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Uomini liberi di essere censurati

Oltre a rifiutare orgogliosamente i soccorsi e gli aiuti internazionali, l’Italia godereccia si concede il lusso di snobbare perfino tali usanze

di Gianluca Gurrieri - mercoledì 22 aprile 2009 - 2279 letture

In ordine crescente di censura di regime è facile immaginare quali saranno le prossime teste calde candidate all’epurazione della televisione pubblica. L’eterno ritorno: censura, sempre in nome del vilipendio della libertà di pensiero e d’opinione garantita dalla Costituzione: formalmente, ancora in vigore. Storie democratiche di un Italia democratica insegnano: gli eretici da purificare (tramite rito diffamatorio) solitamente sono tre: due giornalisti non predisposti a cifosi di alcun genere e il comico di turno. Liquidato Vauro traditore della patria, a mo’ di avvertimento mafioso, nella lista nera rimangono da spuntare Travaglio e Santoro.

Tutti noti terroristi colpevoli di “abuso di libertà”. Notasi che mai definizione fu tanto ottusa e catastrofica: prendano atto, lorsignori, che degli abusi, quelli veri, quelli che uccidono, ne abbiamo sentito parlare davvero tanto in questi giorni. Ma i signori medesimi tacciono talune cose e taluni nomi, tacciono le loro responsabilità; si appellano invece al reato d’opinione: ovvero aver sconfinato peccaminosamente nella critica legittima e nell’opinione democratica, o peggio nella satira tutelata dal diritto di satira, ma non prevista dalla libertà di regime. Eppure chiunque abbia visto la trasmissione incriminata, che a nominarla si commette peccato, avrà notato che criminosa è stata soltanto l’abilità di alcuni rispettabili ospiti nello slalom fra le domande precise di un giornalista che fa domande. Ma più che condannare le mancate risposte viene condannata tale condotta, assolutamente barbara, in uso in molti paesi barbari anch’essi. Il nostro invece è democratico.

Oltre a rifiutare orgogliosamente i soccorsi e gli aiuti internazionali, l’Italia godereccia si concede il lusso di snobbare perfino tali usanze: chiedere a chi di merito perché in 300 sono rimasti uccisi da case che erano credute solide. Chiedere dov’era la Protezione Civile durante i quattro mesi di scosse continue. La pianificazione di un’eventuale evacuazione era stata fatta? Le esercitazioni? Era stato detto come comportarsi in caso di forte sisma? Queste le cosiddette diffamazioni di Santoro alla Protezione Civile; queste le domande fatte; eventuali risposte ancora da avanzare.

La vignetta messa al bando, poi, di “lesivo nei confronti dei sentimenti di pietà dei defunti” ha pressappoco nulla: rimandava al Piano casa della sicurezza ad orologeria e alle virtuose misure di sicurezza adottate nell’edilizia che hanno causato centinaia di vittime. Se c’è qualcuno che ha mancato di rispetto alle vittime e ai parenti delle vittime e ai terremotati tutti, quello è l’uomo del “camping estivo”.

Ma se la costante degli editti liberticidi si chiama Santoro, l’elemento novizio è il pluralismo. Non dell’informazione, ma della provenienza degli attacchi gratuiti: da Sofia le sentenze lapidarie furono un esclusiva del Premier, mentre in questi giorni sono arrivate da tutti gli schieramenti politici, dal Governo e dalla cosiddetta opposizione, dalla destra e dalla sinistra, dal Popolo delle fantomatiche Libertà al Pd di Franceschini, stracolmo di questi mancini abituati a mangiare con la destra. E aleggia un senso di paura angosciante per queste manovre che sanno di complotto, di abuso di libertà nei confronti della libertà, il terrore di essere uomini liberi di essere imbavagliati e portati via; in contrasto, c’è la certezza che Vauro e il resto dei sovversivi, come fu per un comico che si chiama Luttazzi, più che castrati siano stati solo circoncisi.

Gianluca Gurrieri


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