Un italiano vero

Cena da mille euro: io e Alessandro non siamo stati invitati
di Adriano Todaro - martedì 18 agosto 2015 - 1862 letture

Anche questa volta siamo riusciti a doppiare il Ferragosto, ad uscire indenni dal nubifragio calabrese, a sopravvivere al letale dibattito fra Bobo Staino e Gianni Cuperlo. Un dibattito talmente appassionante da sembrare un bidet senz’acqua, triste ed inutile, appunto, come sono i bidet senza acqua. Con tutto ciò che accade nel pollaio nostro e nel mondo, i giornali hanno dedicato pagine e pagine al grande spessore culturale del dibattito. Ad un certo punto ero talmente nauseato che non ho più acquistato i quotidiani.

So che è cosa grave. Ho cercato di costruirmi un alibi per tacitare la coscienza: fa caldo, sono al mare, debbo tornare a casa e cose del genere. Niente da fare. La coscienza continuava a battere sul medesimo tasto: è vergognoso che non compri i quotidiani, come fai a farti una opinione, ad essere informato e così via. E, allora, mi sono messo a sfogliare vecchi quotidiani, sono andato un po’ indietro nel tempo di qualche settimana e ho individuato alcune notiziette che vale la pena raccontare anche se, naturalmente, molti ne sono già informati. Sono piccole notizie che nei giornali chiamano “brevi” e mettono, generalmente, ad una colonna. Avevo anche tentato di inviarle a girodivite ma, complice la difficoltà di avere una connessione in Calabria (ma il nubifragio non c’entra), non sono riuscito a farlo.

Dunque questa è una notizia culinaria e debbo confessare che non vado matto per il risotto, neppure quello brianzolo con la luganega che mia moglie, essendo brianzola, ama. Essendo io di origine siciliane, preferisco la pasta con le milanciàni. Eppure, molte volte, è necessario fare qualche sacrificio pur di apparire. E così appena saputo che Baffetto di Ferro, la famosa Volpe del Tavoliere, aveva organizzato una cena, ho cercato di andarci. In realtà il cuoco, o almeno uno dei cuochi era Gianfranco Vissani e, quindi, il risotto non ci scappava. In più avrei bevuto anche i famosi e non eccelsi (così si dice in giro) vini del padrone della festa.

In pratica avevo tutti i numeri per partecipare. Ma non quello di conto corrente perché per mangiare e attovagliarsi alla grande e partecipata tavolata, bisognava pagare dai mille euro in su. E qua mia moglie è stata tassativa: non se ne parla neppure anche perché abbiamo le rate della macchina. E così, mestamente, mi sono letto solo le cronache della serata.

Ma perché la cena al modico prezzo che abbiamo detto? Perché è necessario finanziare la Fondazione e la rivista Italianieuropei e poi, insomma, sapete come vanno queste cose, da cosa nasce cosa e noi che siamo uomini di mondo per aver fatto il militare a Cuneo sappiamo che una conoscenza può cambiarti la vita. Ad esempio potevi capitare nel tavolo assieme al grande banchiere Alessandro Profumo, quello della liquidazione da 38 milioni di euro ed ex presidente del Monte Paschi di Siena. Naturalmente è stato indagato per frode fiscale (poi prosciolto dalle accuse perché "il fatto non sussiste") ed è Cavaliere del Lavoro.

Poi c’era un altro banchiere, Cesare Geronzi, un bel tipetto anche lui che è passato dalla Banca d’Italia alle vicende Parmalat (assolto) e Cirio (nel 2011 condannato a in primo grado a 4 anni di reclusione per concorso in bancarotta). Naturalmente uno così poteva mai non ricevere una nomina prestigiosa? No che non poteva ed infatti è Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana. Al merito? Boh!

E poi pensate che emozione capitare al tavolo assieme a due ridanciani e bontemponi come Roberto Speranza e Andrea Orlando, al Pier Luigi di Bettola. E Bubbico? Ma certo c’era anche lui il Filippo della Lucania e poi Nico Stumpo, Pier Carlo Padoan e tanti altri e, naturalmente, tante cariatidi di lungo corso.

Inizio cena puntualissima: 20,30. La Fondazione ha tenuto conto che molti dei partecipanti erano vecchietti e, giustamente, dovevano andare a letto presto. E anche da questo punto di vista a me sarebbe andata bene. I giornalisti, tenuti fuori dal banchetto, hanno domandato a Profumo perché finanziasse la Fondazione di un politico. La risposta, meditata, è stata degna di un grande banchiere: “Io finanzio tante cose”. C’è da rimane basìti davanti a cotanta profondità di pensiero. E Geronzi cosa ha risposto? Geronzi ha risposto che finanziare “Italianieuropei” è “cosa buona e giusta”. Risposta evangelica che denota spessore non comune.

Anch’io finanzio diverse cose, ad esempio Emergency e la bocciofila sotto casa eppure non mi hanno invitato e questo non lo ritengo una cosa buona e giusta. A mangiare, comunque erano in 200.

Un altro, oltre al sottoscritto, che non è stato invitato è Alessandro Morricella, 30 anni, di Martina Franca. Proprio nei giorni in cui a Palazzo Rospigliosi si abbuffavano, Alessandro è morto dopo una terribile agonia durata una settimana. Era stato investito, mentre lavorava nello stabilimento Ilva di Taranto, da un getto incandescente di ghisa. Alessandro amava giocare al pallone, voleva formarsi una famiglia, magari chiedere un prestito, un mutuo proprio a quei banchieri che ritenevano cosa buona e giusta pagare più di mille euro una cena. Non gli è stato permesso da una ditta dove il padrone è già stato condannato a sei anni per l’amianto, una azienda chiusa dai magistrati e fatta riaprire, abusivamente, dal governo.

Vanno così le cose nel nostro bel Paese. E poi Alessandro non era inquisito, non era Grande Ufficiale al merito (come risaputo gli operai non hanno meriti), né sarebbe mai diventato Cavaliere del Lavoro. Lui, al massimo andava a farsi una pizza con gli amici, non spendeva mille euro per mangiare il risotto di Vissani e bene i vini di D’Alema.

Rileggendo queste righe mi accorgo che la vicenda di Alessandro non c’entra nulla con il risotto di D’Alema. Come al solito sono andato fuori tema complice il sole. Sono cose ben distinte. Da una parte i potenti, dall’altra un lavoratore. Da una parte personaggi di cartone. Dall’altra, un italiano vero.


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