Assunte in un call center della Tim, nella zona industriale di Capezano Pianonore, con un contratto vero, da dipendenti e non precarie, e persino a tempo indeterminato!
Una chimera per i tanti operatori telefonici.
Ma qualcosa si inceppa.
Superato brillantemente il periodo di prova, alle tre lavoratrici, tutte donne, molto giovani, qualcuna anche con famiglia, cominciano a fioccare lettere di contestazione per i motivi piu’ vari, e soprattutto non veri, dall’ uso improprio del cellulare durante l’orario di lavoro mentre il cellulare all’inizio del proprio turno doveva essere spento e riposto in appostiti spazi, al generico e non provato comportamento non idoneo al regolamento aziendale interno e non rispetto dei superiori. Poi “la mazzata”: tre lettere di licenziamento “per giusta causa”, che in realtà si traduce nel fatto che le tre ragazze non riuscivano a prendere abbastanza appuntamenti per gli agenti, telefonando su liste ormai ” usate, riusate e usurate da mesi”!
All’ufficio vertenze della Filcams Cgil i tre licenziamenti vengono impugnati, ma avendo l’azienda meno di 15 dipendenti, non potendosi applicare l’art,18 dello Statuto dei Lavoratori, per cui chiedere o ottenere la riassunzione, il massimo richiedibile è un risarcimento economico per l’ ingiusto licenziamento.
Convocata l’Azienda presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Lucca, per il tentativo di conciliazione, a giugno dello scorso anno il titolare concilia, sottoscrivendo il verbale l’accordo: dovrà versare 2500 euro a ciascuna dipendente.
Sono passati sette mesi ma le tre ex dipendenti non hanno ancora visto un euro
La pratica è passata pertanto nelle mani di uno dei legali del Sindacato, mentre al call center della Tim dell’interland viareggino tutte le nuove operatrici telefoniche sono state “assunte” a progetto.