direttore del Giornale Radio stia facendo bene. Se però va al TG1, la sua casella rimane vuota e, quindi, si apre un’altra battaglia fra i concorrenti a quel posto. Non solo. Sala non va bene al centro-destra e questo pesa. Se Simona Sala scende, salgono, invece, le quotazioni degli intramontabili Monica Maggioni e Antonio Di Bella. Passano gli anni, ma alla Rai non cambia nulla, né i nomi e neppure i metodi.

VIRGINIA RAGGI VS VITTORIO FELTRI ‒ Il 10 febbraio 2017, sulla prima pagina di Libero, diretto da Vittorio Feltri, c’era un titolo a tutto campo. «Patata bollente». Si riferiva alla sindaca di Roma Virginia Raggi facendo intendere che la sindaca fosse una specie di assatanata. Ora la Procura di Catania ha chiesto 3 anni e 4 mesi di carcere per Feltri. Il 5 ottobre sapremo cosa avranno deciso i giudici. Feltri parla di “libertà di stampa” mentre la sindaca si pone e pone una domanda. «Ma quale libertà di stampa o di critica c’è dietro “Patata bollente”? Qui la libertà di stampa non c’entra nulla. Lo sanno bene tutti i giornalisti che mettono la propria vita a disposizione dell’Informazione (con la I maiuscola). Feltri è libero, come del resto devono esserlo tutti, di esprimere qualsiasi giudizio ma non di offendere. Io non mi stancherò mai di rappresentare questa voce e di stare dalla parte di tutte le donne». Questa ‒ continua ancora la Raggi ‒ è «Un’offesa all’intelligenza. Vittorio Feltri non ha offeso solo me ma ha offeso tutte le donne. Un titolo vergognoso e vile, carico di odio per le donne e di sessismo».

CONDANNATI AGGRESSORI GIORNALISTA ‒ Angela Caponnetto, giornalista di Rainews24 era stata aggredita mentre con la sua troupe stava registrando un servizio sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella gestione di un centro di accoglienza per migranti ad Isola di Capo Rizzuto. Il Tribunale di Crotone ora ha condannato gli aggressori della giornalista a due anni e quattro mesi di reclusione ciascuno. Una sentenza che va oltre le richieste del Pm che aveva chiesto, per i due, un anno e sei mesi ciascuno. Il Tribunale ha riconosciuto l’estrema gravità della violenza con cui gli imputati impedirono alla troupe di concludere il loro resoconto giornalistico. Non ha invece riconosciuto l’aggravante mafiosa.

A REPUBBLICA 54 IN MENO ‒ Pensione anticipata per 54 giornalisti, dei quali 35 entro il 2021. Questo il nuovo accordo fra Comitato di redazione e direzione. L’accordo prevede una buonuscita sotto i 50 mila euro e cassa integrazione per coloro che non accetteranno di andare via. Per ogni due uscite ci sarà un’assunzione (27 in tutto), attingendo “prevalentemente” alle liste dei precari. Per coloro che accettassero di uscire senza prepensionamento ci sarà un’assunzione ogni due esodi e qui potranno essere assunti un massimo di 4 non giornalisti: tecnici, come digital data analyst, esperti di Seo e di sistemi editoriali. Scelti dal direttore Molinari. Il tutto graverà sull’Inpg l’ente di previdenza dei giornalisti in gravissima crisi (ha chiuso l’ultimo bilancio con 242 milioni di disavanzo). Sullo sfondo, c’è l’assorbimento dell’Inpgi da parte dell’Inps. Ancora una volta buone uscite milionarie e zavorra per l’Inps.

UN MAGAZINE PER IL FOGLIO ‒ Il 23 ottobre, Il Foglio uscirà con allegato un magazine di 48 pagine: Il Foglio Review dedicato a storie di personaggi, cultura, stili di vita ed altro. In edicola assieme al Foglio a 3,3 euro, il nuovo magazine può contare per la raccolta pubblicitaria sulla Manzoni.

EVASIONE CANONE ‒ Malgrado il canone televisivo sia inserito nella bolletta elettrica, ben 2,67 milioni di famiglie non l’hanno pagato nel 2019. Rispetto al 2016 c’è stato un incremento di oltre 270 mila unità rispetto ai 2,4 milioni del 2016 (anno in cui fu introdotto il pagamento in bolletta). L’imposta evasa ammonta a 241 milioni.


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