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Vertenza Cipi: non c’è più nulla da fare?


Ogni giorno il territorio registra infinite emergenze lavorative e poi ci stupiamo se noi meridionali alla fine stanchi e delusi prendiamo la valigia e partiamo per sempre...
mercoledì 28 marzo 2018 , Inviato da Emanuele G. - 1292 letture

A Catania l’emergenza lavoro è oramai un’angosciante sequela quotidiana. Abbiamo, netta, la sensazione di un tessuto umano, prima ancora che economico, in fase di disfacimento. Quando crolla il valore del lavoro - sancito dalla nostra Carta Costituzionale - sembra che tutto il resto crolli: affetti, famiglie, società, le relazioni umane... Si vedrà, finalmente, una luce di speranza alla fine del tunnel?

Oggi dobbiamo registrare il passo finale dell’annosa vicenda della Cipi un’azienda leader in Italia nella produzione di gadget.

Questo emerge leggendo il comunicato congiunto lavoratori-Rsu-sindacati della Cipi rilasciato in data 21 marzo 2018:

"Cipi, la vertenza si chiude con un nulla di fatto. Domani, davanti lo stabilimento alla zona industriale, conferenza stampa dei sindacati per denunciare il disinteresse dell’azienda.

Si è chiuso con un nulla di fatto il tavolo di crisi, convocato per questa mattina dalla Regione Siciliana per l’esame della procedura di licenziamento dei lavoratori della Cipi. Davanti al rappresentante dell’assessorato regionale del lavoro, Sergio De Matteo, ai segretari generali e di federazione di Cgil, Cisl e Ugl ed ai rappresentanti sindacali dei dipendenti, l’azienda ha confermato la linea espressa nei precedenti incontri che si sono svolti negli uffici di Confindustria Catania prima e nella sede del Ministero dello sviluppo economico poi. Una volontà, quella sostenuta dalla proprietà per bocca dei consulenti Ezio Cristetti e Francesco Andronico, di dismettere lo stabilimento catanese che si è andata a sommare oggi alla totale chiusura nei confronti delle proposte avanzate dai sindacati per mantenere in vita la produzione nella zona industriale etnea.

"Abbiamo ancora una volta rilanciato l’esigenza di salvaguardare i livelli occupazionali attraverso la ricerca di soluzioni alternative come la creazione di una cooperativa di lavoratori o la cessione del ramo d’azienda, grazie anche alla disponibilità mostrata sia dal Ministero che dalla Regione di sostenere queste attività con la messa a disposizione di ammortizzatori sociali - spiegano Gianluca Patanè di Slc Cgil, Antonio D’Amico di Fistel Cisl e Carmelo Giuffrida di Ugl chimici, insieme agli Rsa Giuseppe Tosto per la Cgil, Valeria Vittorino e Pierluigi Amato per la Cisl, Massimiliano Di Mauro per la Ugl. Dalla Cipi, invece, hanno risposto che intendono utilizzare queste risorse per accompagnare la struttura etnea verso la definitiva smobilitazione. Riteniamo tutto ciò inaccettabile, offensivo nei confronti di queste 50 famiglie che perderanno il posto di lavoro e delle istituzioni che intendono salvaguardare un principio previsto anche dalla costituzione. Di fronte quest’ennesimo rifiuto da parte della società, dopo una breve assemblea, abbiamo deciso di comune accordo di chiedere la conclusione della procedura."

A loro si aggiunge la voce dei segretari territoriali Giacomo Rota, Maurizio Attanasio e Giovanni Musumeci: "Nessun lavoratore sarà lasciato solo davanti ad un simile sopruso ed è intollerabile registrare un netto rifiuto, da parte dei vertici aziendali, di garantire la prosecuzione delle produzioni dopo aver continuato ad accampare motivazioni deboli. Non possiamo consentire che la Cipi, dopo aver beneficiato di contributi e aiuti dallo Stato, decida di lasciare a casa i suoi lavoratori per alimentare un mercato al ribasso in altre parti d’Europa. Per questo siamo pronti ad ogni iniziativa possibile per scongiurare tutto ciò."

Da domani, intanto, potranno partire i primi licenziamenti e, per questo, c’è grande agitazione tra gli stessi lavoratori che, alle 10, terranno una conferenza stampa davanti la sede della Cipi in via Cosmo Mollica Alagona 10."

Un’altra vittima della c.d. "delocalizzazione"? Sicuramente. Tuttavia, una lettura semplicistica finirebbe con lo sminuire, in maniera grave, la reale portata della vertenza Cipi.

Mi premono tre osservazioni.

C’era stato un deciso appoggio nei confronti dei lavoratori da parte del Governo e della Regione. Infatti, si era immaginato di creare una cooperativa di lavoratori - seguendo il modello della Cesame - oppure trovare una nuova proprietà. La Cipi non ha voluto sentire ragioni e va dritta dritta per la sua strada. Ossia la chiusura del sito produttivo di Catania.

Esiste una politica industriale in riferimento ad una zona industriale - quella sita in Contrada Pantano d’Arci/ex-Consorzio Asi - che pare regnare nel più totale abbandono? Quell’area potrebbe e dovrebbe diventare una zona economica dove rilanciare Catania dal punto di vista economico e sperimentare nuove forme di attività economica. C’è questa politica industriale? C’è una vera volontà politica?

Che tristezza notare che a Catania le innumerevoli vertenze del lavoro si svolgono nel più completo e assordante silenzio della città. Prima non era così. C’era tutto un tessuto sociale che esprimeva grande sensibilità e compartecipazione sul fondamentale problema del lavoro. Catania continua nel suo sonno da troppi anni. Se la città non si sveglia sarà difficile uscire dal tunnel. Il lavoro si rilancia anche e soprattutto da una riappropriazione della città.

Giro di Vite è dalla parte dei lavoratori della Cipi e di tutti i lavoratori del circondario etneo che ogni giorno combattono una battaglia - giusta e sacrosanta - per il valore fondativo per eccellenza della società: il lavoro.

Lavoro-lavoro-lavoro!

Storico della Cipi

Cipi nasce a Catania nel 1964, fondata dall’ imprenditore di Carlentini (SR) Rosario Circo, è la più importante realtà italiana nel settore dell’ oggettistica promozionale, del regalo aziendale e del corporate merchandising.

Circa 20 anni dopo l’ imprenditore crea una sede commerciale a Milano come posizione strategica rispetto al sud per le vendite.

Dal 2000 l’azienda inizia ad espandersi diventando S.p.a. e subentra Seat Pagine Gialle che acquista circa il 50% delle azioni; in questi anni avvengono vari passaggi di percentuali di azioni variabili dal 49 al 51% fra Seat Pagine Gialle e Rosario Circo.

La Cipi successivamente nel 2001 viene acquisita al 100% da Seat Pagine Gialle; con un totale di 144 dipendenti:

* 25 su Milano;

* 119 a Catania.

- 2009-2011 L’azienda fa ricorso ad un biennio CIGO causata da una crisi di mercato.

- Nel dicembre del 2012 18 lavoratori aderiscono ad un piano aziendale di incentivo all’esodo con 12 mensilità lorde.

- 2011-2013 La società avvia la procedura per il ricorso alla GIGS per riorganizzazione aziendale che avrebbe interessato 110 lavoratori su 119 per 24 mesi su Catania; ossia:

* 90 lavoratori al 50%;

* 10 lavoratori al 75%;

* 10 lavoratori al 30 x100.

- Febbraio 2013 A fine procedura CIGS l azienda dichiara che l’unica alternativa alla chiusura è un profondo e strutturale ridimensionamento della produzione che viene concordato con altri 41 dipendenti di Catania in mobilità con incentivo di 12 mensilità.

- Settembre 2013 Seat Pagine Gialle che detiene 100% delle azioni Cipi dichiara di essere costretta ad avviare la cessazione dell’ attività presso le due sedi di Catania e Milano, non essendo più interessata al core business dell’azienda ma di poter in alternativa procedere alla vendita della società e che nonostante dei soggetti abbiano mostrato interesse la vendita non si concretizza a causa dei costi rispetto ai ricavi,così si procede ancora una volta al ridimensionamento del personale di produzione con 13 unità inmobilità su Catania, a questo punto si fa avanti il fondatore R. Circo e la figlia V. Circo che scongiura la chiusura totale dell’azienda per subentrare definitivamente nel marzo 2014.

- 2015 dal nuovo catalogo Cipi viene eliminato l’indirizzo dello stabilimento di Catania con la giustificazione che fosse più facile vendere con l’ immagine di solo Milano.

- Nel 2015 Cipi partecipa ad Expo Milano con il prestigio della personalizzazione “Made in Italy “ - “Orgoglio Italia”.

- 2016 L’azienda con 20 dipendenti a Milano e 52 a Catania per continuare l’ attività dichiara di dover risparmiare sul costo del lavoro quindi viene attuato:

* flessibilità orario di lavoro solo per la produzione (straordinario compensato da ore di riposo ma senza maggiorazione);

* rinuncia buoni pasto;

* contratti di solidarietà, solo impiegati con percentuali variabili dal 10 al 70% solo su Catania.

- 2017 Si continua ma solo su Catania:

* flessibilità;

* buoni pasto ridotti;

* solidarietà.

- Gennaio 2018 L’azienda che a novembre si era trasformata da S. p. a. in S.r.l. dichiara l’inevitabile chiusura dello stabilimento di produzione a Catania per i costi strutturali e di lavoro troppo alti, con il conseguente licenziamento di 50 dipendenti poiché acquistare prodotti in Romania, Olanda, Polonia è più conveniente, rimanendo il marchio Cipi con sede commerciale a Milano per le vendite di prodotti non più lavorati a Catania ma acquistati all’estero.

L’enorme sacrificio fatto negli anni dai lavoratori di Catania fieri di mantenere il nome del noto marchio Cipi nato sul nostro territorio finisce con un licenziamento collettivo.


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