Paola Mastrocola, l’autrice de "La gallina volante" e di "Una barca nel bosco", è uscita in questi giorni con "La scuola raccontata al mio cane"...
C’è una categoria di lavoratori privilegiati: vengono pagati dallo Stato per leggere romanzi, discutere di amicizia, esaminare sguardi posati su un’immagine interiore da poeti affascinati per la fama di una dama lontana, misurare il senso di onnipotenza di un esteta, inventarsi paesaggi e caratteri sulle pagine dei libri. Viaggiare con la mente in paesi lontani e tempi diversi. Raccontarsi un sacco di storie. Belle storie, storie grandiose. Si chiama letteratura. Sembra una cosa disdicevole.
Invece l’insegnante di lettere deve diventare "animatore linguistico" predicano gli accademici nelle Ssis (fanno le riforme e non entrano mai nelle aule vere).
L’insegnante di lettere contribuisce a educare dei cittadini, avvia la piccola comunità di interpretazione che è una classe di scuola a formare il cittadino che interpreterà la sua vita, individuale e sociale. Lo fa studiando e facendo studiare. Studiare: stare fermi, su una cosa sola, per moltissimo tempo. Tre cose che non vanno di moda, nel tempo della mobilità, della molteplicità, della velocità.
Ma l’insegnante di lettere sopravviverà. Lo fa a stento, a meno che non si adegui a una scuola che è cambiata radicalmente negli ultimi dieci anni (chi non ci entra fa fatica a capirlo), ma sopravvive. Una scuola dentro una società che per molti versi sembra preferire dei buoni consumatori, degli adeguati interpreti di manuali di istruzioni e applicatori di software, individualisti e poco propensi a socializzare veramente. Preferire a cosa? «Agli adulti di oggi fa paura un ragazzo che studia. Fa anche leggermente pena e rabbia».
Paola Mastrocola, l’autrice de La gallina volante e di Una barca nel bosco, professoressa di lettere in un liceo di Torino, è uscita in questi giorni con La scuola raccontata al mio cane: fa una battaglia di retroguardia intelligente. Il nuovo le fa orrore, nel suo complesso e senza possibilità di redenzione: le fanno orrore i moduli, i percorsi, i pof, i dipartimenti, l’accoglienza, l’orientamento, il saggio breve, l’esame di stato, i debiti. Ha nostalgia della scuola dei "maestri", della storia della letteratura e dei voti che significavano qualcosa. Delle classi in cui si leggevano Dante e i sonetti di Michelangelo senza doversi giustificare. Ce l’ha e la dichiara senza remissioni.
Da alcuni libri si comprende qualcosa della scuola e di dove sta andando. Per compensare lo stile apocalittico e la versione apodittica di Paola Mastrocola fa molto bene alla nostra civiltà educativa avventurarsi nelle pagine altrettanto intelligenti di Lucio Russo, Segmenti e bastoncini, Feltrinelli e di Umberto Fiori, Tutto bene, professore?, Baldini&Castoldi.
Il primo è un fisico e vede nella riforma attuale una via per l’abbassamento di competenze reali e il diffondersi di un sapere generico e acritico, in cui l’applicazione meccanica è preferita all’elaborazione di modelli e concetti. L’altro è un insegnante milanese di lettere, ex componente degli Stormy Six, band storica del rock negli anni ’70, poeta e autore di un bel manuale scolastico sulla poesia del ’900: racconta la storia della scuola da dentro, con attenzione e con la consapevolezza che si capisce l’Europa se si studiano Eraclito e Il maestro e Margherita.
La scuola raccontata al mio cane / Paola Mastrocola. - Guanda, 2004. - 191 pgg., 12 euro