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Minima animalia di Giuseppe Pulina


Minima Animalia, solo da poche settimane nelle librerie, è quello che si può definire senza tanti preamboli un singolare libro di filosofia.
venerdì 9 dicembre 2005, di pietro_g_ - 885 letture

Giuseppe Pulina, Minima Animalia - Piccolo bestiario filosofico [illustrazioni di Marco Lodola] Sassari, Mediando, pp. 96, € 18,00

Il titolo è tutto un programma. Proprio come si proponeva di fare il suo autore. Minima Animalia riecheggia, in effetti, le parole che fanno da titolo ad uno dei capolavori del pensiero novecentesco, Minima Moralia, ma niente di più. E questo non solo perché Giuseppe Pulina non condivide in pieno gli interessi della riflessione del filosofo tedesco Adorno. Minima Animalia è infatti un libro di difficile collocazione. In buona misura filosofico, ma anche, se così si può dire, coinvolgentemente letterario. Definibile anche, secondo quello che a giorni si potrà leggere sulla rivista «Hortus Musicus» (una delle migliori del settore), come un esercizio di meta-filosofia. Un termine, questo, che viene cautamente usato e che, comunque, ben si presta per il bel saggio di Giuseppe Pulina, che ha concepito un libro di sana filosofia per farsi pascalianamente beffe della stessa filosofia. Una «philosophia ridens», potremmo dire, se non temessimo, con questa formula, di prestarci a involontari fraintendimenti.

Minima Animalia, solo da poche settimane nelle librerie, è quello che si può definire senza tanti preamboli un singolare libro di filosofia. Tale è per il tipo di scrittura adottato e per i contenuti che lo rendono trasversale a molte altre discipline. Docente di filosofia, studioso del pensiero mitteleuropeo, già autore di saggi su Michelstaedter, Marcuse e Edith Stein, Giuseppe Pulina fa convergere in Minima Animalia influenze, passioni e interessi tra i più diversi, spaziando con disinvoltura dalle tesi dell’ultima etologia alla più aggiornata critica letteraria. Non lo si potrà definire nemmeno un libro nato per caso, come spesso succede ai prodotti editoriali più innovativi. «Una delle idee guida, che hanno fatto da gestazione alla stesura definitiva dell’opera - spiega l’autore - è stata l’esigenza di dare corpo, attraverso una scrittura non molto tecnica, ad un resoconto di come la cultura occidentale abbia sempre visto la figura degli animali. L’animale reso in forma di metafora, devitalizzato, cotto a puntino, per esperimentali mentali che, malgrado l’assenza di un vero e proprio bisturi, non sono stati indolori».

D’altronde, si sa che la cultura occidentale (laica e religiosa, senza alcuna distinzione) ha sempre fatto un uso strumentale dell’animalità. Per Pulina, questa si è resa colpevole di un’operazione schizofrenica, pensando di poter distinguere tra animalità e bestialità, considerando quest’ultima come lo stadio degradato di una dimensione della vita in cui associare abiezione e perdizione. Non sfuggirebbe al lungo elenco redatto dall’autore nemmeno il nome di uno dei maggiori filosofi della medioevali, quell’Abelardo che, visti i trascorsi e le censure che ne ostacolarono l’ascesa accademica, Pulina definisce un’«auctoritas maledetta». Fu, infatti, Abelardo a sostenere (ma così la penseranno tanti altri begl’ingegni della storia del pensiero occidentale) che l’animale vale meno dell’uomo perché subisce e non produce l’azione. Così, non potrà mai, come fa invece l’uomo, scegliere di darsi la morte. Che dire però di quelle balene che a centinaia, tutti gli anni, scelgono di arenarsi sulle nostre spiagge? Possibile che abbiano solo perso il senso dell’orientamento?

Chi legge il libro di Pulina scoprirà che non tutti i filosofi hanno fatto degli animali un uso puramente strumentale. Le eccezioni, pur essendo solo parziali, ci sarebbero e riguardano Nietzsche (cui è dedicato uno dei capitoli più intensi del libro), Melville (che guarda caso, più che un filosofo, a detta di Pulina, era un metafisico che s’intendeva di cetologia), Michelstaedter e Bruno, che con il mito di Atteone, il cacciatore che si fonde con il divino trasformandosi in preda per i cani della sua muta, meriterebbe la tessera ad honorem delle maggiori sigle dell’ambientalismo contemporaneo. Minima Animalia riserva però altre gradevoli sorprese. Il libro contiene, infatti, quattordici immagini di Marco Lodola, tante quanti sono i capitoli. Artista che ha già collaborato con Aldo Busi e Marco Lodoli, realizzando anche le copertine di Timoria e 883, fondatore del nuovo futurismo e avanguardista tra i più apprezzati e quotati, Lodola ha costruito sui soggetti da favola e dissertazione filosofica di Minima Animalia un originale ciclo tematico, che ha dato vita ad un suggestivo commento iconografico.

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Minima animalia di Giuseppe Pulina
2 maggio 2007

Ho letto il libro recensito da Serra. E’ uno spasso. Filosofia critica, capace di far sorridere. L’autore parla di leviatani, mannari, felini, acari, serpenti (per chi ama Nietzsche c’è un capitolo imperdibile) e balene melvilliane. Straripante, concettualmente denso come pochi libri di filosofia dei nostri giorni sanno essere, scritto con inchiostro da vero cabarettista che ama la filosofia e sa divertire il lettore dicendo cose estremamente serie.
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