Vincolo fiduciario

Gli operai lo rompono spesso. I manager no
di Adriano Todaro - mercoledì 12 ottobre 2016 - 2201 letture

Ogni qual volta leggo o ascolto vicende con protagonisti gli operai o i poveri (che poi è la stessa cosa), mi rendo sempre più conto che anche le parole, le frasi, il lessico sia stato studiato e costruito per i ceti abbienti. Nessuna scoperta, naturalmente. Lo aveva fatto capire, ben 49 anni fa, don Lorenzo Milani con “Lettera ad una professoressa”. Eppure c’è una vicenda, recente, che non mi convince per nulla.

Leggevo che la Corte di Appello di Napoli ha ribaltato la decisione in primo grado del tribunale di Nola e ha imposto alla Fca, la fabbrica di Maglioncino Marchionne, di riassumere cinque operai precedentemente licenziati.

I cinque - Mimmo Mignano, Marco Cusano, Roberto Fabbricatore, Massimo Napolitano e Antonio Montella - il 5 giugno del 2014 esposero un “Marchionne pentito”, un fantoccio impiccato a un patibolo, davanti al cancello del Wcl, il polo logistico di Nola. Da qui il licenziamento per lesa maestà allo svizzero-italico-olandese-inglese-americano. Secondo la difesa degli operai, i cinque avevano voluto così denunciare l’ondata di suicidi tra gli operai mobbizzati dalla Fiat, in particolare contro i suicidi di due operai cassintegrati del reparto, Pino De Crescenzo e Maria Baratto.

Che gli operai, ogni tanto, si tolgano la vita non è una novità. Anche quando c’era Romiti era successo e dopo la firma dell’accordo sindacale che metteva in cassa integrazione a zero ore 23 mila metalmeccanici, più di cento si ammazzeranno. Secondo l’avvocato Francesco Caterina, tra l’ottobre 1980 e l’aprile 1984, sono stati censiti 149 suicidi tra i cassintegrati Fiat e dell’indotto.

Che volete farci, sono cose che succedono. Quando leggiamo che a un determinato personaggio, più o meno Vip, i medici gli consigliano “un lungo periodo di riposo” non possiamo fare a meno di pensare a questi 149 suicidi che avevano davanti a loro un lunghissimo periodo di riposo e non ne hanno approfittato. Potevano fare una lunga crociera, potevano passare alcune ore a giocare a golf o a polo, rinfrescandosi con Krug Clos d’Ambonnay da 3 mila euro a bottiglia, oppure rilassarsi con una sauna. E invece, si vanno ad ammazzare per fare dispetto, allora a Romiti e oggi a Maglioncino.

Voglio tornare però al fatto che la sentenza di Napoli non mi convince. Quella di Nola mi sembrava più realistica perché in realtà faceva capire che i cinque avevano, di fatto, rotto il “vincolo fiduciario” con la Fiat-Fca. In pratica, una volta assunto, sei di proprietà dell’azienda e devi rispondere di cosa fai anche quando sei fuori. Non è che fuori dalla fabbrica ti puoi scaccolare il naso impunemente. Non sta bene. Non è che nel tempo libero che gentilmente ti concede lo svizzero-canadese ti puoi, chessò, farti una canna. Sarebbe riprovevole. E’ vero, questi cinque operai erano fuori dalla fabbrica da sei anni ma questo “vincolo fiduciario” vige sempre, si perpetua nei secoli.

D’altronde, avete mai letto che un manager si sia suicidato? Non voglio fare casi personali che sono sempre brutti ma, ad esempio, Giovanni Castellucci, classe 1959, potrebbe mai suicidarsi? Di mestiere fa l’amministratore di Autostrade per l’Italia e ogni sera che arriva a casa dopo una giornata di duro lavoro, deve anche affrontare le lamentele economiche della moglie. El Giuanin appena entra a casa, non fa in tempo a togliersi la giacca che subito comincia la litania della moglie: “Oggi ho comprato le pesche a 3 euro il chilo. Non se ne può più. Aumentano le cocuzze, i finocchi, aumenta tutto ed io sono senza soldi. Ricordati domani, prima di andare al lavoro, di lasciarmi 16.600 euro per le spesucce. Pensa che oggi avrei dovuto acquistare una crema idratante per il viso e non l’ho fatto perché costava 294 euro”.

Sì perché il nostro ingegner Giovanni, ogni santo giorno che il buon Dio manda in terra, porta a casa 16.600 euro, vale a dire 500.000 euro tutti i mesi. Vale a dire più di 6 milioni di euro l’anno. Ora “il vincolo fiduciario” mica lo rompe il Castellucci che ha anche un master in business administration presso l’Università Bocconi di Milano. E te pareva!

Quando si siedono a tavola a mangiare, la moglie, immancabilmente, riprende il discorso: “Vedi caro, così non si può andare avanti. E la colpa è degli operai che sono esosi, chiedono sempre di più, vogliono il posto fisso per sempre, non vogliono fare sacrifici, essere mobili, cambiare azienda. D’altronde, mio caro, anche tu ti sei fatto il culo e sei passato dalla Barilla alle Autostrade”.

Giovanni la guarda e dentro di sé pensa allo slogan di quando aveva le mani in pasta. Già, dove c’è Barilla c’è casa. E, allora, pensa, perché ‘sti operai invece di ammazzarsi non se ne restavano a casa a mangiare i fusilli Barilla? Ma è un attimo. Subito allontana il triste pensiero e si concentra a come far aumentare il pedaggio nelle “sue” autostrade. Chiama il cameriere e si fa portare un’altra bottiglia di Krug Clos d’Ambonnay. Che sia da 75 cl, però, perché da un litro è troppo costoso. Se va avanti così, pensa con disappunto, finirò sul lastrico.


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