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Un Pd piccolo, piccolo


Perché la politica è sempre più incapace di venire incontro ai bisogni dei cittadini? Provate a venire a Carlentini
mercoledì 4 novembre 2009, di Emanuele G. - 447 letture

Vi voglio raccontare la triste vicenda del Pd di Carlentini. Vicenda che denota quanto la politica sia sempre più “povera” e rasenti pericolose forme di ipocrisia. Forse i due aspetti più allarmanti dell’attuale momento politico. Cerco di venire al punto. A Roma si invita la politica ad intraprendere un percorso di profondo rinnovamento al fine di rispondere alle esigenze di un paese complesso quale il nostro. In periferia, al contrario, si continuano a professare i soliti riti liturgici di una politica capace solo dell’ordinaria amministrazione. Carlentini non fa altro che confermare questa discrasia e, di conseguenza, lo stato di estremo degrado in cui versa la politica italiana ai giorni nostri.

Fino ad oggi la storia del Pd di Carlentini è stata davvero poca cosa. Sembra testimoniare il progressivo inaridimento del rigoglioso fiume della sinistra. Un fiume le cui correnti portanti sono state l’impegno civile, la difesa dei ceti bracciantili del meridione, l’emancipazione delle donne, la lotta per un giusto salario e, in generale, una politica plasmata attorno all’uomo e alle sue basilari necessità vitali. Di colpo, una sequela storica essenziale per comprendere la storia del nostro paese si riduce a un nulla inquietante. E’ come se la sinistra vivesse un momento di scissione comportamentale. Vi ricordate il temine ipocrisia usato poc’anzi? Da un lato si reiterano all’infinito, stancamente e con modalità “vuote” di ogni significato parole, messaggi, atti e comportamenti presi in prestito da un passato non più riproponibile e dalle caratteristiche storiche differenti rispetto al presente. Dall’altro si preferiscono le facili lusinghe dell’amministrare non per realizzare un progetto politico e di servizio in favore ai cittadini, piuttosto per perseguire logiche privatistiche e non pubbliche.

Il Pd di Carlentini comincia a muovere i primi passi nel corso del gennaio di due anni fa quando si deve costituire il direttivo provvisorio del circolo territoriale. A tale assise vengono chiamate ben 21 persone! Ventuno dirigenti e zero iscrittii. Un risultato davvero encomiabile. Un partito che preferisce iniziare la sua azione non dagli iscritti (la base), ma dai piani alti. Tutto questo per rispettare gli ordini impartiti da Siracusa ove i maggiorenti si erano messi d’accordo per soppesare le varie “sensibilità politiche” presenti nel partito. Con buona pace dei dirigenti nazionali che andavano ripetendo fino alla noia che il Pd dovesse svolgere un ruolo riformista e riformatore. Possiamo definire quanto appena descritto un chiaro esempio di riformismo delle dinamiche politiche? La vera riforma sarebbe stata quella di indire un’assemblea dei simpatizzanti e da lì iniziare un percorso di legittimità interna ed esterna del partito. Una partenza, per lo meno, non consona alle speranze di affermare una nuova politica.

Un partito per espletare la sua azione ha necessità di coinvolgere un certo numero di persone. Tale persone sono i tesserati. Costituiscono la base operativa di un partito reale e presente nella città. Senza di loro non è minimamente immaginabile progettare la vita interna ed esterna di un partito. Orbene, il tesseramento è stato condotto secondo modalità non pubbliche. Quasi per raggiungere i numeri appena appena sufficienti a legittimare le “sensibilità” interne al partito. Eppure il tesseramento è una delle fasi più importanti per un partito. Esso deve avvenire alla luce del sole facendo aprire il partito alla città. Invece, si è scelta una strada a “diminutio”. Tanto per attivare la classica conta interna. Una situazione di estrema tristezza.

Poi, è venuto il momento dell’accordo per una “giunta di salute pubblica” con il Mpa, l’Udc e il Pdl. Posso essere anche d’accordo per questa modalità operativa. Il Comune di Carlentini esce da più di quindici di sfascio amministrativo. Sfascio amministrativo che significa una macchina burocratica imballata. Sfascio amministrativo per via di una gestione finanziaria carente e disastrosa. Sfascio amministrativo con pesantissimi riflessi sulla vita della città e della comunità carleontina. Tuttavia, un accordo di tale genere deve essere a termine. Si sta insieme per un brevissimo periodo con lo scopo di risanare le situazioni più critiche e in seguito si ritorna al voto. La scelta di costituire questa “giunta di salute pubblica” rappresenta una smentita della vocazione maggioritaria del Pd. Il Pd è nato per essere protagonista e non comprimario con altri. La vocazione maggioritaria è un atto di trasparenza politica come pochi. Indica una precisa scelta metodologica. Vorrei capire se il Pd di Carlentini si rende conto dell’inadeguatezza del suo operato. Un partito esiste per confrontarsi con gli altri avendo l’obiettivo dichiarato di vincere. Nel caso del Pd di Carlentini si è preferito il registro “piccolo” piuttosto quello di protagonista assoluto della politica carlentinese.

Per finire, la convenzione di circolo ossia il congresso. Ultima fase di costituzione del partito dopo un periodo contraddistinto da una conduzione provvisoria e il successivo tesseramento. I carlentinesi non hanno saputo nulla dello svolgimento della convenzione cittadina. Ma poi si è tenuta realmente questa importante assise per la vita di un partito? Altrove la convenzione ha rappresentato un momento di essenziale confronto interno e di apertura alla città. Perché non si è operato in tale direzione? Come si pensa di avvicinare la città se tutte le fasi di vita del partito rimangono rinchiuse nelle stanze degli apparati? All’interno della convenzione si sarebbero accolte persone interessate a lavorare per il partito e nella città. Si sarebbero potuti costituire forum tematici con lo scopo di comprendere meglio la realtà di Carlentini. In breve, il partito avrebbe proposto il suo programma strategico per la città e costruito il suo codice genetico. Al contrario si è optato per una chiusura nei confronti della città per perseguire logiche interne che non interessano proprio a nessuno.

Vorrei ricordare, e concludo, che un partito è una struttura che attiene al pubblico. Principio individuato dall’articolo 18 della Costituzione. Il testo dell’articolo dice espressamente:

“…I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale…”

Il concetto di pubblico non significa solo che l’azione di un partito è rappresentanza degli interessi diffusi e generali presenti nella società, ma che ogni fase della sua vita ha il dovere di estrinsecarsi secondo modalità di assoluta trasparenza. Alcuni esempi? Le regole devono definire in maniera precisa la costituzione del partito, le modalità di elezione dei suoi dirigenti, la relativa dialettica interna e il modo con cui esso prende le decisioni ritenute essenziali. Non si può fare altrimenti. Il contrario fa assumere al partito una veste di estrema perniciosità per la tenuta democratica del nostro paese. Quando un partito, invece, di rappresentare gli interessi di tutti rappresenta quelli di pochi commette un atto che sabota di fatto i principi democratici che sovrintendono alla vita democratica di un paese. Da qui parte, altresì, la risoluzione concreta dell’emergenza morale che sta arrecando danni molto forti alla credibilità del Pd.

Vorrei invitare il Pd di Carlentini a riconsiderare la sua azione perché non abbiamo bisogno di un Pd piccolo, piccolo…

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