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Viaggio a bordo di un biplano


Biplano / di Richard Bach ; introduzione di Ray Bradbury ; fotografie di Paul E. Hansen e dell’autore ; traduzione di Argia Micchettoni. - Milano : Rizzoli editore, 1974 ; prima edizione. - 200 p., [IV], ril. ; 22,5 cm. - Tit.orig.: Biplane.
lunedì 21 agosto 2017 , Inviato da Sergej - 279 letture

“Il viaggio è stato compiuto decine di migliaia di volte, un sentiero tracciato da Montgolfier e Montgomery e Wright, sbozzato e sgombrato da Lincoln Beachy e Gleen Curtiss e Earle Ovington e Jack knight, lastricato e spianato e ampliato da tutti coloroche fecero staccare un aeroplano da terra o che provarono per un’ora che cosa sia il sogno del volo. Tuttavia, malgrado i miliardi di ore che gli uomini passano in cielo, nessuno vi ha lasciato un segno. Nel cielo tranquillo, lasciamo solo una tenue scia di aria increspata. Quando il nostro biplano è passato, il cielo torna tranquillo, coprendo accuratamente ogni segno del nostro passaggio; torna a essere il silenzioso deserto che è sempre stato” (Richard Bach, Biplano, pp. 71-72) Abbiamo trovato in una bancarella questa prima edizione italiana del 1974 del racconto “Biplano / Biplane” di Richard Bach - l’ottima traduzione italiana di Argia Micchettoni, traduzione non semplice per la presenza di qualche tecnicismo aeronautico ma che Micchettoni brillantemente affronta con una lingua italiana splendida -, ma Bach lo scrisse nel 1966. Le foto, molto belle, di Paul E. Hansen e dello stesso Richard Bach. Richard Bach non ha bisogno di presentazioni per il pubblico italiano: è l’autore di uno dei libri cult per ogni lettore, “Il gabbiano Jonathan Livingston”.

L’autore compie il viaggio da Los Angeles, California, costa ovest degli Stati Uniti, con un aereo da turismo, un Fairchild 24 dotato dei comfort e della sicurezza data da un velivolo costruito dopo la guerra. Radar, cabina di pilotaggio chiusa, motore affidabile, un’automobile con le ali, nulla a che fare con il Detroit-Parks Speedster P-2A, un biplano del 1929 che il collezionista Colt’s Neck, in Alabama, conservava in un hangar e che avrebbe scambiato con il Fairchild di Bach. Comincia così il viaggio dell’autore che ai comandi del suo nuovo/vecchio aereo intraprende per tornare a casa, in California, ad oltre 4.300 chilometri, scoprendo il sapore di quel modo di volare così diverso da quello che aveva quando era riservista nella U.S. Air Force. In questo viaggio incontrerà persone con la stessa passione per il volo e semplici curiosi, ed affronterà problemi che ne metteranno alla prova la fiducia nelle proprie possibilità e il legame instaurato con il proprio velivolo (Il plot da: https://it.wikipedia.org/wiki/Biplano_(romanzo)).

“Ma ogni volta, ogni singola volta, l’avviamento del motore segna l’inizio del viaggio. Se volete farvi un’idea dell’avventura del volo, aspettate il momento in cui i motori cominciano a girare. In qualunque pagina della storia dell’aviazione, per qualsiasi tipo di aeroplano, in quell’istante c’è un frammento o un grosso blocco di avventura, di epopea e di fascino. Il pilota, nell’abitacolo, prepara se stesso ed il suo aeroplano. In tutte le lingue, con un centinaio di termini diversi, viene il momento in cui una parola o un segnale hanno un unico significato: Vai!” (pp. 69-70).

Rispetto alla favola di Saint-Exupery, o a quella di Icaro/Dedalo (che viene rievocata), vi è una carnalità e un rapporto macchina-corpo diretto. Il volo è paesaggio, ma è soprattutto rumore del motore e rapporto del pilota con la macchina. Vi è un corpo-a-corpo (un corpo-a-macchina) molto “americano in questo. L’individuo da una parte e la macchina dall’altra. Le grandi distese che scorrono sotto sono altrettanto metafore di questa dimensione archetipica e nello stesso tempo prometeica. L’individuo “contemporaneo” che vive nella società ricerca la dimensione prometeica, il ritorno a una istintività e a rapporti più basilari - quali appunto, nella solitudine, quelli con la macchina -. Se si vuole, è una dimensione di chi se lo può permettere, un ben pasciuto pilota nordamericano. Il ricco che si vuole mettere alla prova in una situazione artefatta - se poi gli capita qualcosa di male, una disgrazia, ben gli sta: se l’è andata a cercare, poteva benissimo rimanere a casa… Nel mondo contemporaneo che ha cancellato l’epica, la ricerca dell’epica, della sfida primordiale, è quanto rimane come forma di ribellione - individuale, personale, senza implicazioni morali né ideologiche - rispetto al mondo.

Bach riesce a destreggiarsi con il suo racconto, con ironia e auto-ironia, riuscendo nell’opera non facile di “farsi leggere” anche a distanza di così tanti anni e un secolo dopo. "Tutto il romanzo lo si può leggere come una metafora, un insegnamento a riappropriarsi della vita "a bassa velocità", quella che ci permette di osservare i particolari che altrimenti scorrerebbero via senza lasciare alcun segno" (https://it.wikipedia.org/wiki/Biplano_(romanzo)).



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