KIEV. In questi giorni, in cui l’Ucraina sta cincischiando con i soliti litigi post-elezioni, il Ministero dell’Economia ha pubblicato i dati ufficiali sulla caduta del PIL nel 2009.
Questi dati dovrebbero, a mio avviso, far riportare l’attenzione di tutti su ciò che rimane, ancora adesso, una vera e propria emergenza in Ucraina: la crisi vorticosa dell’ultimo anno.
Secondo i dati, la caduta annua del PIL è stata del 15%.
Dai dati trimestrali, si capisce che il peggioramento più acuto lo si ha avuto a inizio anno: rispetto al 2008, il primo trimestre ha visto una caduta del 20%.
Nell’ultimo trimestre, invece, la differenza con il 2008 è stata del 7%.
Molti, a vedere questi dati, potrebbero esultare e pensare che il peggio sia finito: è chiaro che anche io lo speri, ma non bisogna dimenticare che la bancarotta è stata scongiurata anche grazie ai soldi del FMI, e, in casi di grave caduta del PIL, non è così immediato il rimbalzo all’insù.
Sono testimone anche di molte attività italiane che, in Ucraina, stanno chiudendo, o che stanno riducendo di molto il loro organico.
La questione della ripresa penso sia discussa in maniera sbagliata: può darsi che nel breve periodo si verificheranno alcune condizioni grazie alle quali sarà più facile partire; ma la vera domanda è questa: le aziende hanno le forze per ripartire? oppure saranno ancora schiacciate dal peso dei debiti?
L’azienda di oggi può essere paragonata a una di quelle pietre larghe e piatte che ci divertiamo a lanciare dalla spiaggia: all’inizio rimbalzano sull’acqua, facendo anche alti e lunghi salti; ma, quando la forza che aveva impresso il lanciatore svanisce, non rimane che una lenta ed inesorabile caduta verso il fondo.
Forse l’unico modo perchè ciò non accadda è ripensare a quali altre forze di propulsione possiamo usare affinchè l’economia, non solo ucraina, vada avanti senza raschiare il fondo.