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Un tuffo nel passato


Lettera a mio figlio sul sessantotto: L’autore (uno dei leader del sessantotto) racconta e trasmette la parte romantica di quei formidabili anni.
domenica 15 luglio 2007, di Cesare Piccitto - 966 letture

di cesare piccitto

Titolo: "Lettera a mio figlio sul senssantotto" Autore: Mario Capanna Casa Editrice: Rizzoli Anno: 1998 Pagine: 166

L’ultimo libro che ho letto è stato: "Lettera a mio figlio sul sessantotto". Di questo libro ne ho sentito parlare circa quattro anni fa, al momento della sua uscita. Il testo mi colpì molto, poiché m’ interessava tutto quello che trattava di quegli anni, soprattutto senza la solita retorica tipica di altre pubblicazioni dello stesso genere. Avendo letto diversi testi cercavo un approccio differente su un delimitato periodo ormai storico. Dopo averlo letto tutto di un fiato posso affermare di aver trovato ciò che cercavo. L’autore (uno dei leader del sessantotto) racconta e trasmette la parte romantica di quei formidabili anni. Infatti non si limita, come la maggior parte di coloro che si confrontano col passato, a puri sguardi nostalgici o bilanci più o meno positivi.

Quest’aspetto fondamentale lo si ricava dall’impostazione epistolare del libro e dall’autore che narrando si rivolge al proprio figlio. Capanna rievoca gli episodi più importanti di tale periodo contestualizzandoli con ciò che accadeva nel mondo. Descrive passioni e desideri che attraversarono buona parte di quella generazione.

Vi è un parallelo tra visione oggettiva dei fatti ed episodi personali in un crescendo che appassiona il lettore. Straordinaria conoscenza del periodo storico, grande consapevolezza di aver vissuto degli eventi importanti che avrebbero, se non modificato, sicuramente segnato la storia del mondo. Emerge la volontà di raccontare e lasciare ai propri lettori, uno spaccato di quegli anni visti non con gli occhi della ragione ma con quelli dell’anima.

In ultimo l’incoraggiamento al figlio, nel quale identifica tutta una generazione, a lottare contro le ingiustizie senza l’arroganza di chi è più anziano e saggio, ma con l’affetto di un padre mai rassegnato a un figlio apparentemente smarrito.

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