La morte della giovane polacca a Lentini è un evento tristissimo avvenuto nel totale silenzio delle istituzioni affaccendate in non so che cosa.
Eppure vorrei ricordare che gli "stranieri" contribuiscono ad almeno il 7% del Pil italiano e che ci sono ben 26.000 imprese rumene operanti in Italia. Dati importanti, ma che non sembrano decidere chi governa a delineare vere e proprie politiche di accoglienza.
Li accogliamo semplicemente con il nostro silenzio. Facendoli dormire all’aperto. Sottoponendoli all’infernale giro del caporalato. Altro non siamo in grado di offrire. L’importante è che non rompino le scatole. Se no via...
Venendo a Lentini, vorrei capire se i servizi sociali del Comune abbiano mai
effettuato una ricerca sullo straniero che risiede nella nostra città per capire chi è e quali sono i suoi bisogni più immanenti.
Perché non si sono mai organizzati momenti di aggregazione con questi stranieri in modo da conoscerli e iniziare un lungo percorso di integrazione in seno alla nostra comunità.
Le istituzioni locali hanno avviato percorsi di sinergia con l’associazionismo del territorio in modo da preparare strutture e modalità di accoglienza?
Il distretto socio-sanitario ha dei progetti concreti da attivare o siamo sempre a livello di "commissione dei pii desideri"?
Come mai è stato chiuso il centro di prima accoglienza operante a Santuzzi grazie all’encomiabile abnegazione di Padre Pandolfo? Esso poteva fungere da struttura atta a fornire un primo tetto e tutta una serie di servizi per aiutare gli stranieri.
Eppure ci definiamo tutti credenti. In questi frangenti dovremmo esserlo meno a parole e più nei fatti.
Nota a cura di,
Dr. Emanuele Gentile
Centro Studi Est Europa (soon East Observer)