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Una visita al Museo Casa di Dante

La casa originale, degradatasi nel corso dei secoli, fu ricostruita, dopo lunghe ricerche, sul luogo dove sorgevano le case degli Alighieri
di Antonio Carollo - mercoledì 31 ottobre 2018 - 621 letture

Mentre percorro la viuzza che mi porta al Museo Casa di Dante mi vengono in mente gli accenni che Mario Tobino fa alla stanzetta del poeta in “Biondo era e bello” . Nella sua casa, dice, in mezzo a Firenze, … per sé possedeva una stanzetta e questa fu testimone delle sue prime visioni; …. quelle modeste pareti assistettero al vento di pollini che poi proruppero in piante. In quella stanzetta, unico rifugio concesso, unica sua proprietà, si ritirava percorso d’amore … Queste le parole di Tobino, innamorato del suo Dante. Quando sbuco nella piazzetta dove sorge la casa del poeta ho sempre in testa quella stanzetta. La troverò? E’ stata individuata e conservata così com’era?

Il Museo Casa di Dante ubicato nel cuore della città, nel popolo di San Martino del Vescovo, presso il Mercato Vecchio e di fronte alla Torre della Castagna, entro la prima cerchia delle mura medievali, tra viuzze, vicoli e piazzette, che ti prendono con il loro sottile fascino. Deliziosa la piazzetta antistante la casa sul cui pavimento si trova un curioso profilo del poeta. Sul muro un suo severo busto di bronzo. Il Museo ti dà la percezione di come si svolgesse nel Medioevo la vita di una città toscana attraverso una migliore conoscenza del poeta e i riferimenti alla realtà storica che visse.

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casa di dante

La casa originale, degradatasi nel corso dei secoli, fu ricostruita, dopo lunghe ricerche, sul luogo dove sorgevano le case degli Alighieri.. E’ divisa in tre piani. Nel primo sono conservati dei documenti che danno l’idea di certi aspetti della Firenze medievale. In particolare vi figura la riproduzione della battaglia di Campaldino (1289), dove Dante si fece onore tra i feditori a cavallo, cioè cavalieri scelti con cavallo e equipaggiamento a proprio carico; da notare il modellino che rappresenta la posizione degli eserciti che si fronteggiavano, e i soldati a grandezza d’uomo e le armi usate, tra cui alcuni reperti originali delle medesime, monete e ceramiche. Nel secondo piano si trovano riproduzioni di documenti, che testimoniano delle divisioni e dei conflitti tra le fazioni di Firenze, e la fedele ricostruzione della camera da letto dai modelli di quelle del XIV secolo. Non mi pare proprio che si tratti dell’antica stanzetta del poeta. Troppo geometrica, asettica, moderna.

L’ultimo piano presenta una raccolta di finissima qualità delle sue diverse opere, un modello che illustra la ripartizione in quartieri della Firenze medievale e alcuni particolari delle sue attività economiche. Notevoli pure i modelli a grandezza naturale di una nobildonna e di un notaio, vestiti con abiti d’epoca, confezionati con tessuti raffinati e ricchi di gioielli e pellicce. Il museo è arricchito da una mostra di sculture dantesche di Romano Dini. Lo scultore ha tradotto il suo amore per Dante in una serie di sculture, modellate con la terra rossa senese in forme iconiche ed ieratiche, che rappresentano i personaggi ed gli episodi più famosi della Divina Commedia.

Mi soffermo a lungo, ripercorro tutte le stanze dei tre piani, rimango pensieroso, non so, cerco qualcosa che non saprei definire, il Museo illustra bene la vita di Dante e il suo tempo, eppure ho la sensazione di non aver visto tutto quel che mi aspettavo. Scendo le scale, dalla piazzetta ammiro la severa architettura medievale della casa. Fra tre anni ricorrerà il settecentesimo anniversario della scomparsa del poeta, chissà, forse nuovi e approfonditi studi ci diranno qualcosa di più sulla casa originale e sulle sue vicissitudini nel corso dei secoli.


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