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Una nota geopolitica su Sudafrica 2010

Geopolitica del pallone ai Mondiali 2010
di Ulmus Morfeo - mercoledì 2 giugno 2010 - 3055 letture

Ci siamo quasi, l’11 giugno si comincia. Sarà divertente, tutti i Mondiali lo sono, sia per quelli che "che vita sarebbe senza pallone" sia per quelli che di calcio non ci capiscono un palo; sia per quelli che verseranno qualche lacrima italiana (di gioia si spera) sia per quelli che "io tifo Paraguay".

Noi italiani poi abbiamo una marcia in più nel goderci i Mondiali: per un mese intero ci trasformeremo in un Paese di allenatori e strateghi calcistici più o meno improvvisati. Sessanta milioni di opinionisti detentori ognuno a modo suo della verità suprema sulla tattica vincente, esporranno e confronteranno, giorno o notte che sia, nei bar o nelle case, in strada o al mare , le più disparate geometrie puntate al raggiungimento della gloria azzurra.

Io adoro il gusto storico e in un certo senso geopolitico di certe partite. Incontri come Germania-Francia, Sudafrica-Olanda, Corea del Sud-Corea del Nord, Sudafrica-Inghilterra, Francia-Algeria, Italia-Francia, Serbia-Slovenia, (ovviamente un occhio di riguardo al Brasile di Lula: riconfigurazione mondiale e vittoria ai Mondiali?) sono rappresentazioni ludiche di confronti e sfide reali.

La carica degli interessi nazionali e dei simboli storici mercè l’agonismo dell’attività sportiva riesce a sublimare in certe combinazioni il significato di una partita donandole una dimensione unica nel suo genere. In tempo di Mondiali alla geopolitica del pallone non resistono neanche gli economisti, ed ecco circolare in rete analisi previsionali di Danske Bank, UBS, Goldman Sachs, sui possibili vincitori della agognata Coppa basate sull’applicazione al mondo del calcio di modelli economici a 6 o più variabili.

Ma anche se sganciato dalle singole partite, se misurato su una scala ridotta, il calcio assume una sua profondità geopolitica: segna e si affianca alle dinamiche storiche di continenti e regioni dove è maggiore la sua cultura e la sua pratica, segnatamente Europa, Africa e America Latina. Le nostre incertezze sui confini dell’Europa su cosa sia dentro e cosa sia fuori e per quali ragioni, si specchiano nel grande abbraccio, europeo in senso lato, della Champions League che le annulla e le risalta mettendole allo stesso tempo in fuorigioco ed in area di rigore.

Geograficamente a separare (o ad unire) Europa e Africa c’è solo una striscia d’acqua, il Mar Mediterraneo, le nostre terre sono tanto vicine come vicino è il nostro calcio, è da decenni ormai che l’Europa esporta il suo know how calcistico in Africa e l’Italia in sintonia con la sua vocazione geografico-politica di ponte sul Mediterraneo ha fornito svariati ottimi allenatori al calcio africano (sulla scia dei Bersellini, dei Dossena, dei Cabrini si innestano i vari Paolo Berrettini, Stefano Cusin, Salvatore Nobile).

Al Sudamerica ci legano due grandi fattori politici: calcio e religione. Ancora, in tempi in cui la memoria della nostra Italia tende ad essere messa da parte, avvicinandoci al 150° anniversario dell’Unità nel peggiore dei modi, la forza compattante della sfida Mondiale forse ci aiuterà a riflettere su cosa stiamo perdendo o cosa stiamo lasciando che si perda, qualcosa di molto prezioso. Insomma, io pensieri divertenti sul calcio ed il suo senso geopolitico ne faccio non pochi ma mi risulta difficile risparmiarne quando sento i solari napoletani in festa urlare "Siamo in Europa, siamo in Europa!!Preparate i passaporti,siamo in Europa!!". Potere localizzante del pallone.

Tuttavia oltre al divertimento mi aspetto anche altro. Il fastidio ad esempio. Se è vero che il Mondiale è un’ottima vetrina per lo Stato ospitante, e se è vero che la Repubblica Sudafricana si impegnerà per essere rappresentata dai media internazionali nel migliore dei modi, è plausibile che si inneschi il meccanismo "mentre noi ci divertiamo c’è anche un’Africa che soffre". Ma non mi dire!

Già immagino quel clima generato dai media che per un mese tra una partita e l’altra, negli speciali, nelle tirate notturne ci ricorderanno quanto è bella l’Africa nelle sue diversità ma anche quanto soffre, che dovremmo fare qualcosa, adotta un bambino a distanza, i mille colori dell’Africa, leoni e gazzelle, il ruolo guida della Repubblica Sudafricana, apartheid, AIDS, la tragedia del Darfur, Hutu e Tutsi, 13 000 bambini muoiono ogni giorno, manca l’acqua, contribuisci con un sms, che bei popoli però, hanno il ritmo nel sangue, le cose possono cambiare dobbiamo solo volerlo, il primo piano sugli occhi del bambino congolese o di Diepsloot, sobborgo di Johannesburg ad appena 50 km dal soccer city.

Già immagino in pratica tutti quelli che "scopriranno" l’Africa e credo proprio che non potrò non sentirmi infastidito da tutto ciò. Ripeteranno statistiche d’effetto o spenderanno belle parole, memorizzeranno qualche nome mai sentito prima tipo Zuma o Senghor(Senegal) e ne rispolvereranno altri come Mandela. Quando il Mondiale sarà finito e la televisione catalizzerà su altro le attenzioni degli spettatori tutte quelle improvvisate anime gentili torneranno nel vuoto dal quale sono venute, e il risultato ultimo di tutte le belle parole spese e dei gesti irenici compiuti da questi "africanisti per un giorno" sarà un messaggio che giace nella rubrica del cellulare e che dice "grazie per aver contribuito con un sms allo sviluppo dell’Africa".

Ma chi si è preoccupato prima di premere invio di informarsi su piccolezze come chi raccoglie queste donazioni, quali canali vengono utilizzati per far arrivare i soldi a destinazione e come vengono utilizzati? Rubrica messaggi piena —> cancella messaggio. This Time for Africa, yea! Quanta ipocrisia verso se stessi.

Riallacciandomi a quanto detto sopra a riguardo del significato geopolitico delle partite, il Mondiale sudafricano è sicuramente detentore di un significato geopolitico ben più serio e meno ludico: il Mondiale è un’ ottima vetrina internazionale per terroristi in cerca di visibilità. L’aspetto della sicurezza sarà molto importante. Il mondo musulmano e il mondo occidentale giocano da tempo una partita geopolitica sul suolo africano (sullo scacchiere africano si inserisce ormai anche il gioco delle potenze asiatiche in ascesa)a suon di madrasahs, di ONG, finanziamenti a sostegno della guerriglia, apertura dei mercati, sostegno ai politici e così via. L’integralismo islamico ha le sue radici anche nel continente nero. L’affiliazione qaedista maghrebina ha fatto sapere che nel suo mirino, ai Mondiali, ci sono USA, Inghilterra, Francia, Germania e Italia, tutte "nazioni che fanno parte di una campagna crociato-sionista contro l’Islam".

Il giorno che è stato indicato dai qaedisti per l’attentato è il 12 giugno, giorno in cui si disputerà USA-Inghilterra. Capite bene che queste esternazioni rappresenterebbero una mossa alquanto stupida se le vere intenzioni dei terroristi fossero quelle di compiere un attentato proprio in quella data. Fatto sta che la minaccia è reale ed il rischio elevato. Sarà necessario un notevole sforzo di sicurezza per tutelare al massimo l’incolumità dei tifosi e dei giocatori (obiettivi simbolici per eccellenza) oltre che dei civili sudafricani e per impedire che quella che si attende come una grande festa si trasformi in una pagina nera della vita internazionale.

Puoi leggere questo articolo anche sul blog prospettiva internazionale

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