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Una giornata di ordinario giornalismo

Con una melassa sullo scioglimento di Forza Nuova

di Adriano Todaro - mercoledì 27 ottobre 2021 - 642 letture

Ci sono giornate che sembrano fatte apposta per annientare l’ormai residua fiducia nei nostri governanti. Giornate dove alcuni episodi, sembrano messi lì apposta per rovinarti, appunto, le giornate. Una di queste giornate è stata quella di mercoledì 20 ottobre scorso.

Cominciamo con il primo episodio che riguarda la Commissione Giustizia della Camera che doveva dare un parere sul decreto legislativo del governo ‒ quello dei Migliori ‒ sulla questione del bavaglio a Pm e giornalisti. Ne ho già parlato da queste colonne e non mi ripeto. Ma quello che avvenuto mercoledì 20 ottobre è difficile da comprendere.

La Commissione Giustizia della Camera ha dato il via libera alle proposte di Enrico Costa di Azione e Andrea Ostellari della Lega. Nella pratica, il decreto proibisce agli inquirenti di fornire notizie sui procedimenti in corso al di fuori di cornici formali. Cosa significa? Significa che solo attraverso comunicati stampa e solo attraverso conferenze stampa che rispettino ‒ udite, udite ‒ «casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti». E chi lo decide questo? Il Procuratore della Repubblica. I Pm dovranno chiedere a lui se poter fare una conferenza stampa e, sempre il Procuratore dovrà autorizzare anche i comunicati o le conferenze stampa degli ufficiali di polizia giudiziaria «in ordine alle specifiche ragioni di pubblico interesse che lo giustificano».

Felice il promotore, senatore Costa, il quale ha affermato che «il tema di fondo è il processo-spettacolo, è la spettacolarizzazione da parte di alcuni inquirenti che bollono una persona perché indagata e quando questa risulta innocente e assolta non riesce a recuperare l’immagine». In questo modo s’impedirà ai giornalisti di informare su inchieste che coinvolgono esponenti pubblici. Addirittura Costa avrebbe voluto abolire completamente le conferenze-stampa, un atto ‒ questo ‒ appoggiato da centro-destra e renziani e contrari M5S, LeU e Pd. Tutti d’accordo, invece, sul via libera al decreto governativo. Il M5S aveva presentato delle modifiche per evitare le censure ma, alla fine, ha votato a favore anch’esso.

Altro episodio che riguarda i giornali e, più in generale, la libertà di stampa. Sta per scadere la “Quota 100” e i giornali ‒ di proprietà di benefattori e filantropi ‒ hanno sottolineato che questa “quota” costa troppo, è una “zavorra”, meglio la Fornero e cose del genere. Secondo questi giornali, al lavoro bisogna restarci il più possibile, magari oltre i 70 anni. Dipende sempre però dove lavori. Se lavori al giornale della Confindustria che ci bacchetta un giorno sì e uno sì, attraverso l’uomo del momento Bonomi, oppure al gruppo Gedi, oppure nei giornali di Caltagirone, beh allora, calma e gesso. Sì perché in questi quotidiani da tantissimi anni si pongono in prepensionamento giornalisti con 58 anni di età a spese dei contribuenti. Recentemente lo ha fatto il gruppo Gedi (Repubblica, Stampa e altri) con una novantina di prepensionati come ho scritto nella rubrica che tengo su questo giornale. Quelli che lavorano all’Italsider facciamoli lavorare sino a che schiattano; i nostri dipendenti, invece, mandiamoli in pensione presto. Ma a spese dello Stato, sia ben chiaro, neh!!

Ultimo episodio non però di argomentazione giornalistica è quello che è avvenuto, sempre mercoledì 20 al Senato. In discussione lo scioglimento di Forza Nuova. L’aula è mezza vuota e già questo la dice lunga sulla “produttività” dei nostri rappresentanti. Comunque, la sciogliamo Forza Nuova? Anche qua calma e gesso. Ponderiamo bene per non dare un dispiacere a Mario Draghi che sta facendo tanto bene per il nostro Paese, tanto che ha tolto anche il cashback.

C’era una mozione dei partiti di centro-sinistra compresi renziani e M5S che sorreggono il governo, per sciogliere Forza Nuova. Poi c’era una mozione della destra in cui si diceva di «valutare le modalità per attuare ogni misura prevista dalla legge per contrastare tutte – nessuna esclusa – le realtà eversive…» e c’era quella di Draghi nostro che suggeriva che era meglio attendere una sentenza della magistratura prima di decidere per la soppressione di Fn. Cosa facciamo? Facciamo così: ognuno si voti la propria proposta senza, però, votare contro quella degli altri. Così facciamo contento Draghi. E anche Forza Nuova. Ci si rivede al prossimo assalto di Forza Nuova. Adesso ‘namo a magnà che so’ già le due. E poi qualcuno si domanda: perché i cittadini non vanno più a votare?


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