A volte una manifestazione può essere qualcosa a cui non ci si prepara, in cui si capita per caso. E può essere bellissimo. Come il corteo dei migranti a Roma, sabato 4 dicembre...
A volte una manifestazione può essere qualcosa a cui non ci si prepara, per cui non ci si organizza, in cui si capita per caso. E può essere bellissimo.
Sabato 4 dicembre a Roma sono uscito di casa con due amici per andare al mercato. Avevo letto il giorno prima della manifestazione nazionale dei migranti contro la vergognosa legge Bossi-Fini, ma me ne ero dimenticato. Arrivati alla stazione Termini abbiamo visto un elicottero fermo in alto, intento a controllare qualcosa. Ci siamo ricordati della manifestazione e abbiamo deciso di mischiarci al corteo per un pò. il cielo era grigio e pioveva a tratti. Appena ho visto quel fiume lunghissimo di razze diverse per strada ho pensato che era una giornata bellissima.
C’erano tanti africani, ma quello che mi ha colpito di più era la presenza numerosa di cinesi: è risaputo come la comunità cinese in Italia sia chiusa e restia a mescolarsi con il resto della società.
Era bellissimo vedere per la prima volta striscioni che chiedevano dignità per gli immigrati scritti con idiomi orientali. Sentire il rumore dei piatti e dei tamburi che ritmava i loro passi. Passi che si mescolavano con quelli di piedi rumeni, pakistani, peruviani, ucraini, palestinesi, marocchini, filippini, albanesi, ivoriani, italiani e altri e altri ancora che non saprei ricordare.

Era bellissimo accorgersi di essere ancora capace di commuoversi ad una manifestazione dopo anni passati a chiedere tra palazzi di gente affiacciata di volta in volta pace, giustizia, diritti, dignità, stanchi e abbandonati al senso del dovere.
Era bellissimo che a richiamarci all’entusiasmo fossero i migranti, gli italiani di cent’anni fa, che ogni giorno ci ricordano con la loro dignità da dove veniamo e ritardano senza saperlo il nostro oblio televisivo.
Era bellissimo gridarci sottovoce "guarda, Silvia Baraldini!" e indicare due accecanti occhi azzurri stretti in un cappuccio grigio che per anni sono stati solo un simbolo e una splendida canzone di Guccini.
Il Manifesto il giorno dopo ha scritto che quella era la nuova Italia, che i trentamila migranti che hanno sfilato a Roma nel silenzio dei media e col solo appoggio dei tanti comitati antirazzisti venuti da tutta Italia (isole comprese) hanno fatto tutto da soli, e lo hanno fatto bene.
Ed ho provato gioia, questa volta, nel sentirmi una minoranza passata di lì per caso.