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Un ricordo di Enzo Apicella

di Stefania Brai e Citto Maselli
di Redazione - giovedì 1 novembre 2018 - 620 letture

Questa mattina ci ha lasciato Enzo Apicella. Un grande amico, un comunista, un nostro compagno, un grande pittore e designer che non ha mai smesso di lottare per un mondo migliore e sempre dalla parte dei popoli oppressi, primo fra tutti il popolo palestinese.

E’ difficile parlare di Apicella. È difficile perché Enzo è stato tante cose e ha fatto tante cose. Si è iscritto subito dopo la guerra al Centro sperimentale di cinematografia, è stato tra i fondatori della rivista Melodramma, nel 1953, è stato un giornalista, ha disegnato scenografie per la televisione, è stato un pittore, un vignettista, è membro della Chartered Society of designers, è stato un restauratore e disegnatore d’interni di tantissimi ristoranti a Londra e non solo, ha disegnato vignette politiche per tanti giornali, tra cui Liberazione. È sempre stato un comunista. Non ha mai separato la sua attività e la sua produzione culturale dalla sua vita. Non si è mai risparmiato: a novantacinque anni è partito da Londra per essere presente a una mostra dei suoi disegni in Puglia a favore dei bambini palestinesi. È stato un militante, della cultura e della politica. Ha vissuto appieno la sua vita fino ai suoi 96 anni, senza mai risparmiarsi.

Ma a noi piace ricordarlo come amico, come compagno di battaglie, di idee e di “cene”. Quando era a Roma e non a Londra (faceva avanti e indietro come niente fosse) ci vedevamo tutti i mercoledì a cena prima da Otello alla Concordia e poi in un ristorante dove ci aveva portato Ermanno Rea – si chiama “il Desiderio preso per la coda” – insieme a un gruppo fisso di compagni tra cui, oltre a Rea, Lucio Manisco, Giorgio e Luda Arlorio, Nino e Gabriella Russo, Picci Pontevorvo, cui si aggiungevano di volta in volta Valentino Parlato e Delfina Bonada, Filippo Maone, Pier Paolo Pittau, ed altri compagni. Enzo disegnava sulla carta “da pane “ del ristorante, ci faceva ritratti, inveiva contro la pasta “ripassata in padella”, litigava con Lucio Manisco e mangiava aglio e… qualunque cosa purché piena d’aglio: diceva che se era arrivato alla sua età in quel modo era per merito dell’aglio.

L’altr’anno, ci pare, aveva avuto dei problemi al cuore, in Italia si erano rifiutati di operarlo (per l’età) e quindi se ne era andato a Londra, si era operato lì e subito dopo come se nulla fosse era tornato a Roma e ai nostri “mercoledì”.

Enzo era litigioso e veemente nel sostenere le sue ragioni e le sue idee, spesso settario, ma sempre con il sorriso, con l’ironia, l’autoironia e con tantissima generosità, politica e umana. Sempre coerente con se stesso e le sue idee. Come noi non si rassegnò alla “morte del comunismo” decretata nel 1989 e fece la scelta di Rifondazione animando per un periodo anche un circolo a Londra. Ogni volta che gli abbiamo chiesto di firmare un appello come intellettuale e come comunista è sempre stato tra i primi, senza mai aspettare di vedere le “altre firme”. L’ultimo, pochi mesi fa, quello del mondo della cultura per il voto a Potere al popolo.

Vogliamo ricordarlo con una delle sue ultime mail che ci ha mandato: “spero che voi riceviate i miei cartoons, il mio quasi giornaliero documento di esistenza in vita”.

Ciao Enzo.

Stefania Brai e Citto Maselli


Fonte: sito di Rifondazione Comunista



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