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Una tela di Penelope: la realizzazione degli impianti a rete urbani

I problemi legati a questa modalità di realizzazione degli impianti sono innumerevoli e comportano pure alti livello di pericolo per la comunità oltre a risultare onerosissima per le casse pubbliche. Quando invece con un sistema semplicissimo in uso in altri paesi si potrebbe ovviare a tutto ciò.
di tony fede - mercoledì 10 marzo 2010 - 2126 letture

Quest’articolo prosegue nel tentativo di vedere da un punto di vista professionale quali problemi sono legati alla gestione del denaro pubblico per la realizzazione di interventi nel campo dell’ingegneria civile e di mettere un punto di attenzione sul ruolo di una classe di professionisti dell’edilizia che mancano di intervenire per evitare sprechi e inefficenze. Divenendo in qualche modo complici della malversazione di denaro pubblico.

Un chiaro esempio viene degli interventi di scavo per la posa di impianti sotto il manto stradale: acquedotti, fognature, reti elettriche, cablaggi di rete telefonica e a fibre ottiche, teleriscaldamento, etc. Le nostre strade, dissestate da tombini posti nella carreggiata stradale, vengono periodicamente scavate per la posa, rifacimento, manutenzione degli impianti su indicati.

I problemi legati a questa modalità di realizzazione degli impianti sono innumerevoli e comportano pure alti livello di pericolo per la comunità oltre a risultare onerosissima per le casse pubbliche. Quando invece con un sistema semplicissimo in uso in altri paesi si potrebbe ovviare a tutto ciò.

Innanzitutto occorre comprendere la dimensione del problema. Se consideriamo che in un anno in qualche parte di ognuno dei circa 8.100 comuni italiani almeno uno degli impianti su indicati viene ristrutturato o realizzato per almeno, diciamo una media di 5 chilometri, verranno realizzati, e ci stiamo tenendo bassi, 40.500 chilometri di scavi. Vediamo quali oneri e pericoli comportano questi interventi.

Le carreggiate delle strade urbane vengono occupate dagli scavi e la sede stradale si restringe comportando: rallentamenti del traffico se non veri e propri blocchi; ostacoli ai mezzi di soccorso con conseguenze negative per i trasportati; nel caso di catastrofi naturali la mobilità viene compromessa con enorme pericolo per la gente che non può evacuare la città. Tutto ciò comporta costi in termini degrado della vivibilità della città e nei casi estremi anche di vittime.

Se poi si guardano i costi diretti di quest’attività per le casse pubbliche i costi sono presto fatti: un chilometro del solo scavo e rinterro del materiale e successivo rifacimento del manto stradale costa circa 100.000 euro (calcoli fatti con il prezzario regionale siciliano ai quali occorre aggiungere i costi della progettazione e l’utile di impresa e sottrarre la riduzione percentuale della gara d’appalto. in definitiva un +10%). Moltiplichiamo questa cifra per 40.500 e otteniamo 4 mld e 50 mln di euro!

Ogni anno quindi, con una previsione di una quantità minima di interventi, solo gli scavi per impianti costano alla comunità una cifra iperbolica per lavori che poi inevitabilmente verranno rifatti, anche sulla stessa traccia più volte. Il tutto a vantaggio delle imprese, che lasciano, il più delle volte, il manto stradale in pessime condizioni per poterlo rifare, e dei professionisti che redigono l’indispensabile progetto. Una vera tela di Penelope.

Inoltre se avviene un incidente all’impianto, sommerso nella terra difficilmente si riesce a trovare immediatamente il punto esatto e occorre scavare fino a quando non si trova...

E per finire quasi nessun comune ha un sistema informativo che permetta di individuare con esattezza la collocazione degli impianti. A questo punto occorre dire che una soluzione a questa quasi pletorica elencazione di problemi c’è ed è molto semplice, una soluzione permettere di annullare completamente i problemi: il cavedio multiservizi.

Si colloca una volta per sempre, sotto i marciapiedi realizzati con piastre in cemento, un cavedio orizzontale (un tunnel sotterraneo) contenente, in parti distinte e isolate, tutti gli impianti su elencati. Esso è perfettamente ispezionabile perchè accessibile dagli operai che devono collocare o fare opere di manutenzione.

Si può immaginare quali vantaggi economici e di funzionamento della città comporterebbe una soluzione come questa. Qualcuno potrebbe obiettare che il costo e la realizzabilità dell’intervento nella città esistente sarebbero limitazioni alla sua messa in opera. Ma potrebbe iniziarsi dai nuovi insediamenti e via via quando occorre rifare un impianto potrebbe preventivarsi la realizzazione del cavedio... ma una volta per sempre. Questa potrebbe essere una vera Grande Opera, insieme con quella del consolidamento e la messa in sicurezza del territorio. Ma questa è un’altra storia.


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