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Val di Noto ed il "no" alle trivelle

La battaglia in difesa della Val di Noto potrebbe essere una occasione unica per rivalorizzare il territorio. Essa dovrebbe costituire un momento di forte identificazione della popolazione con la propria terra....
di Giuseppe Artino Innaria - sabato 22 settembre 2007 - 1650 letture

Su “La Stampa” del 31 agosto 2007 è stato pubblicato un interessante articolo di Mario Tozzi, “Svendere Noto per quattro soldi”, che rappresenta un intelligente contributo al dibattito sulla paventata trivellazione da parte di compagnie petrolifere nella Valle del Barocco siciliano. L’autore si pone, soprattutto, l’interrogativo se sia conveniente sacrificare la vocazione turistica e agricola di un’area per lo sfruttamento di una risorsa energetica - gli idrocarburi - destinata in un futuro ormai sempre più vicino a rimanere superata. Tozzi ha il merito di inquadrare il problema in corretti termini economici: agricoltura di qualità, bellezze artistiche e paesaggistiche sono l’autentico punto di forza della Sicilia su cui vale veramente la pena di investire.

La battaglia in difesa della Val di Noto, però, a mio avviso, potrebbe essere anche una occasione unica per rivalorizzare il territorio. Essa dovrebbe costituire un momento di forte identificazione della popolazione con la propria terra. Andrebbe affermata l’idea che il territorio non solo non si svende, ma è in assoluto incommerciabile, perché è, innanzitutto, un luogo ideale in cui una comunità crea il proprio senso di appartenenza. Uno degli effetti della globalizzazione è che sempre più spesso i popoli locali vengono espropriati dello spazio in cui vivono dalle corporation multinazionali, che con i loro investimenti snaturano l’identità e la storia di una regione. Per questo è importante che ogni comunità si riappropri del proprio destino, dimostrando di saper difendere non solo i propri interessi più spiccioli di natura economica, ma, prima di tutto, l’anima della terra che abita.

Purtroppo, spesso la modernità ha portato alienazione, straniamento, disincanto, che si sono riverberati nel rapporto dell’uomo con il territorio. Il mondo si è disanimato, il legame che generazioni di uomini hanno nutrito con la propria terra si è piano piano sfilacciato. La “privatizzazione” della vita individuale fa sì che ciascuno identifichi come proprio spazio solo l’abitazione, mentre gli spazi pubblici, il territorio “lato sensu” inteso vengono percepiti come estranei, come “no man’s land”. Proliferano quelli che Marc Augè definisce i “non luoghi”, spazi anonimi, senz’anima, omologati, senza storia, senza alcuna connotazione estetica e rispondenti esclusivamente ad una logica funzionale.

Eppure, per ogni uomo essere, come insegna Martin Heidegger, è “Mitdasein”, è “Con-Esserci”, è essere qui insieme agli altri. La vita umana necessita di un respiro comunitario, che non può prescindere dalla collocazione in un territorio. Il nostro processo di identificazione individuale e collettiva è strettamente incrociato ai luoghi della memoria. Non c’è comunità senza territorio, perché quest’ultimo è l’ambito in cui la prima continuamente rinnova ed elabora il significato del proprio destino, lasciando segni tangibili della propria cultura.

L’incanto di un tempo della Baia di Augusta - che è possibile ritrovare in “Lighea”, la novella di Tomasi di Lampedusa -, il costo ambientale della zona industriale tra Priolo ed Augusta devono servire da monito severo per non ripetere gli stessi errori.

Non lasciamoci sfuggire il bello che ci appartiene!


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Val di Noto ed il "no" alle trivelle
25 settembre 2007, di : enza

Sì, non lasciamoci sfuggire il bello che ci appartiene,anzi lottiamo aspramente e fortemente per mantenerlo,perchè l’arte,ossia il bello,ci da tanto ed in cambio non chiede nulla,solo un pò di rispetto.Perciò,chiedo a tutti i siciliani di LOTTARE per la salvaguardia della val di Noto e di tutte le bellezze artistiche e paesaggistiche della nostra isola.Basta con lo sfruttamento incondizionato del territorio!!!Non ci basta il disastro della baia di Augusta e l’inquinamento di quello che una volta era un paradiso e adesso è considerato il triangolo della morte? Polo industriale AUGUSTA-PRIOLO-MELILLI = TUMORI E MALFORMAZIONI=MORTE. E’ ora che noi siciliani ci svegliamo e lottiamo per salvare il nostro paese dalle speculazioni insensate.ENZA