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Una storia siciliana degli anni 50

La stagione estiva per Melina e le sue sorelle diventava un motivo per mettere su una specie di piccolo opificio; le sorelle , come tante api operaie preparavano marmellate, mostarde (da noi le mostarde si fanno con i fichi d’india), peperoni arrostiti...

di enza - mercoledì 26 luglio 2006 - 6330 letture

Zia Carmelina era nata a Melilli, figlia di nonno Francesco, detto u papà NCiccu e di nonna Lucia, detta a nanna Ciuzza. Piccola di statura ed esile nel corpo, aveva un viso intelligente, dalla pelle candida ed occhi azzuri, quell’azzurro mediterraneo, intenso e non slavato, come spesso vediamo negli occhi delle popolazioni nordiche.I capelli, di un castano chiaro erano ondulati e morbidi, ma lei spesso li teneva raccolti,come si addiceva ad una signorina per bene di quei tempi.

In casa veniva chiamata Melina. Era stata educata al rispetto ed alla gentilezza verso gli altri e possedeva un innato senso per il bello che estrinsecava, facendo magnifici ricami di sfilato siciliano o d’intaglio,quello che in altre parti d’Italia si chiama punto smerlo o guipure.La sua vita trascorreva tranquilla ed in armonia con il resto della famiglia , in vero numerosa, che era pronta ad aiutare in tutto e per tutto.Si era sposata col consenso paterno, secondo le usanze siciliane di quei tempi, con Michele , detto don Michelino,proprietario di un agrumeto appena fuori Melilli, andando verso Catania. La ricordo ancora, quando d’estate seduta davanti alla porta sulla "cchiancata", ricamava o quando preparava le varie conserve per l’inverno: le conserve di pomodoro, le marmellate di mele cotogne e la caponata.

La stagione estiva per Melina e le sue sorelle diventava un motivo per mettere su una specie di piccolo opificio; le sorelle , come tante api operaie preparavano marmellate, mostarde (da noi le mostarde si fanno con i fichi d’india), peperoni arrostiti . Noi più piccole o quasi in fasce, assistevamo, incantate, a tutto quel via vai vivace e laborioso. Ed era una delizia . quando la mamma o le zie ci premiavano con una cucchiaiata di marmellata ancora calda.Tutto sembrava procedere a meraviglia nel nostro piccolo cosmo, finchè le cose a Michelino,con la crisi dell’agricoltura, cominciarono ad andare male. Lavorava, insensibile alla fatica, il suo giardino,sperando di raggranellare qualche soldo che gli permettesse di mantenere la famiglia in modo dignitoso, ma tutto sembrava andare a rotoli e zia Carmelina diventava, di giorno in giorno, sempre più triste.

Spesso li sentivo parlare, pur non percependo le parole, seri e preoccupati, con i miei genitori. Un giorno, mia madre che gestiva un negozio di stoffe, portò Melina con sè per fare delle compere dai grossisti, a Catania. Arrivata l’ora di pranzo, la portò a mangiare al ristorante Finocchiaro( non so se ci sia ancora questo ristorante a Catania). Zia Carmelina ne fu talmente contenta, che, per ringraziarla del magnifico pranzo, le disse con le lacrime agli occhi "Sorella mia, Dio ti deve benedire per la giornata che mi hai fatto passare, perchè non ho mai mangiato così bene in vita mia".Qualche mese piu tardi, Michelino partiva per gli Stati Uniti in cerca di fortuna e dopo pochi mesi, in una tiepida mattina di Marzo del 1956, anche Carmelina con le sue figlie, Lina e Lucia, lo segui’. Per l’occasione zia Carmelina si era fatta la permanente ed aveva comprato dei vestiti nuovi per sè e per le figlie.

Si era fatta aggiustare tutti i denti, perchè gli americani gli emigranti li volevano in buona salute e con tutti i denti a posto,in modo che potessero sorridere sempre a 360 gradi, sempre felici e contenti.Il suo viso era pallido , con i tratti tirati e la permanente lo rendeva ancora più estraneo e distante. Melina partiva, suo malgrado, verso l’America , lasciandosi con dolore, con rabbia e disperazione,la sua Sicilia alle spalle. Lasciava gli affetti, la sua casa ampia e luminosa, le sue tende bianche, ricamate con un intreccio di voli di colombe e farfalle , i mobili stile liberty. Si portava dietro solo gli effetti personali ed una ciocca di capelli della nonna Ciuzza, conservata in un piccolo quadro dalla cornice ovale. Non avrebbe mai più fatto ritorno nella sua terra che in tutte le sue lettere avrebbe continuato a rimpiangere. Intanto, in mezzo alla neve del Connecticut, ogni mattina andava,come operaia, in fabbrica a fare fiori di plastica.


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Una storia siciliana degli anni 50
24 novembre 2006, di : junior

raggelante...
    Una storia siciliana degli anni 50
    27 novembre 2006

    Questa storia più che raggelante è amaramente reale;è il dramma che ha colpito noi Siciliani e quasi tutta l’Italia nel dopo guerra:l’emigrazione di massa; in questo caso, di popolazioni dedite all’agricoltura, verso il nord e sud America,Canada, Australia ecc.alla ricerca di migliori condizioni di vita,come già era successo nei primi del novecento. Il dramma diventa ancora più profondo,quando alla perdita dell’identità sociale e culturale si associa la perdita delle proprie radici, perchè, come giustamente dice Erri De Luca,l’emigrante che è stato "costretto" a lasciare la propria casa non avrà mai più una casa.Cari saluti. ENZA
    Una storia siciliana degli anni 50
    28 novembre 2006, di : junior

    senza parole...