Un Angiolino terribile


Assicurato alla giustizia un pericoloso malvivente
mercoledì 27 dicembre 2017 , Inviato da Adriano Todaro - 788 letture

Le pantere grigie sono le più pericolose. Sembrano, a prima vista, innocue e invece, zac, ti azzannano. Angiolino è uno di loro ed è molto pericoloso. Lo sanno bene i poliziotti di Forlì che dopo attente e approfondite indagini, lo hanno messo nelle condizioni di non nuocere alla società intera, a tutti noi.

Il nostro Paese è già squassato dalle numerose mafie che agiscono, spesso, nella più totale impunità, la cosiddetta classe politica, intesa come classe degli asini, continua imperterrita a rubare a man bassa, a raccomandare, a decidere la lunghezza delle gonne delle candidate per un posto di lavoro, le fabbriche licenziano e se ne vanno in Romania. Insomma abbiamo un sacco di problemi e ora ci si è messo anche Angiolino.

Chiaro che non possiamo permetterci un altro ’68, un altro brodo di cultura delle Brigate rosse e il brodo, Angiolino, se lo dovrebbe bere la sera, al calduccio, invece di andare in giro a contestare coloro che fanno il proprio dovere. Angiolino di cognome fa Campigli e pensava di cavarsela, ancora una volta. Per fortuna nel nostro Paese ci sono almeno cinque corpi di polizia (più polizia municipale e provinciale), si sono coordinate tra loro, hanno usato le intercettazioni ambientali e, finalmente, hanno beccato Angiolino sul fatto mentre stava per commettere l’azione delittuosa, l’hanno pizzicato con l’arma in mano. Me cojoni!

Sono sicuro che da queste righe non ci avete capito una mazza. E’ vero. Il giornalismo insegna che all’inizio di ogni pezzo è necessario, per dare un’informazione completa al lettore, rispondere a cinque domande, le famose 5W che vi traduco perché voi non sapete l’inglese. In pratica, Chi, Che cosa, Come, Quando, Perché. In pratica, Chi (e qua ci siamo, Angiolino), Che cosa ha fatto (Boh!), Come l’ha fatto (Boh!), Quando l’ha fatto (Boh!), Perché (Boh!). Se avessi scritto un pezzo così, all’esame da giornalista mi avrebbero sonoramente bocciato.

Qua però siamo in uno spazio libero, siamo a girodivite, dove tutto è possibile. Eppoi basta avere un po’ di pazienza e cercherò di rispondere a tutte le famose 5 W. Allora, cominciamo?

Chi – Angiolino Campigli, pantera grigia, pensionato, classe 1945
  Che cosa – E’ un contestatore seriale
  Quando – Il 27 novembre scorso
  Dove – A Pistoia
  Perché – Vittima di Banca Etruria

Ora abbiamo tutti i dati per cominciare a raccontare cosa mai è avvenuto, a Pistoia, alla fine di novembre, anche se il tutto si è saputo a dicembre. Quel giorno, a Pistoia arriva il Democristiano Bugiardo e Angiolino che è di Lamporecchio, un piccolo comune della provincia, assieme ad altre pantere più o meno grigie si reca nel capoluogo con il proposito di contestare Matteuccio nostro. E’ tutto premeditato. Le pantere grigie si erano riunite, la sera prima, a casa dell’Angiolino e avevano messo a punto una strategia di “geometrica potenza”. Sono pericolosi e sono armati. Infatti, l’Angiolino non si stacca mai dal suo megafono. Pensate che quando va in bagno, se lo porta dietro con grande disperazione della moglie.

Comunque il piano è ben congegnato. L’hanno messo in pratica già a Pistoia, a Rignano, a Laterina. Hanno contestato la Boschi alla festa dell’Unità lo scorso anno a Santomato. Perché questa contestazione? Perché, secondo loro, sono stati truffati da Banca Etruria, quella del Babbo della Madonna dei Boschi Fioriti mentre, come risaputo, Renzi ha fatto di tutto per salvare la Madonna, i soldi e anche il Babbo. In realtà la contestazione non riesce pienamente.

Questa la versione dell’Angiolino, che noi riportiamo, perché siamo un giornale equidistante: "Quel venerdì – racconta Angiolino Campigli – mi trovavo nei pressi della nuova questura di Pistoia. Mi si fanno incontro due uomini della Digos, mi chiedono di favorire i documenti, io glieli mostro, loro fanno una fotografia alla mia carta di identità e mi invitano ad aspettare lì. A quel punto mi fu chiesto di mostrare cosa avessi nel sacchetto che portavo con me. Feci vedere un megafono. Mi chiesero se avessi intenzione di usarlo e, quando risposi di sì, mi fu intimato di consegnarlo a loro. Per le successive due ore sono stato in compagnia degli agenti. Non mi hanno lasciato un attimo. Ho solo potuto urlare quando è passato il furgone con i vetri oscurati dove stava Matteo Renzi. E tutto è finito lì”.

Eh no, Angiolino! Così non si fa. Vuoi fare il furbetto eh? I furbetti però commettono sempre un grosso errore, quello di credersi intelligenti. Per fortuna le istituzioni vigilano e controllano e, infatti, dopo pochi giorni gli arriva il foglio di via da parte del Comune di Pistoia con l’intimazione di non frequentare più Pistoia perché “Lei è da ritenersi persona pericolosa per la sicurezza pubblica”.

Ohibò! Questo sì che è parlare chiaro. Angiolino è stato messo nella condizione di non nuocere e non potrà stare o passare o passeggiare per Pistoia e neppure salire i 200 scalini del campanile di San Zeno per ammirare tutta la città. Poco male perché fare 200 scalini a 72 anni potrebbe venirgli un coccolone.

Bene. Ora che un pericoloso brigatista, rosso naturalmente, ha avuto il foglio di via possiamo riprendere a rubare, malversare, ricattare, licenziare. Possiamo continuare a raccontare bugie agli italiani, convincerli che il vero malandrino è Angiolino di Lamporecchio e non Marcello Dell’Utri di Palermo che per altro ama i libri, soprattutto quelli antichi. Angiolino, invece, non ha libri antichi a casa. Passa le serate a tramare contro i nostri governanti e, soprattutto, gira sempre con un’arma impropria atta a ferire, far del male, forse, chissà, uccidere. Il megafono.


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