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Un été brûlant


Regia di Philippe Garrel. (Francia, 2011, 95’, drammatico) Con Monica Bellocci, Louis Garrel, Celine Sallette, Jerome Robart.
venerdì 2 settembre 2011, di Orazio Leotta - 365 letture

Film del genere in Italia non si producono nemmeno. In Francia invece si, e noi che soffriamo eternamente di sudditanza li portiamo pure in concorso nel nostro festival più importante.

A Cannes, noi siamo presenti coi Sorrentino, coi Nanni Moretti e di contro veniamo ricambiati con “Un Etè Brulant”, un film relativamente al quale ci viene da chiedere al regista: “ma perché l’hai fatto”? Il corpo della Bellucci va bene, ma il cinema è un’altra cosa.

In breve la storia: Frederic (Garrel) e Angele (Bellucci) sono una coppia sposata; lui fa il pittore, lei è un’attricetta di cinema. un-ete-brulant-monica-bellucci Frederic conosce Paul, presentatogli da un amico comune, anch’egli a suo tempo pittore, ora con entusiasmi più inclini al cinema e pensieri fissi a un’altra rivoluzione sullo stile del sessantotto.

Paul e la sua compagna Elisabeth vengono ospitati nella casa romana e mentre tra i due attori protagonisti si manifesta una crisi (lui va a puttane, lei lo cornifica con varie storie passeggere, nonché con Roland, l’aiuto regista della sua attuale compagnia), essa sembra allargarsi anche all’altra coppia, che però resiste, anzi lei rimane incinta e i due se ne tornano a Parigi.

Per dirla alla spicciola, alla fine lui (Garrel) muore….anzi, muore subito, nelle prime sequenze, perché in fondo il film è tutto un flashback. Sceneggiatura povera, dialoghi elementari, primi piani al limite dell’ilarità. La gente che alla spicciolata abbandona la Sala Darsena.

E poi sparate a zero prima verso Sarkozy e poi in sequenza verso l’Italia, verso i greci finanche contro gli egizi, per non parlare dei continui attacchi al ceto medio, fatti da persone che non si capisce come si guadagnano da vivere, visto che uno dipinge poco e niente, l’altra lavoricchia nel cinema e dell’altra coppia, di lavorare non se ne parla.

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