11 settembre 2007, di :
domenico
Un importante passo in avanti per la Catania, civile, democratica e partecipativa.
Nella prima serata dell’ 8 settembre Il Vaffan….è stato rivolto geograficamente contro il civico Palazzo occupato dall’ aggregazione”” dei quattro partiti detrorsi…, quelli che decantando libertà ed autonomia gestiscono il Potere cittadino che ha devastato la città: siamo gli ultimi in Italia per qualità della vita ed ecosistema urbano, per dissesto economico comunale - , quelli che in quest’ultimo settennio hanno ripristinato il Potere degli affari e delle “amicizie” e hanno cambiato tante decine di assessori; con un’opposizione istituzionale e di partito inefficace a rappresentare “sul campo” le esigenze dei deboli che rappresentano la stragrande maggioranza dei cittadini, buona, in particolare, ad “esternare” in conferenze stampe.
Un Vaffan…. forte, gioioso, convinto, liberatorio e partecipato.
E’ successo attorno alle ore 19.00. Hanno partecipato, nella composizione geometrica del giocondo dileggio, oltre 500 persone.
Un vero grido liberatorio.
E’ quello che si è verificato in piazza Università, a Catania, nell’ambito dell’iniziativa in occasione del V-Day di Beppe Grillo, organizzato dai “Grilli dell’Etna”.
Sono stati proprio tanti i catanesi, molte migliaia, che nel corso della durata dell’evento hanno partecipato.
Moltissimi i giovani, ragazzi e ragazze.
A fine giornata, alle ore 20.30, gli organizzatori hanno comunicato che le tre richieste della Petizione Popolare erano stati firmate da circa 4000 cittadini.
Un record assoluto per la nostra città per quantità di adesioni effettuate dai cittadini in una sola giornata..
La raccolta delle adesioni è stata sospesa causa esaurimento moduli.
Questo ho potuto direttamente osservare dal “luogo” della piazza che ha ospitato la manifestazione.
Presenti molti tavoli divulgativi della società civile catanese, di: Legambiente, GreenPeace, libreria Gramigna, Coordinamento catanese per l’acqua pubblica, Comitato di Lotta Catanese – contro il raddoppio della Tarsu-, Cittàinsieme, Udi ( che ha proposto una propria Petizione Popolare sulla parità di rappresentazione istituzionale uomo-donna), del mensile “Casablanca” e del sito “Grodivite”.
L’iniziativa, riuscitissima in tantissime città nazionali, ha già richiamato i “bramini” professionisti della politica lautamente praticata da tanti “lussuosi spendaccioni”, nel buttare giù, a più non posso, dileggi e insulse valutazioni sulla grande partecipazione popolare dell’ 8 settembre.
Le tre richieste avanzate nella Proposta di Legge di Iniziativa Popolare parlano chiaro. Sono finalizzate, nell’enorme attuale meandro della pratica della democrazia in Italia, a portare un po’ di luce su alcune questioni che, sul piano etico e sostanziale, caratterizzano i principi luoghi istituzionali.
Sono queste tre questioni centrali che caratterizzano l’attuale stato di degenerazione nella gestione centrale della democrazia nel nostro Paese. Non solo, ovviamente, i mandati pluridecennali in Parlamento, le presenze di “galeotti”, e il taglio del fondamentale mandato popolare sul voto di preferenza dei candidati. Ci sono, in aggiunta, tantissime altre distorsioni codificate nella nostra gestione democratica, come ampiamente dimostrato dai bravi giornalisti autori de “La Casta”.
Nel contesto della riforma elettorale varata dalla destra dell’ex Governo, in particolare, tra i tanti “aggiustamenti tecnici varati a tavolino”, risulta alquanto nefasta, per i reali valori partecipativi e di scelta della nostra democrazia, il taglio della preferenza sul candidato.
In questa maniera, infatti, si è dato potere assoluto di scelta alle segreterie dei partiti.
I componenti del Parlamento, Camera e Senato, non sono stati più scelti, come sempre avvenuto dalla nascita della repubblica, dai cittadini, bensì nel “segreto delle stanze” a cura di pochi, non eletti direttamente..
Certo, la nefasta e antidemocratica riforma è stata varata solo dai partiti della destra. Però, nulla impediva ai partiti del centro-sinistro, sconfitti dalla forza dei numeri in Parlamento, di ribadire l’estrema importanza di questa pratica fondante della nostra democrazia.
Potevano benissimo, prima di compilare le liste dei candidati relative alle elezioni politiche di aprile del 2006, organizzare debite primarie.
Nessun partito si è messo su questa strada. Tutti hanno messo mano a compilare le priorità delle liste, scegliendo tra gli amici più fidati.
Di certo i Padri Costituenti, nati dalla Lotta di Liberazione contro il nazi-fascismo, si rivoltano, laggiù nei nudi giacigli.
In questi ultimi 8/10 anni, proprio per sopperire ai grandi vuoti della politica professionista che ha svuotato la reale partecipazione popolare, sono nati, con caratteristiche diverse, tutti però indirizzati a rivalutare la partecipazione democratica e l’attenzione su grandi questioni universali che riguardano la democrazia, grandi movimenti popolari: prima i Socialforum contro la neoliberista globalizzazione di parte ( profitti per pochi….disastri per tanti) ritrovatati successivamente nel Movimento per la Pace, poi i Girotondi, ora le iniziative promosse da tanti cittadini attorno ai tre obiettivi dell’Iniziativa di Legge Popolare ( in testa Grillo).
A parte la destra, che onora sempre, per fede e culto, la cultura del supremo capo, vari e tanti “bramini della sinistra partitica” avevano già inalberato l’egoistico neocorporativo naso al tempo delle iniziative dei Girotondi.
Ho ben ricordo.
Un dato, alfine, mi pare certo.
La gestione e la pratica della democrazia in Italia hanno bisogno di strutturali modifiche.
I cittadini non possono essere solo considerati “zombi” da chiamare all’uso solo all’atto delle scadenze elettorali determinate, con regole di scelta ben definite, e poi abbandonati come ferrivecchi. I cittadini, uomini e donne, si incazzano, e sono dolori…per Loro, e buone speranze per quelli che ancora vogliono umilmente e democraticamente contare.
La PARTECIPAZIONE democratica deve essere riscritta in maniera globale.
Sono i cittadini che devono decidere, dentro e fuori i “contenitori” previsti dei partiti, già largamente svuotati, le regole della gestione comune: nell’ambito nazionale, negli enti locali, nei territori.
Bisogna determinare nuovamente le regole partecipative, decisionali e le priorità comuni.
Non si può più assistere, vero dileggio della democrazia, ai siti delle periodiche riunioni provinciali, comunali, di quartiere ( almeno nella consolidata esperienza catanese), regionali, che “pontificano”,
con le sedie del pubblico, il popolo sovrano, sempre e totalmente vuote, anche di fronte a questioni cittadine particolarmente rilevanti per la collettività.
Avanti….e coraggio.
E’ questa comune sofferenza che ha giustamente contribuito a rendere “di popolo” le piazze del V-Day del giorno 8 settembre.
d.s.