Il "viaggio in Sicilia", archetipo letterario con precedenti illustri da Goethe a Maupassant, rivivrà in chiave contemporanea grazie a un’iniziativa di Antonio Presti e dell’associazione culturale Fiumara d’Arte e di un ampio progetto di rivalutazione di un quartiere periferico di Catania: Librino.
Il "viaggio in Sicilia", archetipo letterario con precedenti illustri da Goethe a
Maupassant, rivivrà in chiave contemporanea grazie a un’iniziativa di Antonio
Presti e dell’associazione culturale Fiumara d’Arte nell’ambito del progetto
"Terz’occhio - Meridiani di luce" e di un ampio progetto di rivalutazione di un
quartiere periferico di Catania: Librino.
Portare la cultura in una realtà difficile, che gli stessi catanesi conoscono poco,
perché? Come dire che la cultura può riuscire dove le istituzioni hanno fallito o
preferito far finta di non vedere?
No, piuttosto dare alla cultura il valore dell’impegno. Nella
contemporaneità non è tanto la rappresentazione di un linguaggio che ha
importanza: in questo momento di azzeramento del codice etico è giusto che la
cultura indichi anche una via di impegno e di responsabilità. Rispetto alle
periferie, per esempio, siamo stati educati ad un approccio che tende al
recupero della solidarietà e anche ad una presunzione di giudizio sui bisogni
fondamentali, io questa volta ho voluto ribaltare questo modo di concepire
l’uscita dal degrado e affermare il diritto alla bellezza. Le periferie, come
Librino, sono luoghi di mancamento, luoghi in cui è stata negata la bellezza,
una bellezza che passa dall’acquisire dignità e finisce con la coscienza di
essere cittadino.
Come è nata l’idea del viaggio in Sicilia?
È nata dal momento in cui in Sicilia si è chiuso il
ciclo dell’antimafia, e la Sicilia è tornata figlia di quell’abuso.
In questa contemporaneità se una terra si fa leggere dagli
occhi del mondo è già una terra di cultura e ora c’è questa
apertura a farsi leggere e a farsi apprezzare. Alle nuove
generazioni volevo dare un’idea non più della staticità,
dell’essere "gattopardo", concezione di cui siamo stati vittima negli ultimi dieci
anni, ma affermare il valore del divenire. Ed è in quel divenire che la Sicilia si fa
leggere da questi grandi autori che la attraverseranno, autori che non andranno
nei luoghi scelti dai soliti tour.
Gli scrittori che partecipano a questo "viaggio in Sicilia" sono importanti nomi
del panorama letterario contemporaneo. Proprio in questi giorni si trova a
Catania Meir Shalev, vuole ricordarne qualcun altro?
Paco Ignacio Taibo II, Daniel Chavarria, Jonathan Coe, Daniel
Pennac, Tahar Ben Jelloun, Joseph O’Connor e molti altri: ogni artista, anche
rispetto al suo linguaggio e alla sua storia, verrà abbinato a una provincia e
testimonierà l’impegno che nasce dalla sua parola. Questo è anche il desiderio
di ribadire il valore della parola.
Quali sono i luoghi che gli scrittori visiteranno e come è stato fatto
l’abbinamento?
Con il criterio dello spirito che anima ogni viaggio. Per esempio,
andremo ad Agrigento per affermare che l’acqua c’è. Lo scopo non è tanto
capire perché non arrivi a valle, quanto quello di ricordare che esiste, che c’è
ed è un bene di tutti, come l’aria e quindi non va pagata. Partiamo da
Agrigento, terra simbolo, dove ci sono stati molti abusi, e da lì si vuole dare un
messaggio alle nuove generazioni: mi sembra doveroso e al tempo stesso
molto poetico. Poi faremo il viaggio nelle miniere, nelle province di Enna e
Caltanissetta. A Palermo saremo con Jonathan Coe per dare un messaggio di
vitalità alla città, andremo nella via dei mercati e partiremo da Ballarò, il
mercato simbolo, segno del cambiamento con cui si identifica in questo
momento la città. A Catania abbiamo voluto rispettare la sacralità della festa di
Sant’Agata, la devozione più forte della città. Faremo anche un omaggio alla
montagna sacra, l’Etna, e parteciperemo alla vita notturna catanese insieme ai
giovani della città per dare un senso, una voce alla nostra gioventù. Lo scrittore
che ci accompagnerà sarà Sergej Bolmat, autore russo de I ragazzi di San
Pietroburgo, romanzo in cui si affronta il problema del disagio giovanile. Ci sarà
così l’incontro con i nostri ragazzi che potrà far emergere il valore della
differenza tra le varie generazioni e rivivere con l’autore l’emozione del suo
racconto.
Come è stata accolta l’iniziativa dagli scrittori?
Questi autori non vengono tanto per parlare delle bellezze naturali
della Sicilia, quanto della necessità di un impegno nella contemporaneità. Gli
scrittori hanno accettato positivamente questa impostazione che considero
fondamentale e aver dato loro la possibilità di visitare la Sicilia con questa
chiave di lettura mi sembra molto bello. I loro racconti di viaggio serviranno da
testimonianza nel tempo, perché questo non è un progetto che si conclude,
anche se era nato come un unico ciclo, ma continuerà ad affermare l’impegno
che porto avanti da vent’anni con Fiumara d’Arte nel territorio di Cefalù. Dare
ogni anno la possibilità a grandi autori di venire in Sicilia sarà così sia la
testimonianza di tanti impegni, di tanti valori sia la denuncia delle cose che non
vanno.
Dal racconto che ogni autore scriverà, e dalla raccolta che ne seguirà, crede che
potrà emergere una visione diversa della Sicilia? Lo stereotipo di gattopardiana
memoria, che tutto cambia per rimanere com’è, è finalmente destinato ad
abbandonarci?
Sono sempre stato un po’ di rottura, un po’ trasversale rispetto al
potere. Faccio la mia personale politica, una politica con la P maiuscola che
non è al servizio di voti o di soldi, ma che credo potrebbe ribaltare lo stato di
cose attuale. Certo, in questo momento il popolo siciliano è un po’
addormentato, ha un po’ perso lo spirito del suo divenire: quando viene meno
la chiara distinzione tra essere mafia o antimafia si crea un momento di
sbandamento e allora alle nuove generazioni bisogna dare un valore che non è,
naturalmente, la staticità del gattopardo. Quel che è stato è statico e non se ne
può più...
Infine un appunto da catanese e siciliana orgogliosa: perché un’iniziativa così
bella e importante ha avuto finora pochissima risonanza sulla stampa nazionale?
Penso che il valore della bellezza trovi sempre il suo fare, la sua
comunicazione. Dalla Sicilia in questo momento viene un impegno della cultura
che non è soltanto rivolto a un potere istituzionale ma è rivolto allo stesso
mondo della cultura, che in questo momento ha dimenticato la sua anima, il
suo ruolo d’impegno. Dalla Sicilia, e non soltanto da Catania, viene un richiamo
che potrebbe rappresentare una via politica di fare cultura. Una cultura che non
ha dimenticato il suo valore sociale. E se da Catania emerge che c’è un
impegno intellettuale per un cosiddetto quartiere a rischio, questo potrà essere
determinante per il cambiamento di rapporto con il mondo della comunicazione
che il quartiere ha avuto finora. Parallelamente al grand tour, noi stiamo
producendo anche 500 spot pubblicitari che vanno in onda su tutte le emittenti
ogni giorno: vi compaiono grandi poeti, ma anche gli abitanti di Librino che
affermano il loro diritto di cittadinanza. Tutto questo ribalta e scardina certi modi
precostituiti di essere periferia.
La cultura quindi può avere una forte funzione civile?
Se la cultura dà centralità e identità a un luogo potrebbe indicare la
via per tante altre periferie. In questo momento storico in cui la nostra società si
alimenta dell’apparire, noi dalla Sicilia stiamo affermando invece il valore
dell’essere, dell’impegno ma anche del "fare fatto" e non solo del parlare
perché questo è necessario dimostrare che non siamo solo utopici. Si tende a
definire "utopia" non solo ciò che non si può realizzare, ma anche ciò che il
sistema non vuole che si realizzi. Se tutto quello che noi stiamo facendo a
Catania e a Librino poteva sembrare utopia, dopo quattro anni di lavoro, si
riesce a capire che la cultura non è solo passerella d’élite ma è impegno civile
che può determinare un cambiamento sociale.
Allora, si può pensare a una primavera di Catania dopo la primavera di Palermo?
Penso che la cultura possa aprire questa via, anzi che debba farlo.
In questo momento vedo molti artisti un po’ allo sbando. Gli autori che
pensavano di venire qui per un semplice reading nelle università, si sono trovati
nelle famiglie, tra la gente, in mezzo alla vita di una terra che ha scelto di farsi
"leggere" e hanno vissuto momenti emozionanti. Di quella primavera, noi
vogliamo portare il valore della semina: oggi non è tempo di raccolta, è invece
tempo di semina e bisogna tornare ad affermare questo valore. Bisogna
insomma ridare seme e se questo seme c’è a primavera verrà un buon
raccolto.
Roberta D’Urso