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Un succinto vissuto del M5S, dalla nascita al governo - Parte IIa - Le problematiche del suo futuro e di quelle della politica italiana

Il M5S, dalla nascita al governo. Parte IIa - Le problematiche del suo futuro e di quelle della politica italiana.

di Gaetano Sgalambro - martedì 21 gennaio 2020 - 1394 letture

La seconda connotazione di mia simpatia è costituita dai tratti essenziali della sua adolescenza: quando, ancora in formazione sparsa, le tante unità giovanili d’impegno politico avverse ai partiti storici per i motivi più diversi, schierate sotto le varie bandiere di lotta civica o dei network meetup o entro i vari forum, si lasciarono sedurre dal fascino di due uomini politici sui generis, i quali riuscirono a raggrupparle in uno stadio di morula, come fossero stati tanti blastomeri, e a fare esplodere la loro energia ontogenetica verso la formazione di un movimento nazionale di contestazione politica.

Uno di questi uomini era Beppe Grillo, al tempo già affermato comico, oltre che geniaccio animatore di progetti politici ultra-progressisti. Che sapeva muoversi dal palcoscenico alla piazza e dalla piazza ai social network meetup. Che della politica ne aveva fatto argomento di spettacolo e che dei suoi spettacoli ne aveva fatto occasioni di dibattito politico. E che, ora della fine, di questa sua proteiforme capacità riceverà molte delizie e non poche croci. È stato ed è una delle rare e vere personalità politiche dell’ultimo ventennio, checché ne dicano i suoi dotti detrattori, che lo considerano solo un capocomico, nell’accezione diminutiva, se non dispregiativa, del sostantivo. Due dati tagliano la testa a. … qualsiasi discussione: il suo costante e coerente impegno politico e gli oggettivi risultati ottenuti sul terreno.

Il secondo uomo, scomparso pochi anni or sono, era Gianroberto Casaleggio, enigmatico personaggio, non solo nell’aspetto. Semisconosciuto imprenditore del web, esperto in tecniche digitali di comunicazione, anch’esso impegnato attivamente in politica, ideologo di futuribili progetti di democrazia, era anche dotato di capacità organizzative e di sensibilità sociale che risulteranno determinanti.

Questi due uomini, provenienti da mondi totalmente diversi, avevano in comune la totale avversione verso il sistema dei partiti storici, da entrambi ritenuto autoreferenziale, e la capacità di sapere utilizzare, ognuno però a suo modo, al meglio i social network.

Incontratosi sul terreno politico, alcune delle loro peculiarità professionali e culturali sono risultate straordinariamente complementari nei contenuti e sinergiche nel fine. Quali l’essere entrambi visionari politici e portatori di utopie, capaci di rianimare le piazze di un paese stagnante in un informe conservatorismo (di sinistra, di centro e di destra), e quale il riuscire ad aprirsi propri canali di comunicazione via web, attraverso i quali le loro utopie hanno bypassato il filtro annichilente dei canali mediatici.

Beppe Grillo, con il suo decisivo “vaffa …“ (V-Day), rivolto a tutti gli uomini dei partiti nazionali e gridato per ben tre stagioni in tutte le piazze, come nelle giornate nazionali dei V-Dai, li indicava come il vero obiettivo politico da perseguire, perché erano all’origine dei peggiori mali del paese, periferie comprese, e, soprattutto, della sua mancanza di futuro. Così facendo dava alle lotte civiche un respiro nazionale e un unico e condiviso obiettivo politico.

Dal canto suo, Gianroberto Casaleggio, seppe dare ai giovani importanti strumenti. Con il suo grido “onestà, onestà, onestà” fornì loro l’ascia di guerra contro i partiti storici, che non sarà mai sotterrata, e, cosa molto più importante, con la sua capacità imprenditoriale e organizzativa seppe attrezzarli, a costi economici sostenibili con l’autofinanziamento, della Piattaforma Rousseau, dai molteplici e arcani misteri digitali (?), sulla quale potersi organizzare e crescere.

Infatti, dopo un’intensa attività d’incontri nazionali dei diversi gruppi politici, dopo i successi nelle raccolte delle firme per le leggi d’iniziativa popolare, dopo numerosi dibattiti nei social network, e le numerose prove elettorali in città del centro-nord del paese, di alcuni gruppi come “Liste civiche a cinque stelle” -cinque, come gli obiettivi programmatici della Carta di Firenze: Acqua, Ambiente, Trasporti, Sviluppo e Energia-, si giunse nell’ottobre del 2009 alla nascita della formazione politica nazionale “Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo”.

Michele Serra battezzerà i suoi iscritti con il nome di “grillini”, che poi sarà usato da molti anche come epiteto.

Incominciava così l’ardua impresa di come riuscire a dare un corpo funzionale ed una coscienza politica identitaria al movimento, il quale per sua natura è come una vela che trae la spinta dai diversi venti che soffiano, ma solo a patto che poi si riesca a convogliarli nella direzione prefissata, che nella fattispecie era: rinnovare radicalmente la politica praticata.

Il suo modello fisico come tutti i movimenti è semplice, cioè senza organi intermedi, ma con una originalità determinante. Ha una testa, un grande corpo e l’originalità per l’appunto: la piattaforma digitale nel ruolo di efficace mezzo di comunicazione diretta tra tutti i suoi componenti, oltre che di luogo di segreteria, di archivio, di dibattito e di approfondimenti, aperto solo agli iscritti.

Alla testa del movimento stanno i due padri fondatori, nel ruolo prima di guida e di controllo della sua sana crescita e poi, compiuta questa, in quello di giudici superpartes nella soluzione delle questioni interne. Il corpo è costituito da tutti gli iscritti che sono chiamati attivisti, perché si sono impegnati ad una partecipazione attiva nel movimento senza alcun titolo o ricompensa e che se eletti a cariche parlamentari non potranno ricevere più di due mandati consecutivi.

Le norme costitutive sono fondate su due principi, entrambi mutuati dalla Costituzione Italiana: il principio della democrazia diretta, intesa nel senso di consentire l’effettivo esercizio del diritto di ogni iscritto a concorrere alla determinazione della politica del movimento, che “portavoci” poi dovranno rappresentare in parlamento -il che non ha niente a che vedere con l’accusa di volere destrutturare le impalcature istituzionali esistenti, come fu per i primi moti de “La Comune di Parigi”-; il diritto ineludibile di concorrervi con il proprio voto, diretto e singolo, non escluse la selezione dei candidati da eleggere e la loro elezione al parlamento nel ruolo di “portavoci”.

La realizzazione concreta di questi diritti, costituzionalmente riconosciuti, trovano nel M5S la via diretta e più efficace grazie all’uso di una seria (certificata) piattaforma digitale tipo Rousseau, della quale, prima o poi, se ne vedrà l’estensione d’uso, nonostante le riserve avanzate da molti. La pratica dell’effettiva partecipazione attiva di ogni iscritto a ogni atto della vita democratica del movimento politico è un carattere sovvertitore del M5S.

A fondamento del progetto politico stanno due complementari principi di fondo: arrivare al cambiamento radicale della politica e, per fare questo, dovere cambiare la sua classe dirigente (il famoso “vaffa…” di Grillo); procedere alla graduale rifondazione della politica su criteri di decisa onestà, secondo la locuzione di Casaleggio (“onestà, … ..”) e come la stessa Costituzione impone.

È evidente come il combinato disposto delle locuzioni di Grillo e Casaleggio porti, sul terreno a una presa di posizione di rottura di ordine morale e politico.

Questo netto carattere distintivo avrà un effetto dirompente sul contesto politico esistente, che naturalmente gli si rivolterà contro come un boomerang.

Tuttavia il M5S ha anche un terzo carattere distintivo seriamente problematico: la mancanza di una piena coscienza identitaria politica. Questa dipende, soprattutto, da tre fattori: la sua giovane età; la eterogeneità socioculturale della base d’iscritti; la mancanza di un progetto politico d’uscita dalla crisi, di medio e lungo raggio, sul quale potere aderire in maniera chiara e completa. Le sue finalità per quanto valide sono troppo utopiche per costituire una amalgama efficace del gruppo nel lungo cammino politico. Nel frattempo ci si deve accontentare solo del collante del codice etico.

Detta carenza avrà un indubbio peso specie nella formazione di una classe dirigente del movimento, intesa in chiave M5S (uno vale uno), sulle diverse attività interne del movimento e peserà ancora di più a fronte di un successo politico: data la scontata abitudine di salire in molti sul carro del vincitore.

Resta il fatto che il movimento ha un ingresso assolutamente libero, che porta chiunque direttamente al suo centro decisionale: è la legge della democrazia diretta e partecipativa che lo impone. Non può esistere un efficace sistema preventivo di decantazione delle iscrizioni improprie, fatte salve le preclusioni pubbliche per carichi penali, pendenti o subiti, e per precedenti cariche politiche. L a decantazione, al bisogno, potrà essere fatta solo a posteriori in base alla correttezza etica tenuta. Restano da trovare i mezzi, i modi e gli uomini più idonei a farla.

In detto itinere, gli sbandamenti del movimento dalla corretta direzione di marcia potranno essere ripresi dall’intervento autorevole (a volte anche autoritario) dei due padri fondatori e più avanti dai probi viri.

A questo punto il M5S entra nel vivo dell’agone politico, partecipando alle competizioni elettorali locali e regionali, appoggiando liste civiche o a proprio titolo, con un piano programmatico informato allo spirito di radicale cambiamento della politica praticata e ispirato alla Carta di Firenze.

In occasione del rinnovo delle camere della XVI legislatura (febbraio del 2013) Beppe Grillo decide di parteciparvi con la sua lista M5S e imposta una campagna elettorale fondata sui principi informatori del movimento: la denunzia della politica praticata da partiti autoreferenziali, la necessità del suo cambiamento radicale, che esprime con il suo “vaffa…”; e su una proposta programmatica di punti concreti.

Sul piano organizzativo mobilita una vasta aria di supporter o di attivisti esterni, coinvolti con l’uso innovativo ed intelligente delle tecniche di comunicazione on-line e off-line (incontri happening). E così riesce a formare un efficace apparato elettorale fondato, anche questo, sulla partecipazione diretta alla vita democratica o, detto in maniera più spiccia, sul volontariato giovanile.

I candidati vengono selezionati con le “parlamentarie” e sottoposti, al bisogno, ad un’analisi etica dai due padri fondatori. Posiziona il target elettorale sull’ampia fascia di cittadini del ceto medio e medio-basso, dove di più si percepisce il disagio sociale per la crisi del paese, caricandoli a dovere non verso la reazione fisica violenta, bensì proponendo, attraverso la loro partecipazione attiva alla vita democratica, a partire dal voto, la eliminazione delle diseguaglianze sociali, una fiscalità più sana ed equa, e il rilancio con un’economia verde.

Egli raggiunge direttamente gli elettori nelle piazze delle grandi città, con il suo “Tsunami tour” e a casa con i social. Di fatto si è voluto tenere fuori dagli annichilenti circuiti mediatici, anche perché questi trattano un elettorato non promettente.

La ratio salvifica di questa scelta consiste nell’evitare l’attacco diretto dei media sugli inesperienti candidati, che sarebbe stato devastante. Addirittura, impone loro di non partecipare ai talk-show e di non rilasciare interviste a giornalisti italiani. Nello stesso tempo annuncia che il M5S rifuggirà da qualsiasi apparentamento di governo e che in aula terrà un’opposizione ragionata e che voterà a favore delle leggi che riterrà giuste.

Il programma, rifuggendo da ogni rituale retorica di narrazione, si articola in sette temi, Stato e cittadini, Energia, Informazione, Partiti, Economia, Trasporti, Salute (Gratuità delle cure ed equità di accesso; Farmaci; Informazione; Medici; Organizzazione). Ognuno sviluppato in precisi e pratici provvedimenti di facile assunzione, che applicati potrebbero mutare significativamente la vita degli italiani.

A tale proposito, non posso fare a meno di denunziare che questo programma non è mai esistito per tutta la classe politica e tutti i media italiani. Non so in quale altro paese democratico possa ripetersi una simile situazione. Questo è il prezzo che il M5S paga ai partiti storici e ai media per la sua radicale avversità. E la disinformazione è il prezzo pagato anche dai cittadini. Ma, con grande sorpresa, il M5S viene ripagato dagli elettori che lo superano nettamente nei convincimenti e lo mandano in parlamento come formazione di maggioranza relativa.

Il M5S è diventato adulto senza aspettarselo ed è chiamato a svolgere il ruolo di opposizione.

NOTA CONCLUSIVA: Le elezioni nazionali del febbraio del 2013 hanno segnato una data storica per la politica italiana, deliberatamente ignorata.

Infatti, per la prima volta nella storia della repubblica italiana gli elettori si affrancano dalla storica e immutabile appartenenza ideologica (acritica), nata con i partiti di massa e proseguita con quelli da loro discendenti, e votano tenendo conto delle responsabilità accumulate circa le condizioni critiche del paese.

Così i partiti storici perdono l’atavica rappresentanza maggioritaria (70-75%) di tutti i cittadini aventi diritto di voto, che viene ripartita tra il nuovissimo M5S e il partito degli astenuti (in assoluto quello di maggioranza relativa). Da questa data niente più potrà essere come prima e non si sa quando il quadro politico potrà assestarsi.

Ed è anche la prima volta che nei paesi democratici un movimento di radicale rinnovamento, alla sua prima esperienza, arriva pacificamente a conquistare la maggioranza relativa in un parlamento.


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