All’Università di Salerno, come in ogni Università e in ogni comparto pubblico di ogni
regione, di ogni provincia e di ogni comune, esiste la contrattazione di secondo livello.
All’Università di Salerno, come in ogni Università e in ogni comparto pubblico di ogni
regione, di ogni provincia e di ogni comune, esiste la contrattazione di secondo livello.
Questa contrattazione riguarda tanti aspetti del lavoro ma quello che tocca veramente sul
vivo i lavoratori è chiaramente la parte di salario che il contratto collettivo nazionale
lascia nelle mani dei rappresentanti aziendali. Non è un caso che questo modello è uno
dei temi di politica sindacale che affliggerà la classe dirigente di ogni sistema produttivo,
pubblico e privato, del nostro paese. La doppia contrattazione è in crisi ? Aumentare il
peso del nazionale o quello decentrato ? La democrazia e il pensiero della base entreranno
nelle decisioni dei vertici confederali ?
Al lettore proponiamo la storia dell’Ateneo salernitano. Nel giugno 2006,
l’Amministrazione e il Consiglio d’Amministrazione completano, insieme a CGIL, CISL
e UIL, una lunga contrattazione, incominciata nel gennaio, con la firma di un accordo
salutato come fortemente “innovativo” in Italia e stupefacentemenete conveniente per i
lavoratori visto gli aumenti economici previsti.
Gli unici a non firmare sono quelli della RdB-CUB. Un comunicato stampa recitava:
“RdB ha fortemente criticato l’accordo siglato dalle OO.SS con l’Amministrazione
perchè la concertazione ha seguito il suo iter schiacciando qualsiasi malcontento che
veniva dalla base dei lavoratori e che coinvolgeva anche figure dirigenziali come quelle
dei Segretari di Dipartimento, anch’essi mortificati da un accordo peggiorativo ed iniquo
nella parte economica ed assolutamente privo della parte normativa, un accordo che
delude le aspettative di qualificazione e riconoscimento professionale del personale
tecnico-amministrativo e che delude, perfino le esigenze aziendali di produttività e
funzionalità”.
Il contratto decentrato dell’Università di Salerno vale più di 2,5 milioni di euro.
Un paese moderno ha bisogno di una struttura pubblica produttiva ed efficiente, che serva
i suoi cittadini garantendo servizi e sviluppo sociale. Giustizia. Istruzione. Sanità. In
rigoroso ordine alfabetico sono le fondamenta di un paese civile e moderno. Questi
pilastri in Italia riuniscono in se mille e mille aziende secondo la logica della
contrattazione di secondo livello. Prima domanda: è veramente importante investire 6
mesi (ma la media italiana è molto, molto più alta) di trattative che coinvolgono diversi
dirigenti, diversi segretari sindacali e 9 componenti RSU in una contrattazione che,
diciamoci la verità, riguardano al 95% solo la parte di salario accessorio ?
Questo sistema porta di fatto a stipendi diversi a seconda dell’azienda e del comparto
pubblico di appartenenze per i diversi contenuti degli accordi decentrati che si firmano.
Quindi la seconda domanda è: con quale logica un infermiere di Milano deve avere un
salario diverso dal suo collega di Reggio Calabria? Con quale logica un vigile di Venezia
deve avere una busta paga diversa da quella del suo collega di Bari? Con quale logica un
contabile dell’Università di Salerno deve avere inquadramento e stipendio inferiore a
quelli del suo collega di Roma?
Eravamo rimasti alla stipula di un buon contratto a Salerno. Primi in Italia i confederali
festeggiavano anche se le critiche della RdB hanno rappresentato qualche grattacapo nelle
varie assemblee chiuse agli iscritti e ai simpatizzanti. Qualche dubbio ma le vacanze
estive e l’autunno sono passati con grande serenità. A Natale però, succede
l’inimmaginabile: CGIL, CISL e UIL criticando la previsione di bilancio 2006, per
protesta disdicono il “loro” contratto aprendo una stagione di conflitto che all’Università
di Salerno non si vedeva dagli anni 80’concretizzata con un sit-it ai cancelli (autorizzato
come assemblea a fine gennaio 2006). Possibile ? Ma come ? Solo pochi mesi prima, con
sudore e capacità avevano portato a casa un contratto con i fiocchi e ora lo buttano dalla
finestra? Cosa succede ? Cosa vogliono ?
RdB-CUB ancora una volta critica e annuncia: “agitatevi da soli! A perdere soldi sono i
lavoratori che con la disdetta del contratto decentrato vedono tagliato il loro salario”. In
questa situazione di stallo, sindacati contro l’amministrazione che non vuole rinnovare un
contratto da pochi mesi condiviso e ratificato, la RdB-CUB lancia sul tavolo un jolly
devastante con una lettera a Rettore, Direttore Amministrativo, a tutti i sindacati e a tutti i
dipendenti: “Per contribuire alla crescita di efficienza e di valorizzazione dell’Ateneo
Salernitano, nel rispetto della diversità sostanziale dei ruoli e delle responsabilità, la RdB-
CUB invita l’Amministrazione ad applicare ai singoli dipendenti il contratto decentrato
del 16.07.2003 in conseguenza del colpevole “vuoto normativo” venutosi a determinare
con l’azione di disdetta del contratto decentrato 2005 operato dalle OO.SS dell’Università
di Salerno.
In ragione di ciò, si sono inequivocabilmente determinate, a parere della scrivente
organizzazione, le condizione di annullamento degli effetti contrattuali concordati
nell’accordo del giugno 2005.
Certa è pertanto la reviviscenza giuridica dei precedenti accordi territoriali decentrati in
forza dell’art. 13 co. 2 dell’Accordo sul trattamento accessorio 2003 - sottoscritto in data
16.7.2003, che recita: “Le disposizioni contrattuali contenute nel presente accordo
rimangono in vigore fino a quando non siano sostituite o abrogate in modo espresso o per
incompatibilità da successivo contratto collettivo decentrato”.
La scrivente O.S. ritiene pertanto necessario ritornare allo spirito del precedente accordo
con il ripristino. di tutti gli istituti e del loro effetto economico ivi liberamente
determinato dalle parti sociali, ciò al fine precipuo di garantire la necessaria continuità dei
relativi rapporti giuridici nati sulla base dell’unico contratto in corso di validità.
Considerata la natura salariale dell’effetto di taluni istituti nonché l’inderogabile principio
di salario differito contenuto nel trattamento accessorio, la scrivente O.S. invita
l’Amministrazione ad adoperarsi al pagamento mensile di ogni remunerazione di compiti
che comportano oneri o disagi particolarmente gravosi così come individuati e definiti
nell’accordo del 2003.
La scrivente O.S., infine, sottolinea che il mancato adempimento contrattuale, sopra
descritto, perpetrato ai danni dei lavoratori potrebbe configurare un indebito arricchimento
a favore dell’Università di Salerno. Nelle more di un auspicato rinnovo contrattuale e al di
evitare un annoso contenzioso legale, la RdB-CUB P.I. invita, pertanto, il Governo,
l’Amministrazione e tutte le rappresentanze sindacali ad un confronto tecnico/politico per
definire un percorso di contrattazione “vero” e non eterodiretto, che sappia mettere a
fuoco obiettivi reali di riqualificazione, salariali e professionali, di tutto il personale
tecnico-amministrativo dell’Università di Salerno.
In alternativa a discorsi di miglioramento normativo ed economico si ribadisce che, resta
di fatto in vigore, a norma di legge, l’ultimo contratto decentrato ratificato dalle OO.SS. e
dall’C.d.A dell’Università di Salerno nel luglio 2003 ”.
La lettera è arrivata ai “revisori dei conti”, ad un ex-Rettore esperto di Diritto del Lavoro
e a vari consulenti legali dell’Università, dimostrando che i fatti concreti rompono ogni
strumentalizzazione e demagogia spinta da politiche sindacali che sfuggono alla
comprensione di qualsiasi lavoratore medio nella sua piccola realtà aziendale, figuriamoci
in quella della contrattazione di respiro nazionale.
Purtroppo, questa è una storia che continuerà con la contrattazione 2006, mentre in tante
altre realtà universitarie e in tanti altri comparti questi benedetti accordi decentrati non
vengono rinnovati da anni. La terza domanda: aumentando il peso della contrattazione di
secondo livello a scapito di quella collettiva nazionale non si finisce, forse, per rallentare
sviluppo e produttività con l’aumento dello scontro tra amministratori e amministrati?
Ultima domanda: una delle strategie che completeranno lo smantellamento del pubblico
impiego, insieme alla privatizzazione, non sarà proprio il sistema sindacale del terzo
millennio ?
Ecco perché, anche il nuovo tipo di finanziamento delle grandi strutture sindacali, quello
che RdB-CUB ha individuato nell’affare/scippo del TFR, è parte integrante di questa
strategia che porterà i lavoratori e il paese nell’epoca pre Statuto dei Lavoratori, nato solo
35 anni fa. Forse è proprio vero, come oggi racconta Umberto Eco nel suo nuovo libro:
stiamo andando indietro come ... i gamberi.