La vera libertà di stampa: la figlia di Emilio Fede prende una multa. Lei contesta e minaccia. Il padre la difende nel suo TG
Noi non conosciamo, personalmente, la signora Sveva Fede. Intanto non deve essere una normale signora e lo si nota subito da quel nome un po’ barocco. Ma anche il cognome ha la sua importanza. Fede oltre che essere un cognome è un programma, appunto, di fede. E la fede deve proprio abbondare in questa famiglia, considerato come si comportano.
Il padre, Emilio, ha fede nel suo padrone e lo serve, appunto, con fede immensa e umili servizi. La figlia ha, invece, molto fede nel suo cognome e pensa che lei, proprio per questo, possa permettersi tutto.
Mi ha molto colpito una notizia che ho letto sul Gazzettino.it. Lo scorso 15 marzo, un sabato mattina, la signora Sveva, classe 1966, gira Cortina in auto. Tutti i mortali cercano di non imboccare i sensi vietati, di tenere l’auto in ordine, di salvaguardare, se ce l’hanno, il figlio che trasportano in auto. Ma Sveva non è una comune mortale, lei è figlia di Emilio, uno degli uomini più importanti e inutili d’Italia. E così imbocca un senso vietato con l’auto senza revisione e il bambino piccolo, seduto sul sedile posteriore, senza le necessarie protezioni. I vigili la fermano e gli contestano le infrazioni. Ma Sveva è una dura, contesta, grida, minaccia. I vigili riempiono cinque pagine di verbale da inviare alla Procura della Repubblica di Belluno. Dentro c’è un po’ di tutto: resistenza, ingiuria aggravata, minaccia a pubblico ufficiale, omissione di generalità.
Bisogna proprio riconoscere che i cittadini sono vessati, sempre più, dai vigili urbani. Sempre a dare multe, a contestare, a rilevare velocità, a controllare se ti sei fatto una birretta di troppo. Non se ne può più. E così, papà Emilio, la sera stessa, nel telegiornale di Rete 4 che dirige, critica aspramente i vigili di “una nota località sciistica” che si erano dimostrati scortesi nei confronti di una povera signora che avrebbe avuto il solo torto di chiedere loro un’informazione.
E poi dicono che in Italia non c’è libertà di stampa. C’è n’è in abbondanza tanto è vero che tutti i padri possono nei loro Tg difendere le loro figlie. Vogliamo proprio sperare che Emilio Fede continui le sue ardimentose, instancabili battaglie per la libertà e si batta giorno e notte contro le ingiustizie del mondo che colpiscono le sue figlie.
In tutta questa edificante vicenda però, una cosa l’abbiamo capita bene. E cioè che abbiamo veramente, urgentemente bisogno di gente seria. A meno di continuare con i pupazzi di sempre.