Uova terroriste

Solidarietà bipartisan a Giuliano Ferrara. Oltre alle uova, i terroristi utilizzano anche i pomodori per cercare di non far parlare un monumento della coerenza, della democrazia, della libertà
di Adriano Todaro - martedì 8 aprile 2008 - 1721 letture

Sono molto preoccupato della mancanza di democrazia del nostro Bel Paese. Ci sono persone che credono fermamente nel proprio ideale, eppure minoranze scalmanate e armate di ortaggi impediscono loro di parlare. Mi riferisco a quel che è successo in questi giorni ad un campione, ad un monumento della democrazia italiana, Giuliano Ferrara. Giuliano, lo ricorderete, buttava le uova contro il televisore mentre trasmetteva un programma di Benigni. Da giovane buttava molotov nelle manifestazioni e, oggi, le uova e i pomodori li riceve nei comizi che tenta di fare contro la legge 194, quella che regola la possibilità di abortire.

La storia è fatta di corsi e ricorsi e così oggi Giuliano non riesce a parlare malgrado sia protetto da ingenti forze di polizia che accorrono sempre a difendere gli indifesi. Lui è uno di questi: infatti, come tutti sanno non ha potere e non può esprimere la forza delle sue idee. E di idee, lui, ne ha molte e non solo sull’aborto, ma un po’ su tutto, dalla guerra alla politica, dall’economia al caro Silvio. Ma è una fatica da Sifiso quella di cercare di farsi portatore di quelle idee. Perché i suoi detrattori hanno grandi mezzi, televisioni, giornali, radio. Scendono in piazza e gli ortolani forniscono loro i pomodori (che costano ancora molto), i contadini le uova. Le loro idee sono amplificate dalle loro televisioni. Ecco, allora, che il povero Ferrara, senza mezzi e senza pomodori, cosa può fare per difendersi dalla violenza politica e mediatica?

Da piccolo giocava sulle gambe di Palmiro Togliatti, mamma sua era segretaria di redazione a Rinascita, il babbo, Maurizio, direttore all’Unità. Lui è finito a fare la spia per la Cia, è stato ministro di Silvio, dirige il giornale della moglie di Silvio, odia i comunisti quanto Silvio. Molti, però, hanno capito che la democrazia è importante e subito si sono affrettati a porgere solidarietà, bipartisan, a Giuliano sottolineando la lesione che si è avuta della democrazia.

Ha cominciato Sergio Cofferati paracadutato a Bologna non si capisce ancora bene perché, e poi Bertinotti, Mafai, Formigoni, Napolitano, Marini, Prodi, Rutelli, Casini, Michele Serra ed anche Adriano Sofri (“in piazza c’è stata un’intolleranza indegna di Bologna”), tutti personaggi importanti. Un olimpionico del pensiero, Rocco Buttiglione, è stato quello più lucido: ’’C’è il rischio – ha affermato – che la storia si ripeta e che dopo le uova arrivino in piazza le pallottole’’. Un pensiero profondo, tanto che gli studiosi, i fisici, stanno analizzando la frase per cercare di spiegare il concetto del vuoto filosofico.

Quando la polizia pestava a Bolzaneto, tutti zitti o quasi. Quando si sgomberano i campi nomadi, la democrazia è in libera uscita e nessuno di questi personaggi si lamenta. Ma su Ferrara, sì. Ferrara è un intellettuale, fa parte della casta e bisogna proteggerlo. E lui, malgrado le contestazioni, non si scoraggia. Continua a portare avanti le proprie idee, con sprezzo del pericolo degli ortaggi e vagheggia una società senza aborto dove “il bambino malato lo si cura, in una società cristiana, evoluta e moderna”.

Questo trappista del pensiero, questo asceta non ha figli, non cura i bambini malati e non vuole l’aborto. Da lui ci aspettiamo ormai di tutto, anche che partorisca in diretta tv. Finora non l’ha fatto perché era troppo occupato a redimerci. Ma del doman non v’è certezza.


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