Marchionne esce dalla Confindustria e annuncia la costruzione di un Suv di cui noi tutti sentivamo la necessità. Il Pd litiga ma non perché chiudono le fabbriche, ma per chi deve fare il segretario
Sergino Maglioncino Marchionne ha parlato. E ha parlato duro, molto duro. Ha fatto sapere ad Emma, e a tutto il mondo, che lui esce dalla Confindustria. Badate bene che non lo fa a cuor leggero, ma è costretto considerato che Emma è diventata barricadiera e si sussurra voglia iscriversi a Rifondazione comunista. Lui, il manager italo-svizzero-canadese, no. Lui è per Silvio, per il socialista Sacconi, dalla parte di coloro che vogliono il progresso e mani libere a licenziare.
Io, ogni tanto, fantastico e cerco di immedesimarmi in questi personaggi. Sergino, ad esempio − nominato da Napolitano, nel 2006, cavaliere del lavoro − me lo immagino che scriva la lettera ad Emma seduto nel suo studio, su una di quelle sedie girevoli che costano quanto la paga annuale di un operaio Fiat, con i gomiti appoggiati su uno spartano tavolo di legno, naturalmente pregiato, fatto venire apposta dalle foreste canadesi, in uno studio con quadri di grandi artisti che Maglioncino non ha acquistato ma ha ordinato di appendere. Il pavimento può essere di legno o ricoperto di moquette, non ha importanza. Importante che il materiale sia molto costoso e che Sergino nostro, quando cammina, dia l’impressione di lievitare, di non appoggiare neppure i piedi per terra.
E’, insomma, il grande Capo Assoluto e Fantozzi aveva visto giusto anche nella descrizione della poltrona che accoglie, amorevolmente, il nobile posteriore di Sergino. Oltre l’uscita dalla Confindustria, il capo della Fiat afferma, altre cose interessanti. Come quella, ad esempio, della fine che faranno gli stabilimenti di Torino. Lì sarà costruito un nuovo Suv di cui tutti noi sentivamo la necessità. Infatti, nei nostri paesi e città, un Suv sarebbe l’ideale per andare ad accompagnare i figli a scuola o in piscina, Il Suv fa correre il nostro pensiero ai grandi spazi e da noi, ad esclusione della Basilicata, ci sono grandi spazi. E poi sul Suv ci sta molto bene la cartella, pesantissima, del figlio.
Quando faranno il Suv? A metà del 2013. Ma come, non era previsto per la metà del 2012? Sì ma c’è stato qualche problema. Le vendite Fiat diminuiscono in continuazione e i marchi Fiat nel 2011 hanno perso il 14% nei confronti del 2010 e, in più, i soliti operai mettono i bastoni fra le ruote allo sviluppo con fermate, scioperi, mobilitazioni continue. E così Maglioncino blu ha deciso di mettere in mobilità 700 lavoratori della Irisbus di Avellino. Tanto la mobilità la paghiamo noi, non certo Marchionne. Lì facevano i bus per le città. Basta, via, chiuso. Meglio il Suv. E la city car? Le utilitarie che hanno fatta diventare famosa la Fiat in tutto il mondo? Progetto accantonato. Bisogna pensare in grande. Basta utilitarie, grandi spazi, grandi macchine con 4 ruote motrici, ridotta, che guadano fiumi e scalano montagne come si vede nella pubblicità.
Maglioncino Marchionne ha deciso di chiudere anche in Polonia e così il Suv marca Jeep verrà progettato negli stati Uniti, porteranno in Italia la piattaforma produttiva e poi, per almeno metà della produzione, ritornerà negli Usa. Una genialata! Ad uno così gli si dovrebbe dare il posto di presidente del Consiglio. Un uomo che il Pd, ad esempio, non dovrebbe farsi scappare considerato che l’allora segretario dei Ds, Piero Fassino, nel settembre 2006, affermava di essere pronto "Ad allearmi con Marchionne. Lui sì che è un vero socialdemocratico". Gli faceva eco, tre anni dopo, nel 2009, baffetto D’Alema, il grande timoniere: "Ho sempre pensato che il destino della Fiat era quello di una forte internazionalizzazione in una fase caratterizzata dalla concentrazione della produzione di automobili. Marchionne lo sta facendo nel modo migliore". Poi, nel 2011, è la volta di quello che doveva andare a fare del bene in Africa ed invece è ancora qui a rompere i coglioni a noi, Walter Veltroni: "Marchionne ha posto con chiarezza, durezza e per tempo il problema. Ci vuole un contratto di lavoro costruito più a ridosso dell’organizzazione aziendale". Per finire, Sergio Chiamparino, in quel momento sindaco di Torino che ha una visione per così dire, molto meccanica: "Marchionne rimane l’uomo che ha preso quella macchina ingrippata che era diventata la Fiat e l’ha salvata".
Questa della macchina ingrippata mi piace, me la debbo segnare. E a proposito del Pd, dell’opposizione, cosa starà facendo in questi giorni con fabbriche che chiudono e Marchionne che decide? Hanno fatto una bella riunione nella loro sede che si chiama Nazzareno e se le sono suonate di santa ragione. Diversità di vedute sui problemi operai? Ma và. Cosa avete capito. Hanno litigato su dimissioni sì, dimissioni no del segretario e sulle responsabilità del non raccoglimento ufficiale delle firme per il referendum sul Porcellum.
Alla mattina, questi personaggi, quando si svegliano e vanno in bagno a lavarsi il viso, non proveranno vergogna a guardarsi allo specchio?