Uno strampalato che si dichiara Presidente

Nella miseria di questi tempi tossici rappresenti più che un problema una specie di calamità. Un veleno impestato.
di Deborah A. Simoncini - giovedì 5 novembre 2020 - 627 letture

Tuo nonno Friedrick che era Trumpf, lenone e biscazziere, da tenutario di bordelli e affarista della corsa dell’oro si spacciava per imprenditore alberghiero. Fuggì in America dalla Baviera, per evitare il servizio militare nell’esercito del Kaiser.

Per sei anni a New York tagliò i capelli, per poi rilevare un ristorante nel quartiere a luci rosse di Seattle che rivendette per aprire hotel Klondike dove prometteva di soddisfare la domanda di riposo degli avventurieri in corsa per l’oro, con cibo e compagnia femminile. Nel 1918 viveva a New York e aveva accumulato una fortuna discreta, ma quello stesso anno, il 30 di maggio, morì vittima della spagnola.

Tu Donald che fine farai dopo il 3 novembre? Per i tuoi interessi ti servirai di sicari e mazzieri? Sguinzaglierai i tuoi mastini perché provino incidenti, mescolando plateale vittimismo a velate minacce?

Hai accesso sempre più lo scontro politico e alzato nuovi muri, con liti sui commerci, sui confini territoriali e sulle alleanze. Rinfocolato continue ostilità, crisi politiche locali, lotte di classe, dispute territoriali, in uno scontro aspro tra potere centrale e autonomie locali. Elefante stanziale, da selvaggio politico precario ti sei voluto fare perfetto nemico comune per questi tempi confusi, in un pregiudicato disordine mondiale indistinto, ti vanti di maneggiare la destra e la sinistra, i populisti e i democratici, i reazionari e i progressisti. Il tuo personaggio, pervasivo e tirannico, lo hai costruito a livello mediatico.

Tu non vuoi che a contare siano i fatti e i voti, ma gli imbrogli di cui hai sempre dato abile capacità. Parli di libera concorrenza, crescita e prosperità in modo provocatorio e aggressivo per mobilitare la tua base, ma sei un esempio, a modo tuo, di illegalità.

Nella miseria di questi tempi tossici rappresenti più che un problema una specie di calamità. Un veleno impestato. Vuoi imporre in modo unilaterale e implacabile le tue leggi e le tue regole. Un Presidente pessimo e malvagio che parla per frasi fatte e alimenta l’inquietudine, l’ansia e l’incertezza.

Saresti capace di provare a prendere a sberle la giornalista che ti sta intervistando, perché non ti fa le domande giuste; perché vuoi solo quelle che piacciono a te e vuoi tu. Minacci di marciare perdente/vittorioso per le strade e nel tuo dinamismo statunitense, da genio imprenditoriale quale ti senti, sfasciare tutto, celebrando la tua sregolatezza.

Non sappiamo cosa sia di preciso il trumpismo, imprevedibile e opportunistico quale sei, ma da quello che abbiamo visto deve essere una cosa molto, ma molto brutta. Il tuo problema, all’interno di un conflitto più ampio, è il male di cui sei espressione. Sei convito di essere dotato di facoltà e capacità divine, in nome di cui pretendi di agire. Un sant’uomo, Profeta dei Profeti.

Qual è il tuo piano e quali i tuoi progetti? Chi sono i tuoi emissari? Quale alleanze hai stipulato? Mi dicono e mi giungono voci che ti sei rivolto a una società di studi alchemici i cui membri hai fatto entrare rapidamente al tuo servizio e, tra immortalità dell’anima e resurrezione dei corpi, hai incaricato di proteggerti con i loro pentacoli. Hai imposto loro cariche giuridiche e politiche con compiti ufficiali per difenderti. I negoziati per detronizzarti saranno difficili e protratti nel tempo, con sommovimenti interni e sull’orlo di una guerra fra staterelli?

E’ riduttivo dire che sei un uomo dai molteplici interessi, perché praticamente, senza alcun rispetto, enormemente ambizioso e dagli impulsi indiscreti, civettando con la carne, non conosci limiti. Anche se il tuo linguaggio è fonte di confusione ed errore: sei certo di essere convincente ed efficace nella comunicazione da avventuriero, con il pensiero e con l’azione.

Quale missione ti sei autoattribuito nel vivere nel mito del sogno americano da politico da night club, dall’immagine scomposta? Come uno zio dalla vita avventurosa hai camminato a lungo e attraversato molti luoghi, strizzando forte gli occhi; ti tremano ancora le sopracciglia e mentre avanzi dai capelli sprigioni una polvere scintillante che si trasforma in riflessi d’argento. La tua illusione è di raccogliere gli uomini con gli slogan, ma nel deserto delle parole e delle frasi che spandi sei causa di tristezza e di dolore.

Quando non eri nessuno, con lo sporco sotto le unghie, mangiavi alla luce ballerina delle candele, divorando con ingordigia il cibo e trangugiando con avidità il vino rosso che lasciavi ti gocciolasse lungo il collo. Per lunghi anni, col tuo orribile muso, gongolante, ti sei nutrito di carne di serpente e vestito di pelli di coccodrillo.

Ora hai due mani tremanti e piene di macchie epatiche. Con l’inganno e il tradimento ripaghi chi si fida di te, ma quando cadrai a terra il tuo sarà un tonfo spaventoso e definitivo.

Tu dici che noi esageriamo le cose che vanno male, mentre dimentichiamo quelle che invece vanno bene. Ma se qualcosa va storto ci deve essere la colpa di qualcuno? Il capitalismo è il tuo mandante, il neoliberismo la tua parola magica. La mano invisibile, proprio perché tale, dici non la possiamo riconoscere quando ci fai il dito medio. Per te chi si sente lasciato indietro, chi ha perso il lavoro, chi fa fatica a mettere insieme pranzo e cena non si deve sentire frustrato, ma andrebbe frustato.

Dal canto tuo dici che sono gli intellettuali a voler rafforzare il pregiudizio nei tuoi confronti. Fingi di non vedere che le disuguaglianze crescono perché le società sono sempre più polarizzate. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri? (Se i primi rubano perché i secondi si lasciano derubare?).

Il mercato va lasciato a se stesso per non far diluviare tasse, norme e regole. Affermi che una prece se la meritano e va a Ronald Reagan e Margaret Thatcher, le uniche flebili luci sul finire di un secolo buio. Poiché le ideologie sono state sepolte nel 1989 gli ideologi si devono togliere di torno, ma il liberalismo non lo si può dismettere come un vestito vecchio, o peggio ancora un ferro vecchio e bisogna saperne fare uso per riprendere il comando in un mondo che ci è scappato di mano. Se tutti si dichiarano liberali nessuno è tenuto a esserlo per davvero. Io mostro di combattere in nome di un interesse superiore.

Non è esagerata la notizia dell’egemonia del neoliberismo? Quanto neoliberismo c’è nella globalizzazione che ha pervaso la nostra quotidianità, e condiziona i nostri consumi culturali e materiali, le nostre passioni e scelte?

“In me dite di individuare una piaga infida, un nemico sempre nuovo che con la chiacchiera politica scatena gli istinti animali e accentua l’individualismo proprietario, per danneggiare i lavoratori e i poveri. Con i giornalisti e i sociologi che mi dedicano particolare attenzione e fanno a gara in prima fila a denigrarmi, mi considerate fondamentalmente una minaccia imminente. Date per scontato che io sia un despota cospiratore che manovra dall’alto, mentre ho riportato il paese alla prosperità. Istintivamente sono un conservativo, ma perché mi incolpate della crescita dell’individualismo, dell’indifferenza e del disinteresse verso l’altro? Io sono il Vostro numero uno, il migliore dei Presidenti possibili e in un’America che è cambiata in modo incredibile sono un importante punto di riferimento, anche se per voi sarei il responsabile di tutti i mali del mondo o poco meno”.



Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -