Intervista a Dania Avallone, dell’ASPER. La marcia di Samuel e Tekle Ghebregherghis partiti da Ginevra il 16 giugno: 1200 kilometri contro le violazioni dei diritti umani in Eritrea.
Da Ginevra a Roma: milleduecento chilometri percorsi a piedi per richiamare l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Eritrea. E’ la singolare impresa che stanno compiendo due giovani marciatori eritrei residenti a Francoforte: Samuel e Tekle Ghebregherghis. Quella che, ormai, viene definita la “marcia più lunga del mondo” è partita il 16 giugno dal Piazzale delle Nazioni Unite di Ginevra e arriverà a Roma, presumibilmente, il 15 luglio. Alla partenza i marciatori hanno incontrato le rappresentanze ufficiali delle Nazioni Unite (Mrs. Louise Arbour, High Commissioner UNHRHC), dello Stato del Vaticano, alcune delegazioni di Parlamentari europei e il sindaco di Ginevra.
La marcia viene regolarmente seguita da “Iwet” (“Vita”), una roulotte messa a disposizione dall’organizzazione Asper che opera per la tutela per la tutela dei diritti umani del popolo eritreo. Dopo una sosta a Castelnuovo del Garda i due continueranno in direzione Mantova, Modena con incontri culturali; sosterà a Bologna, città simbolo dell’Indipendenza Eritrea. Gli incontri culturali ed ogni altra pacifica manifestazione continueranno nelle città di Firenze, Arezzo, Orvieto e Viterbo. Il primo appuntamento a Roma sarà il Monumento del Milite Ignoto in onore degli Ascari (soldati Eritrei caduti combattendo al fianco dell’Italia). Per avere maggiori ragguagli abbiamo raggiunto, telefonicamente, Dania Avallone dell’ASPER.
Cosa spinge i due eritrei ad effettuare una lunga marcia?
Samuel e Tekle Ghebregherghis hanno ideato la marcia per attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla tragica situazione che c’è in Eritrea. Mi riferisco alle migliaia di persone detenute nelle carceri di quel paese senza aver avuto un processo, senza aver potuto incontrare i propri familiari, senza poter contattare un avvocato.
E’ la loro prima volta?
No, non sono nuovi a queste imprese; hanno infatti già effettuato una marcia da Francoforte a Bruxelles (600 chilometri) che però non ha avuto riscontro. Hanno, quindi, pensato ad una marcia più lunga nella speranza di poter coinvolgere le Nazioni Uniti, il Parlamento Europeo. Durante il percorso verranno raccolte firme per una petizione da presentare a Papa, Benedetto XVI, e alle Nazioni Unite.
Ci sono problemi di confine fra l’Etiopia e l’Eritrea; secondo un comunicato dell’ambasciata eritrea, la comunità internazionale sostiene l’Etiopia che viene considerata come paese aggressore. Ora se questa è la situazione come potete pensare che le grandi nazioni e le organizzazioni internazionali possano intervenire sul problema da voi sollevato?
Le difficoltà tra Etiopia ed Eritrea attengono ad un altro problema che non è possibili spiegare in poche parole. La nostra è una marcia per protestare, esclusivamente, contro le torture attuate in Eritrea. Sono due argomenti diversi e ben definiti. Oltre ad esponenti politici dell’opposizione, nelle carceri ci sono semplici cittadini, giornalisti, studenti: vogliamo porre l’attenzione su questi soprusi, già denunciati nel 2004 da Amnesty International.
Il rapporto a cui lei fa riferimento è di un anno fa. Cosa è cambiato dal 2004 ad oggi?
Come si fa a saperlo senza una informazione libera, senza la possibilità di collegarsi via internet. Certamente non c’è stato alcun miglioramento. Tenga presente che, per il servizio militare, vengono reclutati ragazzini di 15 anni.
Che accoglienza ricevono i due ragazzi nelle varie soste o durante il percorso?
Siamo contenti per la solidarietà dimostrata. In Svizzera abbiamo ricevuto una calorosa accoglienza; siamo stati ricevuti dal sindaco, da una delegazione delle Nazioni Unite e abbiamo partecipato ad un incontro con i rappresentanti del Vaticano. La stampa locale e, in genere tutti i mass media, hanno dato ampie notizie della marcia. Va detto che è un cammino duro fatto per ottenere visibilità; l’obiettivo è proprio questo: far conoscere quello che sta succedendo in Eritrea.
Quando è previsto l’arrivo a Roma?
Intorno alle metà del mese di luglio. Una previsione precisa è però impossibile trattandosi di una marcia di 1200 chilometri. A Papa Benedetto XVI saranno consegnate le firme di solidarietà raccolte durante la marcia e le risoluzioni approvate nella tavola rotonda indetta dall’ASPER (Milano - 8 giugno 2005) con la preghiera di aiutare il Popolo Eritreo sensibilizzando l’opinione pubblica e le organizzazioni internazionali competenti affinché vengano rispettati i suoi Diritti Universali. Sono previste tappe giornaliere di circa 50 km per una durata di circa 25 giorni. Il sito www.dhnet-eritrawian.com darà tutte le informazioni, mano a mano che la marcia procederà; sarà aggiornato costantemente con comunicati stampa e commenti.
Chi accompagna i due ragazzi?
L’ASPER con ‘Iwet’, la roulotte dove i ragazzi dormono ma che fa, anche, da ufficio per ricevere telefonate, mandare e mail, ecc.. Poi nelle varie città ci sono altre associazioni che ci danno un supporto per l’organizzazione di incontri, visite guidate ai musei, partecipazioni a convegni. Sono previsti diversi eventi, anche musicali, ma tutto dipende dalla organizzazione delle singole associazioni che lavorano sul posto.
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