Un senatore mattacchione

Filippo Berselli, di An, d’accordo con l’anagrafe dei senza fissa dimora, così da poter consegnare loro l’eventuale eredità da parte dello zio d’America
di Adriano Todaro - mercoledì 19 novembre 2008 - 1786 letture

Finalmente arriva un decreto legge sulla sicurezza che sistemerà, una volta per tutte, la questione che riguarda gli stranieri irregolari, i rom, i clochard, insomma tutti i cosiddetti “marginali”. Era ora perché non ne potevamo più di continue proposte, dibattiti, talk show eccetera. Per farlo si sono messi assieme un trust di cervelli coordinati da Bobo Maroni. Ora voi capite bene che uno che si fa chiamare Bobo, starebbe bene sulle pagine di qualche fumetto ed invece, è diventato ministro. E’ il vero miracolo italiano, quello che prometteva, in campagna elettorale, il suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi.

Le norme del decreto sono tutte norme dettate dal buon senso. Ne volete un assaggio? Bene, ecco qua: tassa di 200 euro per chi chiede il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, arresto obbligatorio e multa di 10 mila euro per gli immigrati irregolari, carcere per chi viene espulso e contravviene al decreto di reingresso, test di lingua italiana, detenzione fino a 18 mesi nei Centri di identificazione, attesa di 10 anni per gli immigrati con residenza in Italia per poter far domanda di casa popolare ed altro ancora.

Ma la più importante, a mio parere, è che i titolari dei negozi money, quelli dove si inviano soldi al Paese d’origine, non potranno più accettare somme da persone senza permesso di soggiorno e dovranno informare le questure così come dovrebbero fare i medici che curano lo straniero clandestino.

Inoltre, il Carroccio non è disposto più a tollerare i senza fissa dimora e i rom sprovvisti di residenza. Su questa norma ci sono state tante dichiarazioni, ma la più profonda riguarda Filippo Berselli che di mestiere fa il presidente della commissione Giustizia per An e, nel tempo libero, fa il sindaco di Montefiore Conca, bellissimo centro in provincia di Rimini. Dunque, durante il dibattito, Berselli sottolinea una verità ormai riconosciuta da tutti: “Perché i clochard non devono poter essere rintracciabili. E se dovessero ricevere l’eredità da uno zio americano? Come si farebbe per farglielo sapere?”. Questa frase ci ha fatto riflettere perché dovete sapere che c’è una percentuale altissima di clochard che ricevono eredità dagli zii americani. Tutti i clochard hanno almeno uno zio negli Usa e, quindi, Berselli ha ragione nel volere l’anagrafe dei barboni. Così, se arriva un assegno americano, Berselli lo va a consegnare direttamente sulla panchina dove il barbone dorme, quando non è bruciato.

Filippo Berselli ha la capacità di dominare incontrastatamente l’ovvio. Noi lo immaginiamo la sera quando, dopo una giornata di profonde meditazioni e dichiarazioni, ritorna, stanco, a casa, a Montefiore Conca. La moglie ha tenuto in caldo le tagliatelle e lui, mentre svogliatamente mangia, racconta quello che ha fatto e gli parla dei barboni e della sua geniale idea. La moglie lo guarda con tenerezza e non ci crede ancora che, un mattacchione così, possa essere diventato senatore della Repubblica.

Una cosa però non va giù alla signora Berselli. Una dichiarazione che il marito, poco tempo addietro, aveva rilasciato al Resto del Carlino. Parlando di una legge sulla prostituzione, il senatore aveva confessato di essere stato “iniziato al sesso proprio da una bella di notte”. Certo è avvenuto tanto tempo prima. Oggi Filippo ha 67 anni e non ha di questi problemi. Eppure alla moglie questa storia della prostituta che lo ha iniziato ai piaceri della carne non gli garba proprio. Poi, però, pensa che non tutto si può avere dalla vita. Il suo Filippo è avvocato, senatore, presidente di commissione, difensore dei deboli, marito premuroso.

E così vanno a letto con la testa sgombra e la coscienza tranquilla. Filippo, sobrio e modesto come sempre, ha un pigiama a righe sottili e poggia la sua candida chioma sul cuscino immacolato. La moglie lo guarda estasiata e poi si domanda per l’ennesima volta: “Ma come avrà fatto a diventare senatore?”.


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