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Un anno di carcere per 5 euro


Una storia come tante. Come quella di Raffaele Corona operato di tumore al testicolo destro che non inizia la chemioterapia e come quella di Salvatore Liga, 80 anni, su sedia a rotelle, condannato all’ergastolo ostativo
martedì 1 novembre 2011, di Adriano Todaro - 469 letture

Gli ingredienti ci sono tutti: è straniero, tunisino, è uno spacciatore (anche se piccolo), vive d’espedienti, non partecipa a "cene eleganti", non licenzia operai, non truffa il fisco. Insomma, uno così, senza potere si può condannare. E’, infatti, il tunisino (il nome non si conosce) è stato condannato ad un anno di carcere per aver venduto ad un italiano 5 euro di fumo anzi per essere precisi un quantitativo di hascisc pari a 0,55 grammi ricavandone, appunto 5 euro.

Tutto sommato una storia banale, come tante. Le carceri sono pieni di "tunisini" che stanno lì "ristretti" per aver venduto hascisc o perché trovati senza un pezzetto di carta con tanti timbri che si chiama "permesso di soggiorno". Una storia banale che però l’avvocato del tunisino ‒ Elisabetta D’Errico ‒ vuole far risaltare aprendo un dibattito "al fine di comprendere se il comune sentire del cittadino, rispetto ad una sentenza di condanna ad un anno di reclusione per cessione di un quantitativo di hascisc per un corrispettivo di 5 euro, ricavo da dividere tra più persone tra loro in concorso, sia di adesione o di stupore. Credo sia urgente nel nostro Paese interrogarsi e confrontarsi sulla finalità della pena, sulla corrispondenza delle sentenze ai principi costituzionali, primo fra tutti il principio di eguaglianza davanti alla legge".

Non vorremmo deludere l’avvocato ma pensiamo proprio che le persone, davanti a fatti del genere, non esprimano né adesione e neppure stupore. Intanto, per esprimere un sentimento, è necessario conoscere i fatti e la vicenda del tunisino non è stata certo pubblicizzata da giornali e Tv. Stupore poi. Ormai non ci stupisce più di nulla, c’è assuefazione e anche un po’ di insofferenza. Ogni mattina leggiamo delle ruberie del governo, leggiamo della ragnatela del potere che fa capo all’ometto marrone, dei suoi sporchi interessi, dei suoi servi e cortigiani. Eppure... In un momento di crisi economica, poi, con una disoccupazione dell’8,3%, con un giovane su tre che non ha lavoro, con fabbriche che chiudono e prezzi che aumentano, con la distruzione pervicace della scuola pubblica, non abbiamo certo tempo di interessarci della sorte di un piccolo spacciatore da 5 euro.

Ed invece dovrebbe interessarci perché quando si restringono gli spazi democratici, quando non c’è rispetto per l’altro, quando la giustizia fa differenza fra un tunisino ed un italiano, beh, allora, c’è qualcosa che non va, c’è un sistema malato che ha assorbito i germi berlusconiani, una malattia letale che è difficile estirpare. Perché differenze. Perché pochi giorni prima della condanna ad un anno di carcere del tunisino, una ragazza di 30 anni, di Bologna, figlia di professionisti se l’è cavata meglio del tunisino. La polizia aveva trovato in casa della ragazza 600 grammi di hascisc e 2.100 euro. La giustificazione della ragazza è stata quella che li conservava per conto del suo fidanzato, spacciatore. La ragazza è stata subito creduta ed è stata solo denunciata. Niente carcere e la Procura ha già chiesto l’archiviazione.

Buon per lei. Noi non gioiamo mai quando qualcuno va in galera. Ma non si può non notare la differenza sostanziale di trattamento fra la figlia di professionisti bolognesi e un piccolo spacciatore, tunisino per giunta. Non siamo così sprovveduti di fare di tutta l’erba un fascio, di definire che la magistratura, in toto, è una magistratura di classe. Pur tuttavia non possiamo non sottolineare la diversità di trattamento fra un caso e un altro. E se invece di essere una ragazza di buona famiglia fosse stata una senegalese?

Dicevamo prima che la storia del tunisino, tutto sommata è banale. Sì perché Raffaele Corona, 33 anni, è messo peggio di lui. Da cinque anni sta chiuso nel carcere di massima sicurezza di Avellino, quello di Bellizzi. E’ in carcere per una serie di rapine e la scorsa estate gli diagnosticano un tumore al testicolo destro. Deve essere operato e iniziare la chemioterapia. Anzi, per essere precisi l’intervento doveva tenersi il 22 agosto scorso. Il ricovero in ospedale, però, non avviene. Si dice per motivi legati alla traduzione del detenuto. La direttrice del carcere smentisce. Fatto sta che il detenuto in ospedale ci arriva solo il 5 settembre e il 14 settembre è finalmente, operato. Intervento e visite avvengono alla presenza di agenti penitenziari. Per il 24 ottobre è prevista l’inizio della chemioterapia.

Essendo giovane, deve sottoporsi al prelievo del seme per evitare il rischio di sterilità. Al detenuto non dicono nulla sino al 20 ottobre. Su pressione del legale di Raffaele Corona, la sera gli consegnano il contenitore per il seme. Il campione seminale, però, è ritirato il giorno dopo quando non essendo stato conservato come si sarebbe dovuto, è inutile e inservibile. E a parte questo, la chemioterapia che doveva iniziare, non inizia.

Ora il legale ha richiesto la sospensione della pena e si attende la risposta della Procura. E aspetta risposta anche Salvatore Liga, 80 anni, detenuto nel carcere di Spoleto in alta sicurezza. La vicenda di Liga è stata denunciata, con una lettera, da Carmelo Musumeci, un ergastolano che si è laureato in Legge nel 2005. Oggi ha 56 anni e in carcere c’è entrato a 36 anni quando fu catturato perché a capo di una banda che gestiva traffici malavitosi in Versilia. In carcere ci arriva con la seconda elementare, studia da autodidatta, sino alla laurea: "Sono stati la lettura e lo studio a salvarmi e a cambiarmi, non certo il carcere, che per me resta un’istituzione cancerogena”, ci tiene a precisare. “I romanzi di Dostoevskij, a iniziare da ’Delitto e castigo’, m’hanno aiutato a sopravvivere all’Asinara dove ho trascorso un anno e sei mesi in regime di 41 bis, in isolamento diurno; ridotto a giocare in cella con le formiche per non impazzire di solitudine”.

Musumeci ha un ergastolo ostativo sulle spalle ed è lui stesso che spiega cos’è, quando il relatore della sua tesi di laurea lo chiede: "E’ una pena ingiusta perché si basa su un ricatto medievale e instaura il principio che si esce dal carcere non perché il detenuto se lo merita, ma solo se diventa collaboratore di giustizia…”. Un giorno gli spararono sei colpi di rivoltella. Ma riuscì a scampare all’agguato. “Ho reagito nell’unico modo che conoscevo: facendomi giustizia da solo. Ho seguito solo le regole con cui mi hanno cresciuto”. E’ un ergastolano ostativo, cioè uno di quegli ergastolani per i quali, in base a una legge del 1992, è inibito ogni beneficio penitenziario: niente permessi premio, né tanto meno semilibertà o affidamento in prova ai servizi sociali. “E questo per essermi rifiutato di fare il delatore e di far così rinchiudere un altro al posto mio”, afferma con orgoglio.

Questo è Musumeci, anzi il dottor Carmelo Musumeci che si batte, da sempre, contro l’ergastolo, soprattutto quello ostativo. Ed è lui che denuncia la vicenda di Salvatore Liga "destinato con certezza ‒ afferma Musumeci ‒ a morire in carcere perché è stato condannato alla pena dell’ergastolo ostativo a qualsiasi beneficio, se al suo posto non ci mette un altro".

A Salvatore Liga gli avevano diagnosticato un tumore maligno allo stomaco. L’avevano operato e se prima dell’operazione camminava aiutandosi dalle stampelle ora è sulla sedia a rotelle. E’ ancora pericoloso l’80enne Salvatore Liga su sedia a rotelle? Probabilmente sì considerato che gli hanno anche applicato un residuo d’isolamento diurno che "ti costringe - come ricorda Musumeci - a non fare vita comune con i tuoi compagni".

E’ questo il carcere. Lo sottolinea, retoricamente, anche Musumeci perché esso non dovrebbe essere uno strumento di tortura, mortificazione, un luogo di violenza istituzionale e una fabbrica di emarginazione. E invece spesso, troppo spesso, lo è. Il 24 ottobre scorso cinque agenti di polizia penitenziaria del carcere di Asti sono stati rinviati a giudizio per aver picchiato e sottoposto a vessazione due detenuti. Secondo quanto scrive l’Ansa, i due, sono stati lasciati per alcuni giorni in isolamento, completamente nudi in una cella priva di vetri alla finestra, di materasso, di lavandino e di sedie; per vitto solo pane e acqua. Ai due ‒ inoltre ‒ la guardia gli avrebbe impedito di dormire. I detenuti vessati sono due italiani che sono stati picchiati su tutto il corpo. Ad uno dei due gli verrà riscontrata la frattura di una costola oltre ad una grossa bruciatura sul volto causata da un ferro rovente. Tra il dicembre 2004 e il febbraio 2005 uno dei due viene tenuto in isolamento per 20 giorni senza acqua. In seguito, questo detenuto, tenterà il suicidio per impiccagione.

Saranno i giudici a verificare le accuse dei due detenuti e sarà un caso, anzi è certamente un caso che il 24 ottobre, lo stesso giorno del rinvio a giudizio degli agenti penitenziari di Asti, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, propone un decreto legge che assicuri alle forze dell’ordine le cosiddette "garanzie funzionali" che tradotto significa impedire ai Pm di mandare in galera gli agenti che nel corso delle manifestazioni usano disinvoltamente il manganello e non solo. In pratica niente più obbligatorietà dell’azione penale, ma la discrezionalità di un Procuratore generale.

Roberto Maroni, avvocato come Carmelo Musumeci, ma non ergastolano di mestiere fa il ministro dell’Interno. Passa per un leghista aperto e non come quel buzzurro del suo segretario Bossi. E’ guardato dalle altre forze politiche, anche di centro-sinistra come "l’uomo nuovo" che potrebbe, addirittura fare il presidente del Consiglio. Vero che dopo Berlusconi chiunque lo può fare ma come dimenticare i giuramenti di Pontida, la richiesta si secessione, la sua proposta di prendere le impronte digitali ai bambini rom, la sua condanna per resistenza a pubblico ufficiale (8 mesi), l’imputazione come ex capo delle camicie verdi, insieme ad altri 44 leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge?

Con un curriculum del genere non poteva che fare il ministro dell’Interno e non ci meraviglia assolutamente che voglia attuare quel decreto legge. Non certamente la targhetta di identificazione sulla divisa dei poliziotti, come in uso in tanti Paesi.

La lettera di denuncia di Carmelo Musumeci terminava con un’esortazione, amara, rivolta ai credenti. "Gesù ‒ sottolinea l’avvocato-ergastolano ‒ nelle sue predicazioni non chiedeva giustizia ma perdono. Visto però i risultati, credo che Gesù abbia perso solo tempo a venire su questa terra".

Noi non siamo esperti di cose religiose ma Gesù, forse, non ha perso tempo. Certo è che fra Raffaele Corona, detenuto con un tumore al testicolo e Roberto Maroni, ministro dell’Interno dovrà decidere chi salvare. Voi chi pensate salverà?

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Raffaele
6 novembre 2011, di : avv. Tiziana Teodosio

È opportuno precisare che Raffaele sta scontando una pena di ben 6 anni e 6 mesi per una sola rapina (di 60 euro con 5 giorni di prognosi per la "vittima") per la quale si è sempre professato innocente. Ed io gli credo, non soltanto perché a dirmelo è il mio Assistito a meno di un anno dal fine pena, ma perché ci sono elementi processuali chiari ed evidenti in tal senso. Anche per lui si tratta di una specie di condanna "ostativa" poiché ha sempre inteso esercitare il suo diritto di critica rispetto alla decisione dei giudici che continua a ritenere sbagliata. Per questo, per questo stesso fatto -dall’effettivo disvalore sociale minimo: 5 gg si danno per dei lividi-, si è beccato in primo grado ben 11 anni e mezzo! Quanto all’ultimo quesito dell’articolo: Raffaele è amato dal cielo, perché se così non fosse, dopo tutti i gravissimi attentati alla sua incolumità, non avrebbe avuto la sorte di poter almeno lottare e recuperare con fatica alcuni diritti umani. Il peccato è che mentre mi occupavo di Raffaele e di altri Assistiti, in Carcere si verificano quotidianamentealtre numerose e continue vicende di abbandono totale: esseri umani abbandonati a morire e soffrire SENZA ALCUNA GIUSTIFICAZIONE UMANAMENTE COMPRENSIBILE. Il mio è un chiaro e preciso je accuse nei confronti della mia classe professionale che ignora totalmente le istanze in materia di diritto penitenziario e abdica totalmente la propria funzione costituzionale di garanti del pari ed umano trattamento degli uomini dinanzi la legge. Il pubblico funzionario che omette di dare i dovuti provvedimenti sulla vita di un detenuto che ha in assegnazione è responsabile penalmente dinanzi la legge allo stesso modo come il detenuto lo è stato a suo tempo, per il reato contestatogli e per il quale è stato condannato. Raffaele avrebbe rubato 60 euro spintonando una persona, il pubblico funzionario ha omesso di fare il proprio dovere -almeno- per 50 giorni, nei quali le cellule tumorali sono state colpevolmente lasciate libere di impadronirsi del corpo del detenuto. Qual è il reale disvalore sociale di questo comportamento? E se questo comportamento (consistente nello svolgere una "professione" per 2-3 mattinate la settimana principalmente chiedendo ad altri di inserire dati nel computer per calcolare "liberazioni anticipate" e poco altro) sia anche un’"abitudine"? Per me, con l’ordinamento attuale, si può tranquillamente comminare l’ergastolo ostativo. Anche se per mia sensibilità e convinzione la privazione della libertà di chiunque dovrebbe essere sempre e comunque vietata. "Storie" assurde e fantastiche se ne possono racontare a iosa, io lo faccio principalmente con i miei atti giudiziari. Sulla solidarietà sociale, francamente, faccio scarso affidamento. Ad un passo dall’avvio della nuova epoca del Terrore, ciascuno dovrebbe fare appello alla propria coscienza e cercare di mettersi in pari con minimi criteri di umanità. Ricordiamo che il "Terrore" ebbe inizio con la presa del carcere della Bastiglia. Cordialità, avv. Tiziana Teodosio.
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