Nel gennaio 1983 Serafino Beconi mi regalò il foglio “Arte e Informazione”, della Galleria d’arte “Il Pennellaccio” di Cagliari, edito in occasione della mostra delle sue opere nei giorni 5-20 febbraio 1972. Come presentazione vi figura una lettera di Fausto Liberatore scoppiettante di citazioni e di riferimenti ad una “Sardegna così tellurica nei paesaggi e così misurata nei rapporti umani”. Per Beconi ha parole ispirate e solari : “Tu, portato al sogno e alla recitazione della fantasia, ti ritroverai bene coi tuoi quadri pieni di bagnanti che si trasformano in onde marine, di pescatori coperti di alghe….Ti ritroverai , coi tuoi personaggi, in un mondo che mi pare a te congeniale….”. Al centro della pagina campeggia una bella foto/ritratto di Beconi. Mi dà l’impressione di un cavaliere antico : indossa un giubbotto di pelle nera che sembra una corazza. Comunque è l’immagine di un uomo nel pieno del suo vigore di quarantenne. Una fronte ampia, una cornice di capelli scuri, baffi lunghi, appariscenti, sguardo penetrante e maschio. La pagina è completata dal lungo elenco delle sue mostre, dalle note biografiche e da un pezzo pregevole di critica d’arte del grande giornalista Arrigo Benedetti. La seconda pagina è dedicata alle oltre cento opere del ciclo pittorico sull’eccidio di Sant’Anna di Stazzema : vi sono riprodotti due quadri, “Morte di don Vincenzo Lazzeri nel rogo grande della Chiesa” e “Il seppellimento della figlia”, e ampi stralci delle prefazioni di Pier Carlo Santini ai cataloghi delle mostre, a Viareggio e a Firenze, sullo stesso tema dell’eccidio. In terza pagina domina Stefania Sandrelli. L’attrice viareggina durante il 1969 e il 1970 posò nello studio di Beconi “dimostrandosi una modella di eccezione e fornendo all’artista una singolare materia di ispirazione”, come dice la didascalia. Una selezione di dodici ritratti fu esposta nel 1971 alla galleria d’arte “Il Fillungo” di Lucca. Cinque ritratti sono riprodotti sul foglio. Pier Caro Santini scrisse nel catalogo : ...La “distanza” che Beconi ha voluto dare al suo personaggio, pur così variamente atteggiato e ambientato, corrisponde ad una certa innegabile scontrosità che sosta sui lineamenti di Stefania, nel momento in cui il suo volto è più fermo e quasi avvolto da un insondabile enigma. Quel volto poi, si muove e si incrina, in più circostanziabili, anzi in precise accezioni di sentimento”. Seguono note critiche di Silvio Micheli, Elvio Natali, Renzo Pellegrini.
Nella stessa pagina una sorpresa per me : una poesia. Eccola :
DOMENICA
Andiamo al mare stanco di bufera
troveremo conchiglie infrante
carene accovacciate
massi corrosi
sterpi
e tanta luce.
Il mugghio del vento valica ora
catene di monti lontani.
C’è spazio di silenzio
sulla rena della spiaggia
e si perde il sospiro
del tuo pianto segreto.
Vedo negli occhi
i riflessi del sole
tenue di forza
in questo tardo autunno
che apposta il passo ai colombacci
e schizza il sangue sulle scorze.
Appassiscono i crisantemi
sulle tombe dei cimiteri.
Ora andiamo sulla sabbia
umida e soffice, tendendo
lo sguardo
a carpire il colore d’un sasso
la trama dell’onda
i misteri che l’alga asseconda.
Ombre fugaci tratteggiano
gli specchi traslucidi,
del caffè casablanca.
Ai tavoli verdi,
solo le mani
cerchia la luce malata.
Noi cerchiamo motivi di canto
Parole di consolazione.
Poesia inedita di S. Beconi, 1951
In questi versi ritroviamo la mano e il mondo di Beconi artista, capace di usare per le sue urgenze espressive indifferentemente il pennello, la terracotta, il linguaggio, nelle forme della poesia e della prosa creativa. Non dimentichiamo la splendida prova di narrazione fornita col libro dal titolo vagamente marqueziano “Torre del Lago al tempo che visse Ferruccio di Deo” ; libro che ancora deve essere scoperto e tenuto nella sua giusta considerazione per la straordinaria qualità della scrittura. In “Domenica” la ’visività’ del pittore è trasfusa con naturalezza in immagini di grande nitidezza. Il mare è colto nel momento dell’acquietarsi di una tempesta (quasi certamente una libecciata, caratteristica della costa viareggina) con i resti della sua furia sparsi sulla spiaggia, sterpi, conchiglie spezzate, barche arenate, massi corrosi. Il vento è trascorso, quasi vediamo l’artista alzare gli occhi verso le lontane Alpi Apuane dove gli elementi cercano un varco. Sulla spiaggia, sulla sabbia umida e soffice di un giorno autunnale, è tornato il silenzio. Il poeta, in compagnia di una figura (femminile), s’inoltra sulla sabbia, a piedi nudi, invaso da un sole debole i cui riflessi scruta sugli occhi della sua compagna che sfoga in un sospiro un suo cruccio segreto. In poche sequenze sentiamo la bufera, il sereno, l’inquietudine di un’anima. L’autunno è inoltrato, il giorno dei morti è passato, nei cimiteri, ritornati solitari, appassiscono i crisantemi ; è il tempo della posta per il passo dei colombacci ; il loro sangue turba il poeta. Immagini evocate nella raccolta melanconia di un momento di intimo ripiegamento. Ma l’artista è vigile e presente, il suo sguardo scruta le tonalità dei colori sul sasso, nel movimento delle onde, sugli specchi di un caffè sul limitare della spiaggia, il gioco delle ombre ; vuole carpire i segreti di una natura che si offre arresa al luccichio di un sole ammansito dalla stanca stagione. Il poeta apre il suo animo, desidera trovare nella declinante bellezza della natura, nell’oltrepassamento del male di vivere, nella sua stessa forza creatrice, nuovi motivi di vita e di consolazione.