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V. M. 18: intervista a Isabella Santacroce



mercoledì 18 luglio 2007, di Elisabetta Corsini - 9013 letture

O la ami o la odi. C’è chi la vorrebbe "santa subito" e chi la definisce "pura spazzatura": a cominciare da Fluo, pubblicato nel ’95, fino a V.M. 18, uscito il 24 maggio per Fazi editore, ogni libro di Isabella Santacroce è puntualmente accompagnato da discussioni e polemiche. E’ sufficiente leggere il suo blog per capire le reazioni contrapposte che i suoi libri suscitano: accanto agli adolescenti che la amano e la considerano un modello da imitare, definendola addirittura il nuovo Messia, ci sono padri e madri indignati e preoccupati che le inviano mail infuocate, accusandola di manipolare le menti dei loro giovani figli. Ma lei, scrittrice romagnola visionaria, estrema e libertina, viaggia distante da insulti e pregiudizi, e anzi dichiara di provare compassione per chi la minaccia e la condanna :"Sono cani rabbiosi - dice - che sanno solo scagliare pietre rimanendo immobili". E in V.M. 18 - così come nel suo precedente lavoro, "Zoo" - smette di fare a pezzi la sintassi, passando da uno stile sperimentale alla forma del romanzo tradizionale e realizzando un libro di quasi 500 pagine.

In V.M. 18 la quattordicenne Desdemona, insieme a due compagne di collegio, compie pratiche sessuali estreme, orge e delitti efferati; la scelta del titolo è una provocazione?

Il titolo deriva da un pensiero nato mentre scrivevo il romanzo, ho pensato che ciò che stavo narrando solitamente viene considerato vietato ai minori. Le tre protagoniste quattordicenni sono dunque "minorenni vietate ai minori".

C’è spesso nei tuoi libri un riferimento alla famiglia, a padri inadeguati, a madri assenti, in alcuni libri solo brevi accenni, mentre in V.M. 18 indugi di più nella descrizione dei genitori della protagonista Desdemona: che idea hai della famiglia tradizionale?

Non sono contro la famiglia, ma contro l’istinto gregale dell’ obbedienza, tramandato per eredità. Sono contro la costruzione di una coscienza morale per opera delle famiglie, contro questo imporre la loro vita sui figli, quasi un bisogno di dilatare se stessi investendoli. Desdemona si ribella alla demenza che ha conosciuto attraverso suo padre e sua madre, ma credo che un genitore non possa decidere nulla dell’ esistenza di un figlio. La felicità è fare ciò per cui si è stati programmati, e se si eliminano i rumori molesti di chi ci ha partorito, è semplice sentire questa voce che ci parla, continuamente.

Cos’ è per te la morale? L’eros estremo, una costante nei tuoi libri, è un mezzo per combatterla e superarla?

La madre della morale è la paura, e quindi la morale è intrisa di spavento. In V.M. 18 uso l’ erotismo efferato per sfregiarne i codici. Le orge che si compiono nel romanzo sono come funzioni religiose, è presente la liturgia del corpo e della parola. Ma mentre l’ eucaristia cattolica è il memoriale di Cristo crocifisso e risorto in favore dell’ umanità, V.M 18 è il memoriale della natura feroce e licenziosa dell’ uomo, crocifissa dalla morale, in favore di una demonizzazione di tutta l’ umanità.

Cosa rispondi a chi ti accusa di essere blasfema e pericolosa?

Rispondo come farebbe Nietzsche: ci sono libri cha hanno un valore opposto a secondo di chi li legge, se a leggere è un animo meschino, il libro può essere pericoloso, se il lettore ha invece un animo superiore, allora il libro è un invito a dar prova del proprio valore. So che per molti genitori il mio è un libro riprovevole, ma la pia convinzione secondo cui il male non esiste, non fa altro che renderlo vago, enorme e minaccioso.

Hai dedicato V.M. 18 a Dio Onnipotente, definendolo tuo marito; inoltre i riferimenti al sacro, alla figura di Gesù sono continui: che rapporto hai con la religione?

Dedico il romanzo a Dio, e lo faccio perchè ho un’ idea religiosa della letteratura, che per me è una verticale verso la luce. Sono diventata sposa di Dio, come una suora. Della religione non amo però questo bisogno di mortificare i sensi, di rimpicciolire l’ uomo e ammansirlo. Credo nell’ importanza di non sacrificare la propria natura, di amare ogni proprio istinto, anche quello più sanguigno e apparentemente sacrilego. L’ uomo è ormai diventato una tigre rinchiusa in un circo, dove la morale diviene il domatore che la costringe a saltare nel cerchio di fuoco e a ballare sulle zampe posteriori. Ma come una tigre sbrana il domatore, io in questo libro sbrano la morale e il timor di Dio, che sempre il cristianesimo ha consigliato.

Le protagoniste dei tuoi libri sono sempre donne, sono loro le eroine, le padrone, quelle che hanno un ruolo attivo, mentre di figure maschili come Minosse e Creonte dici :"In loro era assente del tutto l’ intelligenza": che idea hai dell’ universo femminile e di quello maschile?

Penso che nelle donne sia più presente il coraggio, è la donna a dare la vita. Forse per questo l’ uomo finisce per cercare sempre una madre. E’ la donna a creare, e di questa sua creazione l’ uomo diventa ombra. Non si può generalizzare, ma ho conosciuto molte donne ardimentose e molti uomini pusillanimi.

I tuoi libri hanno contenuti forti, e spesso usi abbigliamento sadomaso e nascondi il volto con le maschere: quanto c’è di autentico in tutto questo, e quanto di provocatorio?

In me è tutto autentico, se così non fosse proverei disgusto per me stessa. Vorrei che la gente la smettesse di barricarsi dietro i pregiudizi, che smettesse di avere paura. Non sono trasgressiva, sono sovversiva, come può esserlo un santo o un peccatore, perchè entrambi rompono l’ ordine delle cose. Sono stanca di essere definita forzatamente trasgressiva, di essere considerata un personaggio scomodo. Ma questa mia stanchezza non è arresa, non sarò mai troppo stanca per arrendermi.


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V. M. 18: intervista a Isabella Santacroce
24 luglio 2007, di : libera

La Santacroce è una grande e chi vorrebbe bruciare il suo libro non capisce nulla.
    V. M. 18: intervista a Isabella Santacroce
    9 febbraio 2009, di : Charlie

    Chi vuole bruciare l’ultimo dei romanzi di Isabella non capisce nulla. Mia madre appena ha visto la copertina non me lo voleva comprare. Alla fine l’ho letto. Mia madre non ha nulla contro quel libro. Non può essergli contraria, poichè neanche l’ha letto. Credo che tutte le persone che vogliano far di quel libro cenere non l’abbiano neanche letto. E’ scritto in modo semplicemente divino, e ciò che c’è scritto è ciò che mai ho sentito dire.Un libro non merita mai di esser bruciato, perchè sarebbe come bruciare un’anima. Solo in tempo di dittatura si bruciavano i libri. Se si bruciano delle idee, delle parole, dei pensieri, è perchè si ha paura di essi, e se si ha paura è perchè in fondo si crede in quelle parole, in quelle idee, in quei pensieri. Per me Isabella Santacroce resta una dea indiscussa.
      V. M. 18: intervista a Isabella Santacroce
      24 agosto 2011, di : Masterdrx

      Sicuramente c’è chi brucerebbe libri del genere ma non lo fanno anche perché prima dovrebbero comprarli . . . comunque per me Isabella Santacroce conosce i suoi polli (lettori) e sa che è enorme il fascino del proibito . . . se ci dicono di non mangiare la mela dell’albero del bene e del male noi subito abbiamo voglia di farlo . . . sbaglia quando dice che bisogna amare ogni istinto umano anche quello più SANGUINOSO . . . in quanto in un essere umano per ogni istinto ce n’è un altro che lo bilancia . . . l’equilibrio mentale di questi istinti è il vero obiettivo che deve perseguire ogni persona . . . altrimenti finirebbero nel sangue tutti i litigi . . . per concludere sono sicuramente libri belli da leggere per trasgredire con la fantasia alla morale che tanto da fastidio alla scrittrice ma il rovescio della medaglia è che chi legge dovrebbe essere maturo per capire che la fantasia e i libri sono una cosa e la vita reale è un’altra . . . altrimenti si finisce come quello che in America ha preso un fucile ed è andato a sparare in giro per poi scusarsi dicendo che era stato influenzato e eccitato alla violenza dalle canzoni di Marilyn Manson . . . per leggere questi libri bisogna avere la maturità per ragionare con la propria testa
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