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Uno Stato troppo invadente

Il censimento nazionale e il commissariamento dei comuni in Sicilia per la gestione dell’acqua ripropongono tutti i dubbi nei confronti di uno Stato avverso al cittadino

di Emanuele G. - martedì 8 novembre 2011 - 2189 letture

Lo Stato in Italia è andato connaturandosi nel corso del tempo per un elevato indice di burocratizzazione della sua azione. Cosa vuole dire questo? Che l’azione dello stato è tesa a un controllo asfittico dei cittadini mediante le sue strutture amministrative. Il che pone dei seri dubbi sul rispetto dei principi di libertà del cittadino. Non per nulla in Italia si usa spesso l’aggettivo “suddito” in relazione al termine “cittadino”. In sintesi, nel nostro paese i rapporti fra lo stato e i suoi cittadini non si basano su un principio di fiducia reciproca, ma di sospetto.

A tal proposito vorrei porre la vostra attenzione su due casi che ritengo paradigmatici. Mi riferisco al censimento nazionale tutt’ora in corso e al commissariamento dei comuni in Sicilia per la gestione dell’acqua.

Da poco ho compilato e consegnato il questionario del censimento. All’inizio non volevo rispondere in quanto reputavo le domande poste non proprio in linea con il concetto di rispetto della privacy. Infatti, se rileggete più attentamente i quesiti vi accorgete subito che la logica che le ha formulate è per lo meno distorta. Ho avuto la netta sensazione che il censimento non sia frutto dell’Istat, bensì del Ministero delle Finanze. Molte domande sono rivolte a smascherare forme di illegalità in due settori ben precisi: la fornitura di servizi (acqua, luce, gas, telefono…) e il lavoro. Domande a trabocchetto che possono indurre a sbagliare chi sta compilando il questionario. Orbene, è così che lo Stato intende migliorare i suoi rapporti con noi cittadini? Ponendo domande sibilline in grado di fornire un’immagine alterata della situazione del nostro paese? Non è così che lo Stato si deve comportare nei nostri confronti. Infatti, la modulistica presentata a noi cittadini fa emergere un dato davvero preoccupante. Ovverossia che non si fida di noi. Ecco perché considero il censimento nazionale un’occasione perduta in quanto era necessario utilizzarlo per migliorare la fiducia reciproca fra stato e cittadini. Ai giorni d’oggi a livelli minimi. Così non è stato. Il censimento avrebbe rispettato il principio di libertà se avesse rivolto domande più pertinenti alla situazione di ognuno di noi. Mi riferisco ai servizi sociali, all’istruzione, all’assistenza medica, ai trasporti, alla qualità dei servizi ed altro ancora. Domande che avrebbero imposto allo stato di agire di conseguenza. Migliorando, dunque, la sua azione sociale che al momento è inesistente visto che la dotazione finanziaria per il 2011 in riferimento ai servizi sociali è di appena 40 miliardi di euro! Qualche anno fa lo stato destinava circa 500 miliardi a questo strategico comparto della vita nazionale.

La Regione Siciliana è partita lancia in resta per commissariare quei comuni che non hanno consegnato le infrastrutture idriche (pozzi, rete di distribuzione, pompe di sollevamento, regolatori di flusso, impianti di potabilizzazione…) agli Ato previsti dalla Legge Galli del 1994. E’ un provvedimento pericoloso che priva una comunità della libertà di accesso e di godimento dell’elemento più prezioso alla nostra vita: l’acqua. Si tratta a mio avviso di un furto che lede la libertà delle comunità locali a disporre come meglio credono delle risorse del territorio. Per poi cosa avere in cambio? Un aumento esponenziale della tariffa che servirà a coprire le spese correnti di questi carrozzoni denominati “Ato”. Inoltre, non c’è nessuna garanzia che saranno sviluppate tutte quelle azioni per migliorare il servizio o effettuare quegli interventi di manutenzione sugli impianti. In Italia bisognerebbe spendere almeno 75 miliardi di euro per far sì che il comparto sia in linea con i requisiti minimi europei. Ma dove sono i soldi? Non ce ne sono… Pertanto, non sarebbe opportuno che i cittadini siciliani non devolvessero più l’addizionale regionale dell’Irpef proprio per far capire che il commissariamento è un grave attentato alle libertà essenziali di una comunità e per bloccare speculazioni clientelari sull’acqua? Ricordo ai lettori che la Rivoluzione Americana esplose proprio per una questione di tasse. La famosa tassa sul the. Ancora. Una delle cause scatenanti delle Cinque Giornate di Milano fu l’aumento spropositato della tassa sul fumo da parte delle autorità austro-ungariche. Uno dei principi cardine dell’azione dello Stato è il rapporto fra libertà e tassazione. Vogliamo capire questo punto?

Fin quando lo stato si comporterà in modi che evincono una concezione “feudale” sul tema del rispetto del principio della libertà, la situazione non potrà mai migliorare. Situazione che spiega come mai stiamo attraversando un periodo di crisi così buia. Proprio perché nel corso degli anni è andato evolvendosi un modello errato di relazioni fra Stato e cittadino. Un modello più rispettoso ed agile apporterebbe maggiori dinamiche a una società nel complesso bloccata e statica.


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