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Un paese in disfacimento

Siamo a un passo dal dare ragione a Metternich allorquando considerava l’Italia “un’espressione geografica”
di Emanuele G. - martedì 29 ottobre 2013 - 2976 letture

Che pena inenarrabile assistere a quanto sta accadendo in Italia. Il nostro paese. Sembra che il mare che lo circonda abbia deciso di rompere ogni indugio con l’obiettivo di farlo scomparire. E’ in atto – inutile far finta di niente – la liquefazione di una Nazione. Ci stiamo estinguendo a poco a poco. Quando parliamo del nostro paese non riusciamo più a raccontarlo. A descriverne le principali caratteristiche. Quelle precipue caratteristiche che lo avevano reso unico nel mondo. Ci siamo impegnati tutti – nessuno escluso – a sublimarle. Costituivano il nostro codice genetico. Il patrimonio di noi tutti. Ora – parafrasando il linguaggio della chimica – sono tutte allo stato aeriforme. Sublimazione, appunto.

La principale risorsa dell’Italia era la cultura. Da lì dovevamo trarre la forza per costruire il presente e l’avvenire. Al contrario abbiamo perso la testa. In preda a un “fumus” distruttivo abbiamo compiuto un delitto che definire contro l’umanità è semplicemente riduttivo. La cultura italiana è l’architrave della cultura mondiale. Da decenni è in atto un suo drammatico dissolvimento. Abbiamo il record mondiale di possesso di telefonini, ma odiamo la cultura in un modo davvero angosciante. L’angoscia che stanno provando i paesi stranieri nell’assistere alla messinscena di un suicidio volontario di una Nazione. La nostra. La cultura del nostro paese non è solo – ricordiamocelo – l’insieme della produzione letteraria e di monumenti. Un insieme che non ha eguali al mondo. E’ anche qualcos’altro. Una sensazione di ammaliamento. Coinvolgimento. Unicità. Una “way of life” – mi si conceda l’uso di termini non italici – che ha da sempre affascinato i forestieri. E che delineava il succitato codice genetico.

Avevamo alcuni “atout” che non si trovavano da nessun’altra parte. Ciò che determinava il viaggio in Italia era prima di tutto il paesaggio. Un valore senza tempo. Risultato di un’interpretazione originale del territorio da parte di uomini e donne che avevano un’idea dei luoghi e della loro storia. L’abnorme cementificazione del paesaggio ha fatto rapidamente eclissare quanto di eccelso le precedenti generazioni erano riuscite a creare. Il paesaggio italiano attiene alla pura creazione artistica. Come non obliare il bel vivere che rappresentava un vanto dell’Italia? Era una condizione particolare di vita. Una condizione di vita che plasmava vanità e grandiosità in maniera al dir poco fiammeggiante. Un’atmosfera che ereditavamo dai nostri padri latini. Il cui motto era “vivere vitam”. La vita andava vissuta in pieno e gustata come un buon vino. Tutto oggi è – al contrario – un modo di vivere maleducato e sguaiato. L’Italia è una sommatoria unica di micro territori diversissimi fra loro, ma che hanno tutti contribuito a dar forma alla nostra identità. Territori caratterizzati da tradizioni, usanze, attività e ambienti originali ed immagine vivente di comunità locali pervase da un fortissimo senso civico. Ogni micro territorio aveva una sua storia e l’insieme di questi territori raccontava l’Italia. Un paese vivace, conscio del suo essere e propeso a un continuo miglioramento. Poi è arrivata una squallida modernità che ha annientato tutto e disciolto questi micro territori.

Cosa ci si aspettava da un processo insensato di distruzione della cultura? Un paese inqualificabile e che si sta liquefacendo piano piano senza che la maggior parte dei cittadini si rendano conto di quanto sta accadendo sotto i loro occhi. Per molti italiani la crisi è solo economica. Non è così. E’ prima di tutto crisi dell’Italia. Da un lato abbiamo buttato alle ortiche il nostro passato. Dall’altro una classe dirigente ingorda non ha fatto nulla per dare un senso alla nostra storia. Si è tentati di dar ragione a Metternich quando affermava che l’Italia è “un’espressione geografica”. Oggi siamo un pezzo di crosta terreste. Null’altro. Purtroppo.


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