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"Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti

Commento su "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti

di Salvatore Mica - mercoledì 30 marzo 2005 - 18916 letture

Ho amato questo racconto. E’ una fondamentale premessa al commento che mi accingo a fare, il quale sarà inevitabilmente viziato dall’ammirazione che provo per quest’autore, da me sinora sconosciuto.

Mi ha stupito la sua sinteticità, la sua semplicità, la brevità del racconto ed infine la leggera intensità che Patti è riuscito ad imprimere alle pagine cruciali del suo scritto.

Il linguaggio usato è incredibilmente semplice, accessibile a chiunque, la narrazione sembra tratta da temi scritti da un ragazzino quindicenne; ricordando la genialità dell’autore, non posso non credere che quest’incredibile effetto sia stato deliberatamente ricercato.

Bukowsky una volta disse che il genio è colui che riesce ad esprimere concetti complessi con parole semplici; Patti è il perfetto archetipo di quest’asserzione. L’autore riesce con parole semplici e concetti immediati a dipingere scenari di straordinaria nitidezza, esplica mirabilmente profondi sentimenti contorti che mai avrei creduto di poter ritrovare sulle pagine di un libro. I moti dell’anima che l’artista descrive sembrano scolpiti nelle sue parole semplici. Personalmente ritengo che un registro linguistico aulico avrebbe svilito la spontaneità delle pulsioni primordiali presenti nel romanzo, arricchendone inutilmente la forma.

Nessuna ridondanza è presente. Nessun compiacimento letterario, nessun inutile panegirico, nessuna descrizione risulta pedante: i virtuosismi dialettici sono messi al bando.

Ho detto che il linguaggio è semplice, ma in nessun caso in questo superbo scritto questa convinzione risulta sinonimo di pressappochismo o faciloneria. Le descrizioni sono impreziosite da un peculiare uso dei predicati verbali tendente a "dipingere" la scena più che a descriverla, diminuendo l’uso complessivo delle parole ed aumentando la suggestività della narrazione.

Patti non usa il dialetto. Raramente nei dialoghi dei protagonisti vi sono delle locuzioni di italiano regionale. Lo scritto risulta lineare anche per questa ragione

La chiave di volta della comprensione del linguaggio usato dall’autore a mio avviso risiede nella sua metodologia di lavoro, ciò che con un termine più aulico ma anche più impreciso potrei azzardarmi a chiamare la sua "filosofia narrativa".

In particolare vedo in Patti un autore lontanissimo dal verismo. La descrizione di Zafferana e della città di Catania è costantemente influenzata dallo stato d’animo del protagonista.Tengo a sottolineare che questa tendenza è chiaramente esplicitata dall’Autore in varie parti del testo. Il mondo esterno, seppur descritto con incredibile attenzione e meticolosità, si fonde spesso, con le speranze e le attese del protagonista. Lo stesso dicasi per il linguaggio. Il protagonista è un ragazzino quindicenne: il linguaggio di questo scritto sembra tratto dal suo diario post-mortem.

La trama è semplice quanto fascinosa: un quindicenne catanese (Nino) sul finire della stagione estiva, viene iniziato alle gioie dell’amore fisico da una sua zia ventottenne (Zia Cettina). Divorato dalla crescente passione e dall’impossibilità di instaurare un rapporto affettivo stabile e reciproco, Nino assaggerà, assieme alle gioie del sesso, il fiele della gelosia, della frustrazione e dell’umiliazione, che lo spingeranno all’annichilimento. Il romanzo si conclude infatti con la morte del protagonista.

Patti ama Catania e la zona rupestre circostante. E’ assolutamente innegabile. Le sue descrizioni sono deliziose, puntigliose, precise, rapide ed esaustive. Il profondo amore che traspare dal suo stile descrittivo mi ha ricordato molto da vicino le luminose viste descritte da Bulgakov e Dostoevskij. Mi ha favorevolmente colpito sentire tanto dolce zelo da parte dell’autore nel mostrare zone che mi sono tanto familiari.

I dialoghi sono semplici e diretti, i pensieri del protagonista cristallini e perfettamente comprensibili: non si può non sviluppare una sorta di empatia per Nino e per i suoi affanni; in fondo seppur in forma diversa, tutti noi abbiamo vissuto esperienze simili.

Sinceramente credo che nel romanzo vi sia molto di autobiografico. Probabilmente l’autore ha esposto una sua fantasia o ha mischiato sue fantasie con vicende realmente vissute; me lo fa pensare l’incredibile familiarità con cui Patti maneggia le ingenue speranze del protagonista e la perfetta conoscenza del "modus operandi" delle ragazze-donne siciliane: nel romanzo si evince chiaramente che la zia Cettina non vuole assolutamente mai parlare dei rapporti che intrattiene con il nipote neanche quando si trovano in situazioni di intimità, preferisce farsi vincere dalla passione in rari momenti di sua euforia, che per il ragazzo rappresentano la coronazione di un lungo ed estenuante sforzo intellettuale e fisico atto a capire le esigenze di lei, a lui sconosciute, comprenderne i linguaggi, così diversi dai suoi ed infine riuscire a farla "cedere".

Nel romanzo è presente un rapido crescendo. Si passa da sogni e fantasie tipiche dell’età pubescente a dialoghi di approccio tra Nino e la zia Cettina, agli atti sessuali veri e propri fra i due, precedentemente solo sognati da Nino.

Leggo nella conclusione una costruzione altamente simbolica. La corsa finale di Nino nei boschi gonfi di meraviglie, che prima lo avrebbero attratto, ma adesso gli risultano del tutto indifferenti, perché ossessionato dalla gelosia ed accecato dalla passione, raffigura a mio parere il cambiamento adolescenziale: l’annullamento degli interessi e delle passioni fanciullesche sacrificate ad un nuovo bisogno, una più alta necessità, prima avvertita come secondaria ma ora diventata, così rapidamente, preponderante.

Ritengo che anche la morte di Nino sia simbolica. La scoperta del tradimento della zia lo uccide, anche se in maniera casuale, nel romanzo. In effetti la zia Cettina aveva in precedenza ucciso il Nino bambino o pubescente che dir si voglia; con il suo atteggiarsi con Santagati (con cui Nino la vede far l’amore nelle ultime pagine del romanzo) la zia uccide anche l’ingenuità di Nino, il suo amore profondo e viscerale, quale può essere un amore impossibile, la zia così uccide le ultime vestigia del vecchio Nino - il sognatore - probabilmente creando un uomo nuovo: un adulto. Ma l’autore non ci consente di assistere a questa rinascita, non ci fa assistere al lento ricostruirsi di Nino; preferisce porre l’accento sul dramma, la morte, la fine di un’epoca, l’annullamento di un essere vivente causata da una distratta passione adulta.


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> "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
24 luglio 2005, di : attilio baldan

Francamente, i lavori di Ercole Patti, come quelli di Vitaliano Brancati,per un veneto come me,risultano difficilmente comprensibili. Certo, descrivono una situazione, ma non la criticano, anzi se ne compiacciono. Ora, intendiamoci, dalle nostre parti abbiamo avuto cose come "Signore e signori" di Germi, nonchè le commedie pecorecce di Mario Carotenuto: ma sono altra cosa, gioiosa, alla Ruzante. In Sicilia invece - ma bisognerebbe forse distinguere i romanzi dai film, non sempre fedeli - c’è sempre qualcosa di torbido e di sbagliato: pensiamo a "La cugina" o a "La governante". Questi ragazzi, poi, sono imbranati, gelosi, chiusi, tradizionalissimi, pronti a divenire come i padri. "Nino", inoltre, ha lo stesso nome dell’antipaticissimo protagonista di "Malizia" e di "Peccato veniale" di Samperi. Che noia! Perchè non va a Londra, come il cugino, lasciando l’isola? La piegazione ci dice che è un ennesimo "Paolo il caldo" o "Bell’Antonio". Insomma, la sicilianità di Verga e del "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa, da Telesio Interlandi a Vittorini, da Sciascia a Pippo Baudo, continua a girare su se stessa, peggio della sardità. Piacciono l’ospitalità e l’accento dolce, meno la mala gestione di Palazzo dei Normanni: ma gli studenti che vanno al Nord continuano a frequentare le olandesi con lo stesso spirito dei padri e dei nonni. Mi auguro che divengano moderni, e che l’"aria che cammina" - come è detta Cosa Nostra - si diradi e ne faccia cinque milioni di italiani e di europei.
    > POLENTONE DEL ....
    1 ottobre 2005

    POLENTONE DEL CAZZO....VAI A CACARE! SPERO CHE QUESTO TI RISULTI FACILMENTE COMPRENSIBILE.
    > scuola poetica siciliana
    24 ottobre 2005, di : mariuccia

    Ricorda che la prima scuola di poesia e di Italiano,è nata alla corte di Federico II circa 1000 anni fà e se non ricordo male quella scuola si kiamava Scuola Poetica Siciliana!!!non digerite proprio che anche culturalmente siamo nati prima di voi!!!poveri polentoni!
    > "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
    11 giugno 2006, di : Nina

    Francamente, anche se forse non ho un’esperienza in questo campo tale da potermi permettere il lusso di giudicare certi scrittori, devo dire che i libri di Ercole Patti sono per me di grande interesse, inoltre credo fermamente che non si possa classificare questo testo tra gli incomprensibili....perciò invece di commentare negativamente il modo di scrivere altrui perche non rivisita il suo italiano? magari prossimamente riuscirà a comprendere meglio gli altri!!!
    > "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
    11 giugno 2006, di : Nina

    E poi perchè sminuire la letteratura siciliana solo per l’amore della propria regione?anche io amo il Lazio...specialmente Roma la mia città ma riconosco la bravura e la competenza siciliana....e veneta...
    > "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
    18 gennaio 2015, di : Roberto Vasta

    La sua è evidentemente una visione preconcetta. Parliamo del 1925 , quando il Veneto era la terra più analfabeta d’Italia. Si svegli!
"Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
21 febbraio 2008, di : Don Lollò

Sig. Attilio Baldan,temo di rispondere in profondo ritardo al suo commento offensivo e ignorante come pochi davvero. Cliccando Ercole Patti su Google ha trovato questo sito e questa"schifezza"(e mi permetto eccome!)che lei tempo addietro scrisse. Studio lettere moderne a CATANIA e non sono mai stata tanto fiera delle mie origini:anzi mi sento una privilegiata perchè posso appropriami con le mie competenze linguistiche di opere vernacolari,ma vivaci e VIVE come quelle di Capuana,Verga e Pirandello(qualcosa in più di un Ruzante...)che riportano dei drammi esistenziali e dei problemi sociali che solo una grande sensibilità(della quale in lei non c’è neanche l’ombra)riescono a cogliere... è vero, in Sicilia abbiamo tanti problemi,ma la Sicilia non è solo mafia, Il male della Sicilia sono anche gli ignoranti come lei.
"Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
7 ottobre 2008, di : attilio baldan |||||| Sito Web: Cadono le braccia.

E poi ho torto! Uno scrive qualcosa, e riceve insulti: mi si accusa di ignoranza, quando sono un docente universitario sessantenne di Storia delle dottrine politiche. Che ha scritto qualche libro, e non lettere anonime, com’e’ costume da voi. Da una studentessa di Lettere di Catania, poi! Di una città’ che e’ fallita per 140 milioni di euro, grazie a clientele, bustarelle e consulenze del sindaco medico "Sciampagnino". Meno male che non e’ di Messina, dove gli esami universitari si pagano 3.000 euro, o in natura. Ma già’, in Sicilia c’erano Cielo d’Alcamo e Pirandello. Sembra di sentire gli Arabi, che tirano fuori a scusante della loro attuale pochezza gli Avicenna e Averroe’di mille anni fa. Bravi, continuate cosi’. Mai autocritica: e’ sempre colpa degli altri, di noi polentoni.
    "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
    27 novembre 2008, di : gnocco

    lascerei da parte i reciproci insulti (a proposito, dire sciocchezze per una giovane studentessa o qualche patriota siculo è tollerabile, che le dica un "sessantenne docente universitario" è un pò grave...) e vorrei commentare con serenità quanto detto da Baldan nel primo commento. A mio avviso è normale e non c’è da stupirsi che Patti usi toni e registri letterari che vibrano più intensamente in chi le zone che descrive le conosce bene. Così come certi modi e moti dell’animo tipicamente siciliani risultano difficilmente comprensibili a chi vive lontano dalla Sicilia. In particolare autori come Patti (e Brancati, aggiungerei) hanno profondamente attinto alla tavolozza siciliana per dipingere sfondi e trame dei loro romanzi. Io non mi stupisco e mi stupisco di chi si stupisce. Poi certi toni saccenti sono anche fastidiosi come lo sono sempre quelli di chi è "ignorante" non nel senso largo del termine, ma nel senso stretto di chi, non per sua colpa, ha una cultura diversa e non ha voglia di approfondire.
      "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
      8 dicembre 2008, di : attilio baldan |||||| Sito Web: Simpatica discussione.

      Nel frattempo, in via privata, ho ricevuto due educate ed intelligenti lettere, delle quali ringrazio gli estensori, ed alle quali ho risposto. Preciso agli altri che su Patti e Brancati, e su altri autori e giornalisti siciliani, come Vittorini e Sciascia, dò da fare da anni ai miei studenti, normalmente, tesi di laurea, e quindi me ne intendo un poco. Insomma ho un’intera biblioteca di prime edizioni su di loro. Al contrario del politico friulano Willer Bordon, illustre collaboratore del nordista "Libero" di Feltri, che scriveva qualche giorno fa sui "pescatori di Canicatti" senza sapere che l’amena cittadina di 21.000 abitanti sorge a 450 metri e a 20 chilometri dal mare di Agrigento (città,tra l’altro, però, all’ultimo posto per vivibilità in Italia secondo una statistica di oggi). Quanto al clima economico, politico e culturale dell’isola, i miei migliori informatori e soggetti di studio sono i miei studenti di quelle parti, che me ne raccontano di cotte e di crude, e non solo gli articoli del veneto G. A. Stella sul "Corriere della sera". Per ora dico solo una cosa, ancora: tra "La Sicilia" di Catania ed il "Giornale di Sicilia" di Palermo, della famiglia della mia antica compagna di studi Ambra Pirri Ardizzone, si vendono complessivamente 120.000 copie al giorno per cinque milioni di siciliani: sono 24 copie ogni 1.000 abitanti. Nel mio Trentino, i quotidiani diffusi sono 180 ogni mille abitanti. Non siamo ancora al dato 1.000 su 1.000 della Finlandia, della Norvegia o del Giappone, ma il gap interno tra i lettori delle diverse Regioni italiane è indicativo di una diversa informazione. Al di là della tradizione culturale millenaria e della scuola poetica siciliana.
        "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
        19 gennaio 2009, di : Ludos

        Vorrei dire solo, a proposito di questo discorso sulla Sicilia che, come qualcuno ha scritto prima di me é MOLTO difficile comprendere ciò che si scrive tra le righe dei grandi, imensi poeti Siciliani: i paesaggi, i piccoli dettagli della Sicilia sono difficili da comprendere per chi non ci vive. Senz’offesa però per i polentoni, vorrei dire che a parti i quattrini, per tutto il resto l’Italia inizia e finisce dalla Toscana in giù!! E poi vorrei dire a chi hga aperto questa discussioneche oltre a Vergha, Sciascia, Pirandello, Brancati... ce ne sono mille altri tipo Camilleri. Ciao a tutti Polentoni...tenetevi i vostri quattrini di MERDA
          "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
          18 febbraio 2009, di : attilio baldan |||||| Sito Web: bravo!

          Una vecchia massima di saggezza suggerisce di non discutere con un ubriaco: la gente potrebbe non capire la differenza.
            "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
            6 aprile 2011, di : rocciardo

            Ma perchè litigate? Siamo tutti figli del genio mediterraneo (il veneto fu la seconda provincia romana). Gli anglosassoni hanno copiato il nostro sistema sociale, dovreste essere orgoliosi di appartenere ad un Paese (l’Italia) che ha informato tutte le civiltà a venire, ha sublimato la creatività ellenistica e la capacità di aggregazione ed organizzativa dei latini. E’ ovvio che Ruzante e Patti siano espressione del medesimo straordinario spirito eletto che non dovremmo mai disconoscere: la multiforme cromia della diviva forza creatrice. Saluti Rocciardo
        "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
        17 febbraio 2009, di : Jaqen

        Vorrei rispondere al professor Attilio Baldan... Pur non mettendo in dubbio la Sua cultura e la Sua formazione (informazioni di cui non posso avere nè certezza nè smentita, in quanto non posso giudicarle in prima persona), devo purtroppo dissentire dalla Sua analisi del testo di Patti... Non scadrò nel facile "razzismo" fra nord e sud, perchè entrambe le "fazioni" non sono propriamente l’una migliore dell’altra...Se qui a catania girano le bustarelle, nel vostro veneto è in vigore un’incallito nepotismo posto in atto dalla Lega Nord. Che è comunque il problema minore, al cospetto di malviventi come Silvio Berlusconi ed il resto di quello che può essere definito "Parter de roi" della politica italiana... Inerentemente alla diffusione dei quotidiani, mi permetto di farLe notare che il tasso di vendita è un’indicatore fallace...Spesso il giornale viene comprato per la pagina sportiva, altre volte per gli oroscopi o la pagina dello spettacolo (diventata ormai la pagina del gossip)...L’unico metro di giudizio riguardo la diffusione della cultura è il confronto diretto...Non metto in dubbio che la cultura al Nord trovi terreno maggiormente fertile, da un certo punto di vista, in quanto da noi in Sicilia è maggiormente diffusa una mentalità che porta alla terra ed all’agricoltura... Ma da bravo docente universitario qual’è, conoscendo quindi le situazioni dei vari atenei, dovrebbe anche sapere che a livello universitario, al sud v’è maggiore affluenza che al nord...Gli iscritti ed i laureati sono molto superiori numericamente a quelli del nord, ed in certi casi anche qualitativamente...Vorrei citare il caso della Facoltà di Giurisprudenza di Catania che, come di certo saprà, a livello nazionale è seconda solo a quella di napoli...Due facoltà fiore all’occhiello del sistema giuridico italiano (sistema giuridico devastato ormai da un milanese e dalla sua classe politica).

        Ma tralasciamo questo argomento, che possiamo eventualmente continuare tramite email private...

        Riguardo Patti, che lei critica tanto, mi permetto di citare le parole di Eugenio Montale (che a dispetto di una sua eventuale critica al suddetto è uno degli scrittori italiani di maggior importanza):"Ercole Patti possiede l’arte di farsi leggere. ...Ha uno stile chiaro, essenziale, che descrive perfettamente gli stati d’animo dei suoi personaggi. ...La sua "semplicità" nella scrittura è in realtà una dote rara negli scrittori, perchè non è merce comune il saper farsi leggere."

        A me sa tanto di elogio da parte di uno degli uomini cardine della cultura novecentesca italiana...

        Se volesse approfondire, mi contatti tramite email.

        guidofallica@hotmail.com

          "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
          2 gennaio 2013, di : holmoz

          Quale giudizio più obiettivo di quello di un siciliano, Tomasi di Lampedusa; che nel suo "Gattopardo" così si autodefinisce -nelle parole del Principe di Salina- " Noi siciliani ci crediamo degli dei..."? Ebbene: gli dei dovrebbero essere "autosufficienti". Perchè invece stanno così "attaccati" al continente, specie alla sua parte non peninsulare? Misteri dell’intelligenza umana. O presunta tale!
            "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
            19 luglio 2013, di : ercolina

            Sono una docente di lettere di Brescia e sto, per passione, studiando con altri amici alcuni autori siciliani. Io ho scelto Patti e sto scoprendo uno scrittore sicuramente interessante, dallo stile sobrio e "cinematografico", capace di descrizioni uniche. Ciò non toglie che le molte ossessioni che rendono la sua poetica autentica (il ricordo morboso dell’adolescenza,l’horror vacui, l’attaccamento siciliano alla "roba", una certa sessualità malata ecc) possano creare nel lettore,che sia giunto al decimo /qundicesimo testo, un senso di rigetto verso alcuni aspetti della "sicilianità" che peraltro l’autore stesso stigmatizza in modo ironico ma chiaro e duro. Come lombarda amante della Sicilia non vedo niente di male nel trovare aspetti non graditi in qualcosa. Non condivido invece per niente le querelle regionali campaniliste da entrambe le parti. Anche perché mi sembra che nord e sud siano accomunati dai molti errori ortografici tra cui: qual’è, un’/un e un bel "dò" del professore in persona...(eh eh eh)
              "Un bellissimo Novembre" di Ercole Patti
              18 gennaio 2015, di : Roberto Vasta

              In nome di cosa questa querelle? In nome dell’omologazione? Perchè i ragazzi del Nord dovrebbero essere più fortunati o "speciali"di quelli del sud? Chi stabilisce le regole? E chi ha l’ ’arbitrio per stabilire in quale parte d’Italia si vive meglio? Magari dove ci si suicida di più ? Prof. Baldan è fuoristrada ed i docenti come Lei vanno stigmatizzati ; ma si sa anche Dio non è imparziale!