Mentre si continua a morire nei posti di lavoro, i nostri politici se la ridono di gusto.
Se avete la forza, e lo stomaco, di guardare, in un giorno qualsiasi, i vari programmi televisivi, noterete che la dominante di fondo è la risata. Si ride sempre, dai programmi cucinieri della mattina ai pomeriggi casalinghi e, per finire, a quelli che chiamano di approfondimento informativo. Una definizione che è già una risata.
Considerato che vogliono cambiare la Costituzione, potremmo cominciare dall’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla risata…”. Il nostro Paese sta crollando, sembriamo il Titanic eppure tutti ridono. Destra e sinistra uniti nel sorriso che poi è uno sfottò nei confronti dei telespettatori o, sarebbe meglio dire, dei sudditi. Ride Bocchino, ride Santanché, ride Urso, ride Calderoli. Non ride Gasparri perché non sempre capisce le battute. Dopo aver salvato Cosentino con il voto contro le intercettazioni, ride senza ritegno, soddisfatto, il ministro Ignazio La Russa. E’ addirittura raggiante mentre esce dal Parlamento. E se la ridono anche le varie cupole delle mafie italiane. Si arriva al punto che un personaggio come Giulio Andreotti, prescritto e non assolto per il reato di associazione a delinquere, comunque “commesso fino alla primavera del 1980”, dichiara che Giorgio Ambrosoli in fondo, la morte, se l’è cercata.
Ci sono i terremoti e i costruttori ridono, gli ospedali non funzionano e i dirigenti Asl fanno affari privati e se la ridono, per avere una visita specialistica è necessario attendere mesi, molti muoiono prima, eppure si ride. I precari della scuola manifestano, fanno lo sciopero della fame e la ministra dice che tutto va bene e che, la sua, è una grande riforma. E la stessa cosa la dice il ragioniere di Sondrio che amministra le nostre (si fa per dire) finanze. Un giovane su tre non ha lavoro e oltre 2 milioni di persone lo cercano (l’8,5% della popolazione italiana), mentre sono oltre 300 mila i lavoratori in cassa integrazione a zero ore. E un aiutino a Tremonti arriva dal ministro Sacconi che serafico afferma che “Stiamo meglio degli altri Paesi”. Infatti, da noi Marchionne guadagna solo 435 volte in più di un lavoratore Fiat. Negli ultimi vent’anni, i salari sono cresciuti del 4 per cento; i redditi da capitale del 44 per cento!
La ministra, però, è donna tenace e sorridente e così firma un protocollo d’intesa con il ministro della Guerra, Ignazio La Russa. In base a questo protocollo, che si chiama “Allenati per la vita”, i militari entreranno nelle classi superiori per corsi di “cultura militare”, “arrampicata”, “tiro con l’arco e con la pistola” (ad aria compressa), “nuoto e salvamento” e poi aggiungono anche un termine in inglese così possono passare per persone colte e internazionali: “orienteering”. Questo ultimo corso, forse, servirà ad orientarsi nelle scuole considerato che crollano i soffitti e manca di tutto. E il bello è che i corsi varranno “come credito formativo”. La Russa ghigna, la ministra pure.
Qualche volta i politici litigano fra loro, ma fa parte del copione della trasmissione. Terminata la trasmissione si ritrovano alla buvette dello studio televisivo e sono grandi risate e pacche sulle spalle. Anche questa volta, pensano, li abbiamo fottuti. Chi? Gli avversari politici? Ma no! I telespettatori che possono andare a dormire convinti che ognuno ha fatto la propria parte.
Il consiglio di amministrazione dell’Unicredito, improvvisamente, una mattina scopre che fra i soci della banca c’è un corposo Gheddafi il quale va bene quando deve sparare agli immigrati, ma non va più bene se entra nelle nostre banche e industrie. E così licenziano Alessandro Profumo. Risate generali mentre il centrosinistra vorrebbe Profumo in politica. Altre risate.
Ride anche Renzo Bossi, figlio assennato di Umberto, l’uomo che odia il centralismo romano, ma sta al governo e ride Marina Berlusconi figlia di Silvio. Un giorno l’Italia sarà loro. E se la ride di gusto anche Filiberto di Savoia che ormai è di casa in Tv. Ne ha ben donde considerato che i partiti hanno votato per farlo tornare in Italia. Avevamo tanti rottami, ma questo ci mancava proprio.
A quanto sembra, per bilanciare Marco Travaglio ad Annozero, vorrebbero mettere Vittorio Sgarbi. Ditemi voi se non c’è da ridere. Pluricondannato per diffamazione, è quel personaggio che, nell’aprile 1995, lesse in Tv una lettera anonima che accusava il magistrato Gian Carlo Caselli di essere il mandante dell’assassino di don Puglisi; condannato, in via definitiva, per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi (per la richiesta di aspettativa per motivi di salute) e assenteismo nel periodo 1989-1990, mentre era dipendente del ministero dei Beni culturali con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto. Grande esperto d’arte, nel 2008 Sgarbi copiò quasi testualmente un’introduzione ad un volume sul Botticelli di una storica d’arte che aveva pubblicato in un fascicolo della Fabbri editore. Un personaggio che ha militato, coerentemente, in ben 13 partiti, dal Partito comunista ai monarchici. Ma quando c’è lui in Tv si ride molto.
Abbiamo un presidente del Consiglio che va in giro per il mondo a raccontare barzellette. Ultimamente ad un convegno di giovani ha detto: “Diffidate di coloro che non fanno ridere”. Gli italiani l’hanno votato e lo voteranno ancora perché amano ridere e un presidente che racconta episodi grevi è un dono del cielo. E ridono anche a sinistra. Una volta i comunisti erano dipinti come quelli sempre incazzati, che non ridevano mai. Ora con il partito “leggero” sono stati accolti nella grande comunità dei ridenti. Anche loro ridono, fanno battute, lanciano messaggi, se la ballano e se la suonano bellamente. Ogni tanto qualcuno piange. Per la sorte degli operai? Ma no, cosa avete capito. Piange perché ha ritrovato, in Tv, la sua “tata”. Tempo addietro, Massimo D’Alema, nemico di Veltroni, ma sempre amorevole nei confronti del Gran Sultano, ha tenuto una prolusione alla London School of Economics di Londra. Già questa notizia è da ridere perché cosa avrà mai avuto da raccontare alla scuola di economia londinese è un mistero. Comunque, per 40 minuti, D’Alema ha parlato, in inglese, e ha fatto ridere tutti gli intervenuti quando ad una domanda di uno studente se non fosse il caso di andarsene in pensione, Massimo ha risposto che lui ha 6 anni di meno di Gordon Brown l’ex presidente inglese. Naturalmente non è vero perché Brown è del 1951 e D’Alema del 1949. Ma in compenso ha fatto ridere tutti.
Sono almeno 20 anni che questi personaggi fanno disastri, ma continuano ad essere osannati dai militanti. Hanno ridotto il loro partito in un groviglio informe, hanno perso elezioni continuamente. Eppure se ne stanno lì, incuranti del ridicolo e ridono. Per la verità un articolo dello statuto del loro partito recita che dopo tre mandati parlamentari non possono più ripresentarsi. Questo per alcuni non vale e non vale neppure per le loro mogli. Ridono e si odiano fraternamente. Vetroni odia D’Alema il quale contraccambia. L’ex sindaco di Roma, in attesa di partire per l’Africa, raccoglie 75 firme sotto un documento anti Bersani. Nel frattempo l’ex Ppi Fioroni rompe con gli amici Marini e Castagnetti mentre Veltroni rompe con i franceschiniani di Areadem. Il cattolico Gero Grassi rilancia un nuovo incontro ad Orvieto. Poi Veltroni ci ripensa e offre il calumet della pace e rinfaccia ai dalemiani di aver creato Red “con tanto di iscrizione, Tv, convegni pubblici”. Enrico Letta prima tuona contro le “nefandezze” dell’opposizione interna, poi intravvede “segnali di apertura”. Arturo Parisi, che era uomo di Prodi, propone una mozione di sfiducia contro Berlusconi. Veltroni è cauto ma Franceschini la boccia e la definisce una “cosa poco astuta”. E mentre afferma la profonda frase fa il filo all’Udc di Casini affinché firmino assieme una mozione di sfiducia nei confronti di Berlusconi. Ma non era contro? Certo, ma questa mozione è diversa: è circoscritta solo alle funzioni di Berlusconi di ministro ad interim dello Sviluppo economico. Parisi fa del sarcasmo: “Lui dice che non sarei astuto? Lui invece è astutissimo. Di astuzie stiamo morendo”. La mancata sfiducia non fa piacere al prodiano Mario Barbi che pure è uno dei 75 firmatari del documento di Veltroni. E il senatore Lucio D’Ubaldo, ex democristiano, ha firmato sì con i 75, ma è critico con Veltroni, apprezza la relazione del segretario Bersani, ma vota no perché sul lavoro “Bersani, giustamente, sostiene che sia un tema centrale. Ma di qui non si può tornare a definire il confronto fra le parti sociali con il vecchio vocabolario della lotta di classe”. Aggiunge Beppe Fioroni, ex Ppi: “Noi cattolici siamo disponibili ad essere un ingrediente, purché non un meccanismo geneticamente modificato”. Chiaro? Il povero Bersani dice che il partito ha ritrovato la “bussola”, ma subito dopo aggiunge che lo stesso “deve ritrovare la sua credibilità agli occhi degli elettori”. Temiamo che per questo la bussola sia insufficiente.
Più lineare, diciamo così la posizione del centro-destra. Qua c’è un padrone solo, Lui. Quindi gli spazi sono esigui. I finiani, da mesi, fanno le bizze. Dopo 15 anni che appoggiano tutte le porcherie fatte da Berlusconi, ora vogliono l’autonomia. Poi si vota per le intercettazioni di Cosentino e votano per salvarlo. Discorso lineare, no? Il Gran Sultano, preoccupato di finire in tribunale, cerca di acquistare alcuni deputati. Il 3x2 funziona egregiamente e il capo negozio di questi acquisti, più o meno intelligenti, è un parlamentare che di nome fa Francesco Nucara e che fino a poco tempo fa non se lo filava nessuno mentre ora partecipa ad un sacco di trasmissioni televisive.
Di mestiere fa il segretario dei repubblicani. Poco lavoro considerato che i repubblicani non esistono più dalla morte di Mazzini, di La Malfa padre e di Spadolini. Ma il nostro Francesco, classe 1940, non demorde, si allea con Berlusconi e fra una cosa e l’altra sta in Parlamento dal 1983, in pratica lo paghiamo da quella data. Ma chi glielo fa fare a Nucara tutto ‘sto lavorio per trovare 20 deputati? La risposta è piena di pathos, all’altezza della situazione: “A Berlusconi devo tutto, grazie a lui sono diventato segretario del Pri, altrimenti oggi sarei solo il segretario di mia moglie”, dichiara tutto ridente e festoso ai giornalisti dopo un incontro con il Gran Sultano ad Arcore.
Ora questo fatto che se non fosse diventato segretario del Pri, sarebbe stato segretario della moglie, m’inquieta un po’. Insomma questo Nucara il segretario di qualcosa lo doveva fare. E così parla con il Gran Sultano e lo prega di farlo diventare qualcosa. Il Sultano, benevolo, accondiscende, ma non sa che incarico offrirgli. Poi si ricorda dei repubblicani e lo nomina segretario, tanto male non può fare. Le risate che si sono fatti in casa Nucara dopo la nomina…
Certo, non tutti ridono. Non ridono gli operai della Fiat, quelli della Fincantieri che anzi, sono stati manganellati dalla polizia democratica, non ridono quelli dell’Alitalia del “cavaliere coraggioso” Colaninno, i precari della scuola, i lavoratori di call center e della Micron, dell’Eutelia, i tantissimi dipendenti di piccole fabbriche che non arrivano neppure sui giornali, gli immigrati senza casa e lavoro, i rom. Non possono più ridere Antonio Di Matteo, Vincenzo Musso, Giuseppe Cecere morti sul lavoro a Capua ed altri tre morti il 20 settembre scorso a Latina, in provincia di Catanzaro e a Vasto. E non ridono, di certo, gli operai sardi che si sono auto reclusi nel carcere dell’Asinara dal 24 febbraio 2010. Di questi non si interessa nessuno, tanto stanno in galera.
In mezzo a tanta disperazione una notizia buona c’è. Alessandro Profumo dopo 15 anni di lavoro ha avuto una liquidazione di 40 milioni di euro. Siamo o no un Paese di mattacchioni?