Sei all'interno di >> :.: Culture | ZeroBook |

Un’isola dietro le maschere dei luoghi comuni


«Cose di Sicilia e di siciliani», cronache, esplorazioni e suggestioni di Giorgio Frasca Polara per l’editore Sellerio. Le stragi repressive, la vecchia mafia, i ricatti politici dietro un «delitto d’onore». Ritratto per flash che non si lasciano tentare dalle generalizzazioni.
mercoledì 15 dicembre 2004, di Morris Bober - 3172 letture

L’articolo di Valentino Parlato, pubblicato su "il manifesto", sul libro di Giorgio Frasca Polara "Cose di Sicilia e di Siciliani".

Il libro di Giorgio Frasca Polara - Cose di Sicilia e di siciliani, Sellerio, pp. 232, € 10 - è stato già positivamente segnalato da Romano Costa nei suoi taglienti «découpages» su Alias (2 ottobre). Ci torno soprattutto per mie radici siciliane e curiosità per la Sicilia: trovo molto appropriato il detto secondo il quale chi sta in Sicilia non vede l’ora di andarsene e chi se ne è andato non vede l’ora di tornarci. Insomma un odio amore che è sostanza. Debbo confessare che sulla base di una ricerca di Francesco Renda (nel 1492, ai tempi di Isabella, gli ebrei in Sicilia erano, rispetto alla popolazione, due volte gli ebrei in Spagna) è fortissima ancora in me la tentazione di affermare l’ebraicità della Sicilia; sarebbe molto intrigante. Giorgio Frasca Polara respinge tutte le tentazioni generalizzanti (anche di personaggi come Leonardo Sciascia) e sceglie di farci entrare in Sicilia attraverso flash cronistici, propri di un bravo giornalista che sta attento al particolare, per poi affidare al lettore la ricerca del generale. Si comincia con il racconto delle stragi repressive, gli intrecci tra brigantaggio, mafia e politica (Portella della Ginestra e il caffè di Pisciotta), il ricordo dei Fasci siciliani del 1894 e della repressione da parte del siciliano e democratico Francesco Crispi e altro ancora; insomma «Cose di Sicilia e di siciliani», ma c’è anche il fante sardo che rifiuta di sparare su chi protesta e legge Il calendario del popolo. Siamo a Palermo nel 1944.

Ogni pezzo di cronaca coglie un fatto specifico e suggerisce (ma non di più) una lettura d’insieme. Pensiamo alla frana di Agrigento del 1966: per merito soprattutto di Alicata e dell’Unità diventa un caso nazionale, ma quando Mario Alicata va ad Agrigento, al suo comizio ci sono solo trentacinque persone: la Sicilia è scettica. Avendo conosciuto Alicata non mi è difficile immaginare quel che avrà gridato ai compagni della federazione del Pci e capisco che abbia voluto cancellare la Sicilia dalla carta geografica dicendo, «Come sarebbe largo il Mediterraneo». Se poi volete il ritratto anche attraente di un protagonista della vecchia mafia (quella che non c’è più) leggetevi «In viaggio con `Peppe Jencu’, capo delle vecchie cosche». Frasca Polare accompagna (per servizio giornalistico, sia chiaro) Genco Russo da Caltanissetta a Lovere dove era stato confinato, e registra battute e comportamenti del boss che, alla fine, risultano anche simpatici.

Se volete invece un flash sulla gloria e la disperata e attiva miseria dei siciliani leggetevi «La Contea di Modica, ovvero la gloria ridotta in chicchi». Così come emblematica della tortuosità alla quale possono arrivare i siciliani e con loro anche le istituzioni, che dovrebbero essere al di sopra di tutto, leggetevi «Tandoy, istruzioni per l’uso di un `delitto passionale’». Il 30 marzo del 1960, sul viale della Vittoria, la passeggiata di Agrigento che sovrasta la valle dei Templi, viene ucciso il commissario capo della squadra mobile, che passeggiava a braccetto di sua moglie, una bella donna. Visto che la donna è bella, in questa Sicilia, luogo privilegiato di corna e delitti di onore, si monta subito un teorema all’insegna del cherchez la femme. Tutto è perfettamente logico: Tandoy è stato ucciso su commissione dell’amante della moglie, il medico Mario La Loggia, bon vivant e di famiglia importantissima in Sicilia. Dopo qualche anno si scopre che il Tandoy era un corrotto ricattatore e che la sua morte era stata decisa da una parte della mafia ricattata da Tandoy e vicina ai nemici politici (tutti dc) del Mario La Loggia. La controprova che dove si abusa della parola «onore», di solito l’onore sta sotto i piedi. Torna alla mente Il gattopardo e l’aggettivo «irredimibile».

Queste di Frasca Polara si possono definire «esplorazioni» nel territorio di una Sicilia nascosta (o che vuole nascondersi) dietro le maschere (c’è anche l’Opera dei Pupi) di tanti luoghi comuni; luoghi comuni ma dotati di un certo fascino. Bisogna concludere che queste esplorazioni sono utili. Come titolava la segnalazione su Alias hanno prodotto un Baedeker antropologico.

Tutto bene dunque, ma adesso? Adesso quel Baedeker è ancora valido? La Sicilia è sempre la stessa? Non è cambiato nulla? Tanto più sei stato preso da questi scritti di Frasca Polara, tanto più diventi curioso di capire che succede adesso. Ma è proprio vero che la Sicilia oltre che «irredimibile» è anche immutabile? Non c’è addirittura il rischio che l’uscita di scena del movimento contadino, quello decisivo per la riforma agraria, abbia addirittura peggiorato lo stato delle cose? La lettura di Cose di Sicilia e di siciliani suona più che un invito a tornare a esplorare la Sicilia: sarebbe un dovere.


Nota: Da "il manifesto" del 9 dicembre 2004, articolo di Valentino Parlato sul libro di Giorgio Frasca Polara "Cose di Sicilia e di Siciliani".

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.