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Un’idea rivoluzionaria l’“Alzheimer Café


Un’idea rivoluzionaria l’“Alzheimer Café “: in Olanda la malattia non è più un ostacolo. No alle strutture ghetto.
venerdì 20 gennaio 2012, di giovanni d’agata - 80 letture

L’Alzheimer Café è qualcosa presa in prestito dall’Olanda. Un’idea che sta prendendo piede e che sta interessando tante persone che sono, direttamente o indirettamente, colpiti dal morbo: l’Alzheimer Café. "Si tratta di una serie di incontri in cui partecipa sia il malato sia il familiare, in cui si ha la possibilità di porre domande, di confrontarsi in un ambiente ricreativo e formale".

Uno di questi luoghi è ad Hogewey, a est di Amsterdam. A vederlo da fuori potrebbe sembrare un edificio scolastico come tanti. Anonimo e grigio, il centro di accoglienza tutto dedicato ai malati di Alzheimer, è situato tra due complessi residenziali. Ma l’apparenza inganna. Una volta entrati nel centro si scopre un mondo accogliente, fatto di colori e di sorrisi. E’ una sorta di piccolo paese in cui si trova di tutto: un piccolo supermercato (dove l’ospite può comprare ciò che necessita in compagnia di una infermiera), un salone di parrucchiera, una sala per concerti, un teatro, un parco, diverse sale di ritrovo.

Gli ospiti sono liberi di mangiare quando ne sentono la necessità, di muoversi nel centro come e quando vogliono. L’atmosfera sembra rilassata e le visite familiari diventano occasione per allargare le proprie possibilità di scambio e la propria cerchia di conoscenze. Un ambiente stimolante, senza dubbio, ma anche sicuro. Ogni stanza è sorvegliata di notte, attraverso un sistema di ricezione audio (e non video per tutela della privacy) centralizzato, che permette ai sorveglianti di far scattare la visita di medici e infermieri, qualora ci fossero lamentele o qualcosa di anomalo provenire dalle camere.

In Italia le persone colpite dal morbo di Alzheimer e da altre forme da demenza sono circa 800.000. Un numero importante e, con l’invecchiamento costante della popolazione previsto per i prossimi decenni, sicuramente destinato ad aumentare. In Italia una struttura simile a quella olandese non esiste. Si predilige la politica del mantenimento al domicilio in molti casi con l’aiuto delle badanti, persone cioé che vivono insieme alla persona colpita, che si concentrano nel mantenimento di relazione con la famiglia.

Un’offerta diversificata, che va incontro sia alle esigenze del malato sia a quelle delle famiglie e che tutela la vita affettiva della persona colpita e dei suoi familiari, piuttosto che la creazione di strutture apposite, che rischiano di diventare dei ghetti. Il legame alla realtà del malato, che fa parte della sua storia, della sua vita, nelle prime due fasi della malattia è importantissimo.

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