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Viaggio alla scoperta del populismo

E’ diventata una delle parole chiave della politica italiana ed europea degli ultimi anni. Grazie alla Professoressa Sara Gentile ne abbiamo scandagliato le caratteristiche più preminenti e fondamentali
di Emanuele G. - giovedì 8 novembre 2018 - 592 letture

Il saggio “Populismi contemporanei XIX-XX secolo” scritto dalla Professoressa Sara Gentile è un ottimo viatico per conoscere questo demone dei tempi moderni chiamato "Populismo". Esso ha costituito un’ottima base di partenza per sviluppare con l’autrice un’intervista che cerca di fornire ai lettori quegli strumenti necessari ad una comprensione completa e d’assieme del fenomeno. Pertanto, sono ben lieto di dare la parola alla Professoressa Gentile...

Da quali esigenze nasce il suo saggio “Populismi contemporanei XIX-XX secolo”?

"Questo saggio nasce dall’esigenza di mettere a punto sinteticamente un paradigma teorico utile a spiegare un fenomeno così complesso e poliforme ed insieme dalla richiesta della Fondazione G. Giacomo Feltrinelli di Milano a collaborare con essa. Nel contesto di una crisi “globale”, senza precedenti, per intensità e durata, che coinvolge le democrazie contemporanee a vari livelli, da quello economico a quello culturale, a quello politico, sono sorti e si sono sviluppati, già a partire dagli anni ’70 del ‘900, partiti e movimenti populisti di varia natura, peso e caratteristiche, fino a costituire una mappa variegata e inquietante che ha invaso l’Europa (e non solo) come le ultime elezioni europee hanno evidenziato. La varietà di essi ed il loro polimorfismo hanno reso difficile la costruzione di un paradigma teorico solido ed incontrovertibile, ma consentono tuttavia, come la letteratura sul tema dimostra, di utilizzare categorie interpretative, variabili ed indicatori che permettono di orientarsi analiticamente in un universo complesso nel tentativo di fornire teorie esplicative delle sue varie declinazioni."

Il populismo nell’Ottocento nasce a sinistra. Quali le caratteristiche di questo particolare tipo di populismo?

"Il populismo tardo ottocentesco, quello russo soprattutto, nasce in pieno zarismo, con l’idea di tornare alle radici del popolo virtuoso; sono i “narodniki” a farsene promotori sull’idea che la comunità contadina tradizionalefosse un’alternativa rimedio al dominio dello zar ed alle condizioni di sfruttamento e povertà delle masse contadine. Essi si contrapponevano sia alla posizione degli aristocratici progressisti che già dagli anni’30 dell’800 propugnavano una serie di riforme moderate per porre fine alla miseria dei contadini, benevoli verso le virtù del popolo russo, sia alle posizioni dei sostenitori di uno sviluppo della Russia secondo modello occidentale per il superamento dell’assetto feudale e l’introduzione di elementari diritti e libertà. La comunità contadina, l’obscina divenne il simbolo dell’emancipazione, un primo abbozzo, potremmo dire, mitico di società socialista predominante per i populisti russi fino alla rivoluzione del1917 e trovò un sostenitore anche in Bakunin. Il contesto in cui tale populismo nasce è pertanto di tipo particolare."

Nel Novecento inizia uno spostamento a destra, come mai?

"I populismi del XX secolo e quelli attuali hanno caratteristiche diverse perché intanto è profondamente diverso il contesto geopolitico nel quale essi sorgono e si sviluppano. L’Occidente capitalistico, le democrazie avanzate che lo popolano, come ho già detto, sono il loro terreno di coltura per diverse ragioni che attengono sia specificamente alle evoluzioni del capitalismo, sia alla forma democratica ed alle singole realtà delle democrazie contemporanee nell’era della globalizzazione. Su queste due dimensioni si innestano i due volti principali del populismo: quello protestatario con riferimento al popolo come “demos, ossia titolare di diritti negati dalle “élite” governanti, percepite come distanti da esso ed incapaci di politiche adeguate; quello identitario con riferimento al popolo come “ethnos” depositario di virtù primigenie, della tradizione, dell’identità di una nazione,con inclinazione xenofoba. I due aspetti, come è noto, possono coesistere nel medesimo partito o movimento populista, alternandosi e con accentuazione diversa a seconda del momento. L’appello al popolo può avvenire anche intendendo il popolo come nazione, o invece come classe. In quest’ultimo caso si ritrova la schiera meno numerosa,ma in crescita dei populismi di sinistra, di cui il caso di J.Luc Melenchon in Francia è esempio tipico o quello di Tsipras in Grecia, o quello del gruppo Podémos in Spagna per citarne alcuni. Il Movimento dei 5Stelle non è di sinistra ma ha espresso, prima di arrivare al governo, una contestazione di tipo radicale con carattere composito sia per ciò che riguarda la sua composizione interna e la provenienza dei suoi aderenti, che il suo elettorato. Esso ha raccolto una delusione e protesta sociale montanti mescolando delusi di sinistra e di destra in cerca del nuovo e di un referente politico che li rappresentasse."

Quali le differenze fra populismo di sinistra e quello a destra?

"Io ritengo come Taguieff ed altri che il populismo sia uno “stile politico” e non un’ideologia (che richiederebbe un insieme ben congegnato di valori ed idee precisi); esso esprime una insofferenza ed un disagio che la politica nelle sue espressioni tradizionali non ha compreso e catturato, sorge sulle ombre della forma democratica e le contraddizioni di una convulsa modernità. Proprio per questo suo carattere esso ed il suo repertorio mobilitante possono essere usati a destra e a sinistra, come del resto la mappa dei populismi sorti e sviluppatisi, dimostra. La nozione di “popolo”così vaga e polimorfa si presta ad ambiguità e diverse declinazioni che differenti ideologie trovano o hanno trovato utili nel tempo."

Mi sembra che l’esperienza peronista sia un’esperienza del tutto originale rispetto ai populismi europei…in che senso?

"Il peronismo, come l’esperienza di Getulio Vargas, in Brasile, sorgono in realtà molto diverse dalle nostre, quelle dell’America latina ed in quelle condizioni hanno realizzato un esperimento originale e riuscito di integrazione nazionale di grandi masse in una realtà povera,senza tradizione democratica, in cerca di una sua via alla modernizzazione e allo sviluppo."

E’ opportuno affermare che il populismo è uguale al fascismo e razzismo?

"Il populismo nelle sue diverse incarnazioni attuali ha il tratto dominante del nazionalpopulismo e, ripeto, sorge in una realtà complessa e disorientata in cui sono ormai tramontati i riferimenti del vecchio ordine, ma non sono chiari e definiti quelli nuovi, la direzione, la qualità e l’organizzazione di una forma democratica diversa. Nella storia delle società i fenomeni non si ripetono mai nello stesso modo e con le stesse dinamiche per il semplice motivo che mutano le condizioni, gli attori, le richieste del sociale, il contesto interno ed internazionale. Il nazionalismo, così come le forme di xenofobia, il desiderio di società chiusa, hanno caratterizzato i vari fascismi nella storia del’900, ma starei attenta ad equazioni semplificanti e a formule che rischiano di non spiegare i fenomeni nella loro specificità. Il passato deve servirci per comprendere il nostro presente, come Jacques Le Goff affermava, ma a patto di una rivisitazione consapevole e critica”:"Io penso in definitiva che la storia sia la scienza del passato, a condizione di sapere che questo passato diventa oggetto della storia attraverso una ricostituzione incessantemente rimessa in causa."(Jacques Le Goff, Intervista sulla storia)."

Il populismo utilizza il popolo come strumento o fine?

"Io porrei la domanda diversamente: il popolo, le masse, la classe o le classi, i cittadini, gli elettori sono il riferimento di qualunque movimento o partito politico nel suo rapporto con la società. Qualunque elite politica è tale se portatrice di un programma o, nei casi migliori, di un progetto di trasformazione della società o di sua amministrazione secondo un determinato punto di vista ed una visione delle cose. Si propone dei fini attraverso una serie di strumenti e strategie per ottenere il potere e realizzare il proprio modello di società. Ma l’eterogenesi dei fini, come Robert Michels, più di un secolo fa, e poi altri, hanno mostrato, è un processo che è connaturato all’organizzazione partitica e si è manifestata anche nella sinistra, nei partitiche proclamavano la liberazione delle masse e l’instaurazione di una società all’insegna dell’eguaglianza. Il suo studio sulla socialdemocrazia tedesca (la SPD delle origini), primo partito socialista europeo, è esemplare e pone anche oggi temi cruciali su cui riflettere."

Il populismo ha coperto quei territori che una volta erano oggetto dell’azione politica della sinistra?

"I partiti populisti, in Italia, come in Francia ed in Germania hanno utilizzato in buona parte le aree geopolitiche tradizionalmente della sinistra. Il Front Nationalin Francia, già nei primi anni’90 del’900, si affermava fra gli strati tradizionalmente orientati a sinistra tanto da fare parlare di”gaucho-lepenisme” ed inducendo pertanto un’attenzione specifica di J.M. Le Pen al nuovo elettorato. La lega, in Italia, al suo sorgere occupa le zone della subcultura cattolica e socialista e mutua dal vecchio PCI una parte dell’elettorato, nonché stile e pratiche di propaganda e presenza sul territorio. Dei 5Stelle ho già detto."

Populismo, Europa Unita e sovranismo…come si dipana la matassa?

"Populismi, sovranismi, Europa unita: sintetizzare porta il rischio di semplificare. Partiamo dal fatto che la Ue non risponde alle intenzioni del progetto iniziale dei suoi fondatori (mi riferisco a Robert Shumann e Jean Monnet, soprattutto). Il problema primo, il vero problema è la questione della sovranità, senza sciogliere questo nodo non si va avanti. Gli Stati che vi aderiscono devono naturalmente, nel momento stesso dell’adesione cedere una parte della sovranità che loro appartiene, come inevitabile rispetto ad una struttura sovraordinata. Questo però non può mettere in causa la preservazione di identità specifiche, in termini culturali, economici, politici. Così come avvenuto nella formazione dello Stato moderno e nel patto che gli individui stringono cedendo ad esso parte delle loro libertà (Il Leviatano di Hobbes o ancor meglio il più democratico Contratto sociale di Rousseau) per uscire dallo stato caotico di “ferinità”, in cambio di protezione e capacità regolamentazione e di armonizzazione dello Stato, similmente sarebbe dovuto avvenire con l’Europa Unita. Per una serie di ragioni note che qui è lungo analizzare, la UE invece è via via divenuta un organismo che sceglie e decide sulla base di una guida tedesca prevalentemente. Essa soffre di un deficit di democrazia, ha una burocrazia pletorica e costosa che spesso si sostituisce al corpo politico, non riesce ad essere unita o anche moderatamente consonante su problemi cruciali quali l’immigrazione, le politiche economiche da adottare, gli accordi; si mostra invece come fustigatrice inflessibile su parametri, deficit, e quant’altro come un capo carovana che non ascolta, non conosce, i problemi e le urgenze della ultime carrozze o cammelli, o di quelli più fragili per attraversare il deserto. Non propone insomma un, sia pur minimo, modello di società che ricostruisca nuovi equilibri, arroccata in un neoliberismo economico, politico e culturale che ha mostrato ormai tutte le sue falle. Essa stessa quindi ha indotto e nutrito i vari populismi e sovranismi riproducendo, in una dimensione macro, ciò che è avvenuto nei singoli paesi con l’incapacità dei partiti tradizionali rispetto alle richieste dei governati ed alle sfide della società globale. Io ritengo che le prossime elezioni europee saranno un mezzo terremoto e segneranno un “tournant” dal quale non si può sfuggire con la propaganda, le sanzioni, le minacce."

Il populismo è una malattia o un sintomo di un’Europa alle prese con un passaggio storico complesso e difficile?

"Il populismo è un sintomo, una reazione a qualcosa che non funziona e spesso si pone come un bastione sicuro contro incertezza e marginalizzazione crescente degli strati più deboli della società. Denuncia mali e disarmonie che esistono, e fa dell’insicurezza diffusa e della paura sociale un’arma formidabile per il consenso, proponendo soluzioni rischiose, nemiche di un qualunque processo democratico. Esso propone idee ed azioni passatiste per una società disorientata dal vento di grandi mutamenti che ha spazzato via identità, modelli, uoghi dell’agire individuale e collettivo. Esso è un’ombra tenace, come ho già scritto, che insegue la democrazia quando essa è in affanno, tentenna, non mantiene le premesse e promesse che ne hanno caratterizzato l’instaurazione e si presenta, essa, come un guscio svuotato mantenendo gli aspetti formali e minimali che la caratterizzano in quanto sistema democratico, quindi la partecipazione elettorale, soprattutto e le libertà minime di espressione e di associazione. Tutto ciò che resta, il resto che non è poco, che fa la democrazia vera, nella forma che il mutamento vertiginoso richiede, va ricercato, immaginato, progettato. "

Possiamo definire Trump un populista? Il populismo americano ha dei caratteri che lo distinguono da quello europeo?

"Trump rappresenta una forma di populismo al potere che riprende alcune posture di Sarah Palin leader di un partito populista con molto seguito in America, e si innesta in un contesto politico nel quale, pure, gli attori tradizionali mostravano inadeguatezza. Egli ha alcune caratteristiche specifiche dei populismi di destra, come la xenofobia, la forte personalizzazione nella gestione del potere, un richiamo al “popolo”come depositario delle virtù che contano; usa inoltre massicciamente e spettacolarmente i media che enfatizzano la personalizzazione e la retorica populista. Hillary Clinton, candidata del Partito democratico, appariva ed era l’espressione di vecchie politiche e di un potere consolidato ed insoddisfacente; non è riuscita a mettere in valore l’elemento di “genere” declinando al femminile una leadership che poteva essere innovativa e stimolante; la presidenza Obama d’altra parte aveva deluso alcuni, i progressisti autentici, e preoccupato altri, l’americano medio geloso della propria tranquillità e dei propri privilegi. L’America era quindi molto ricettiva per accogliere un novello Rodomonte che prometteva di fare sul serio e riproporre i fasti dell’Impero."

- Alcune parole sull’intervistata:

Sara Gentile insegna Analisi del linguaggio politico nell’Università degli studi di Catania ed è Professeur invité al CEVIPOF(SciencesPO) di Parigi. Ha concentrato i suoi interessi di ricerca sull’analisi del potere e, negli ultimi anni sul sistema semipresidenziale francese e le sue evoluzioni. Analizza da anni i movimenti e partiti populisti in prospettiva comparata. Collabora con la Fondazione Feltrinelli relativamente ai temi del populismo e della crisi delle democrazie. Collabora con l’Associazione Historia di Pordenone e la Scuola di cultura politica da essa organizzata. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: L’isola del potere. Metafore del dominio nel romanzo di Sciascia, Dondelli,1995; Capo carismatico e democrazia: il caso De Gaulle, FrancoAngeli, 1998; Mitterrand, il monarca repubblicano, FrancoAngeli, 2000; Il populismo nelle democrazie contemporanee. Il caso del Front National di J.Marie Le Pen, Franco Angeli,2008; Populismo e istituzioni: la presidenza Sarkozy, Franco Angeli,2012; Populismi contemporanei XIX-XXI secolo, ebook,Fondazione Feltrinelli, Collana Utopie. Ha collaborato con le riviste ”Teoria Politica, ”Comunicazione Politica”, “Rivista delle Politiche Sociali”, “Trasgressioni”.

- Recensione saggio della Professore Sara Gentile sui Populismi:

"Populismi Contemporanei XIX – XXI secolo"

- Photo credits:

La foto ci è stata fornita dalla Professoressa Sara Gentile


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